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Hoepli chiude dopo 156 anni: decisa la liquidazione

Dopo 156 anni finisce la storia della casa editrice Hoepli, fondata nel 1870 dall’editore svizzero Ulrico. Una novantina di dipendenti corrono il rischio di restare disoccupati mentre Milano e l’Italia perdono un patrimonio culturale inestimabile. L’assemblea dei soci di Hoepli SpA, su proposta del consiglio di amministrazione, “all’esito di una sofferta e approfondita riflessione sulla situazione complessiva” oggi pomeriggio dopo poco più di un’ora di riunione ha deliberato lo scioglimento volontario della società e la sua messa in liquidazione. Secondo una nota diffusa dall’azienda “l’attenta valutazione, attuale e prospettica, dei risultati di esercizio negativi correlati con l’andamento previsionale del mercato editoriale e librario e la consistente impossibilità di far cessare il gravoso conflitto endosocietario, hanno imposto la liquidazione volontaria quale unica soluzione giuridicamente appropriata per evitare la dispersione del patrimonio aziendale e assicurarne, per quanto possibile, la migliore salvaguardia”.

“Al fine di garantire imparzialità e trasparenza alla procedura, dopo le opportune verifiche sulla necessaria autonomia, terzietà e indipendenza”, prosegue la nota, “l’assemblea ha scelto con fiducia di affidare la gestione della liquidazione all’avvocata Laura Limido. Si intende così assicurare una conduzione della liquidazione imparziale ed efficiente in un quadro di pieno rispetto dei diritti dei creditori, dei dipendenti e di tutti i soggetti interessati, con l’obiettivo di preservare il valore del patrimonio aziendale e di garantire la massima tutela possibile delle parti coinvolte. La società sottolinea che “pur a fronte dell’attenzione mediatica riservata da ultimo alle vicende societarie e occupazionali di Hoepli, nonché delle indebite affermazioni di soggetti non autorizzati, il silenzio e il riserbo mantenuti sino a oggi sono stati imposti dalla necessità di non anticipare fatti rilevanti prima dell’assunzione delle necessarie determinazioni da parte degli organi competenti. La decisione odierna consente ora di dare conto in modo compiuto del percorso deliberativo seguito, in un quadro di indipendenza, equilibrio e responsabilità”.

Sono così confermati i peggiori timori dei dipendenti, dopo che erano saltati sia l’appuntamento del 3 marzo con l’azienda, rigettato, sia quello del 5 con la Regione. Stamane le Rsa di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom Uil avevano riunito in assemblea la novantina dei lavoratori che avevano indetto all’unanimità lo sciopero immediato di un’ora.

In una nota, stamane i lavoratori e le lavoratrici della Hoepli Spa riuniti in assemblea avevano ribadito “con forza il loro disappunto sulla situazione di incertezza sul futuro dell’azienda. Nonostante i ripetuti inviti a presentare un piano industriale che definisse i progetti futuri, a tutt’oggi non abbiamo nessuna prospettiva”. Secondo Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom Uil “il perdurare di una situazione di incertezza influisce inoltre su autori, fornitori e clienti. Ribadiamo la nostra contrarietà a scelte unilaterali che non tengono in considerazione il rapporto tra azienda e sindacati, questi ultimi sempre attivi nella ricerca di soluzioni per garantire il futuro dell’azienda affrontando insieme le problematiche che in questi anni si sono presentate”. Per questi motivi “con voto unanime l’assemblea dei dipendenti, in contemporanea con l’assemblea dei soci” avevano proclamato “lo sciopero dalle 15 alle 16 per ribadire la nostra contrarietà a qualsiasi ipotesi di liquidazione o di frammentazione aziendale“. Ma non basta: “Sabato 14 marzo faremo varie iniziative, a partire dal flash mob alle 11 all’ingresso della libreria, per rilanciare questa incredibile realtà culturale e il lavoro dei suoi dipendenti”.

