Marche

«Ho ucciso a coltellate mia moglie Ana ma l’amo ancora, volevo portarle fiori»


COLLI AL METAURO Il racconto in aula di ciò che lo avrebbe spinto ad uccidere la moglie. Ieri mattina davanti alla Corte d’assise di Pesaro il caso del femminicidio di Colli al Metauro. Ezio Di Levrano, autista di bus di 55 anni, è accusato di aver accoltellato a morte la moglie brasiliana Ana Cristina Duarte Cortesia, 38enne brasiliana, in un casolare in via Papa Celestino V in località Saltara a Colli al Metauro, il 7 settembre 2024. La coppia aveva tre figli di 6, 13 e 14 anni.

 

Le aggravanti

Il capo di imputazione formulato dalla sostituta procuratore Irene Lilliu riguarda l’accusa di omicidio volontario aggravato dal rapporto coniugale, dalla presenza dei figli minorenni, dalla crudeltà per le 8 coltellate inferte, dai futili motivi e dai maltrattamenti in famiglia. Non viene contestata la premeditazione. Ieri Di Levrano ha reso l’esame davanti alla corte. «Quella sera Ana aveva ricevuto una videochiamata». Dall’altra parte della linea c’era un ragazzo albanese, colui che Di Levrano riteneva avere un rapporto extraconiugale con la moglie. «Sapevo che si vedessero. L’avevo anche incontrato per farlo smettere. Ho provato a spegnere il telefono, mi è salita la rabbia, ho visto il coltello sul tavolo, l’ho preso e l’ho colpita». Poi ha sentito due dei tre figli che lo chiamavano. «Ero inerte, paralizzato dal gesto che avevo fatto. Speravo che i soccorsi potessero salvarla. Una cosa che non doveva succedere».

La pm ha ripercorso il rapporto tra i due fin dal 2006, quando si erano conosciuti in Brasile. Poi le due denunce della moglie per maltrattamenti, in seguito ritirate. Di Levrano ha negato tutto. «Non la picchiavo, non l’ho mai maltrattata. Amo ancora mia moglie, non è cambiato nulla, la porto dentro di me».

L’istanza respinta

Tanto da rivelare di aver presentato una istanza in carcere, rigettata. «Volevo portare dei fiori sulla tomba di Ana. Dicono che provi odio per lei, non è vero. Volevo andare sulla lapide per chiederle scusa». Poi la chiosa. «Ho detto tutta la verità». Poco prima, un’amica di Ana, sentita come teste, ha raccontato che la brasiliana le aveva confidato i maltrattamenti subiti. «Mi disse che la picchiava, voleva andare via di casa perché aveva paura di morire». Al termine dell’udienza l’avvocato dell’imputato, Salvatore Asole, ha sottolineato: «Quella sera Di Levrano ha commesso un delitto d’impeto, lo abbiamo ricostruito attraverso messaggi, testimonianze e verbali. C’è stata una provocazione crescente nei confronti del Di Levrano, la rabbia lo ha portato a commettere l’omicidio. Chiederemo le attenuanti su questo punto, che a nostro avviso sono prevalenti rispetto alle agravanti contestate». Il 13 maggio verrà sentito proprio chi è indicato come presunto frequentatore della donna, se necessario anche con accompagnamento coatto. Le avvocatesse della famiglia di Ana, Francesca Conte e Renata Bueno hanno evidenziato: «Le carte raccontano una storia diversa dalla versione dell’imputato. Presenteremo una memoria dove ci sono gli atti di quanto era accaduto già in Sardegna». Si sono costituite parte civile formulando una richiesta di risarcimento di 1 milione di euro. Come parte civile per i figli minorenni c’era il legale Cristina Perozzi.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »