«Ho trauma cranico, è stato orribile. Ora non sarà semplice dimenticare»
PORTO SAN GIORGIO «È una situazione che andava avanti almeno da un mese, non è nata ieri, quando mi hanno colpito». Non ha voglia di ricordare quanto accaduto il giorno prima, la vittima dell’aggressione di mercoledì sera da parte di quattro magrebini davanti alla stazione ferroviaria. Anche perchè lui, un cileno da molti anni residente in Italia e perfettamente integrato in città, nonostante i colpi subiti, sta lavorando.
Il referto
«Cosa vuole che le dica? Ho riportato un trauma cranico, ho il referto, con quindici giorni di prognosi. È stata una cosa orribile, può immaginare.
L’aggressore lo conosco bene, quando poi è scappato mi ha anche minacciato, e mia figlia è sotto choc per quanto è accaduto, è ovvio. Gli altri invece non li conoscevo. Oggi pomeriggio (ieri, ndr) dopo aver finito di fare le consegne per lavoro andrò in Questura e spiegherò a lungo i fatti».
Il video
Quanto è accaduto però si vede benissimo in un video che gira da ieri sui social, suscitando reazioni a loro volta violente da parte degli utenti, in cui l’uomo finisce nel turbine di colpi ciechi sferrati senza pietà anche quando era ormai esanime, a terra, semi incosciente e in un lago di sangue, vittima del branco. Nel video si sentono le urla di chi assiste, impotente, al pestaggio, e chiede che si smetta. Il branco non ascolta: ma la violenza cieca però si è tramutata in paura all’arrivo delle forze dell’ordine e i quattro si danno alla fuga. Poco dopo sarebbero intervenuti i sanitari delle Croce Azzura che, dopo aver prestato le prime cure all’uomo, lo hanno trasportato al pronto soccorso di Fermo. «Io non so cosa altro dirle, se non che adesso spero che la giustizia faccia il suo corso. Era una situazione che durava da tempo e che è finita nel peggiore dei modi» spiega l’uomo, che tenta di troncare la comunicazione ma trova ancora la forza di spiegare che «non sarà semplice dimenticare quanto è successo, se le devo dire la verità».
In pace
L’uomo non conferma di essere andato dai maranza per chiedere a uno di questi di lasciare in pace la figlia, ma spiega che «non avrebbe immaginato che una discussione del genere sarebbe finita in questo modo». Proprio la sua testimonianza ha permesso di dare un volto ai primi tre aggressori – che sono stati trovati dalla Polizia in un bar e denunciati – e molto probabilmente renderà possibile anche rintracciare il quarto. «Ora mi faccia andare a lavorare, devo finire una consegna».