La liquidazione volontaria della storica casa editrice milanese, annunciata dal Fatto lo scorso 10 febbraio, è stata dunque decisa. Il 25 febbraio il consiglio di amministrazione della società aveva deciso di convocare l’assemblea degli azionisti al cui ordine del giorno c’era la procedura straordinaria. Ora, come spiegato dal Fatto, la novantina di dipendenti della casa editrice e della libreria nel centro di Milano rischiano concretamente di perdere l’impiego, nonostante nell’ultimo esercizio di bilancio Hoepli Spa avesse già ottenuto il risparmio di un sesto del costo del lavoro. Ma il vero danno è il rischio di dispersione di un patrimonio culturale storico per l’Italia. A temere sono poi anche alcuni creditori, specie sul fronte dei fornitori e dei piccoli librai indipendenti che hanno rapporti di credito e fornitura con Hoepli.

Il 28 novembre scorso, all’approvazione dell’ultimo rendiconto annuale al 30 giugno 2025, l’assemblea societaria aveva visto la partecipazione di tutti i soci: la società maggioritaria e capogruppo Sef (49,2%), espressione del ramo della famiglia del fondatore che fa capo a Ulrico Carlo Hoepli suddiviso tra i tre figli Giovanni, Matteo e Barbara che con le loro azioni proprie controllano direttamente e indirettamente i due terzi del capitale della casa editrice, e poi Giovanni Nava, uno dei due figli di Bianca Hoepli, che detiene il restante terzo del capitale. Che tra i due blocchi non corresse buon sangue e lo scontro ormai fosse ormai al calor bianco, senza esclusione di colpi e con varie cause civili e penali ancora in corso, lo testimonia il verbale di quell’assemblea nel quale il delegato della società maggioritaria si rivolgeva a Giovanni Nava, presente come uditore, affermando che “sia stato proprio a causa dell’escalation di insubordinazione sua e dei suoi delegati che si è deciso di ammettere in assemblea un solo delegato” per socio “come prevede la legge, decisione supportata da pareri legali di autorevoli accademici”.

Il bilancio al 30 giugno 2025 si era chiuso con ricavi in calo dell’8,5% su base annua a 29,56 milioni, sul quale hanno pesato il calo del mercato editoriale e l’inverno demografico che comincia a colpire l’editoria scolastica, ma con un taglio netto del 10,9% dei costi di produzione a 30,74 milioni, ottenuto soprattutto riducendo del 14,6% il costo del lavoro a 4 milioni. La perdita aveva sfiorato il milione, in aumento di un terzo rispetto all’anno prima, ma il patrimonio netto resta positivo per 11,38 milioni. L’azienda è stata già sottoposta a una cura draconiana: i debiti sono stati ridotti di 4,55 milioni da 12,12 a 7,57 circa, 5,4 verso fornitori ma in forte riduzione con un calo di due milioni e mezzo, mentre i crediti sono cresciuti a 9,36 milioni. In frenata i flussi finanziari dell’attività operativa passati in negativo per 4,05 milioni, dei quali 446mila euro negativi prima delle variazioni del capitale circolante (l’anno prima il cash flow operativo era positivo per meno di 17mila euro). Nei 12 mesi al 30 giugno 2025 però l’attività editoriale era frenata: 133 novità pubblicate contro le 138 dell’esercizio precedente (-3,6%), 30 nuove edizioni contro 47 (-36,2%), 617 ristampe contro 859 (-28,2%), copie prodotte calate del 21% da 1,38 a 1,09 milioni. Ma a quanto pare ai soci di maggioranza nemmeno questo è bastato.

Restano gli interessi già espressi da alcune realtà editoriali concorrenti per la divisione di editoria scolastica di Hoepli. Nei mesi scorsi si erano fatte avanti, senza successo, Mondadori e Feltrinelli, mentre nelle scorse settimane era stata presentata un’offerta dalla casa editrice internazionale Pearson.


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