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“Ho scritto una lettera a Stasi, per me è innocente. Io ancora prigioniero di uno stigma che mi perseguita. Amanda Knox? Ci volevamo bene, chissà cosa sarebbe successo tra noi”: così Raffaele Sollecito

A quasi vent’anni dall’omicidio di Meredith Kercher a Perugia, il peso del passato continua a segnare il presente di Raffaele Sollecito. Ospite nel salotto di Silvia Toffanin a “Verissimo“, nella puntata in onda domenica 18 ottobre, l’ingegnere pugliese traccia un bilancio crudo della sua esistenza, divisa tra i postumi giudiziari di ieri e le scelte personali di oggi. “Mi sento ancora prigioniero di uno stigma che mi perseguita e che, di fatto, ha condizionato tante cose nella mia vita”, ammette, aprendo un’intervista che spazia dal suo rapporto attuale con Amanda Knox al netto giudizio sul caso di Garlasco.

Sulle recenti iniziative dell’ex fidanzata statunitense, in particolare sullo spettacolo di stand-up comedy intitolato “Cartwheel” (ruota), Sollecito esprime una chiara presa di distanza. La scelta del nome fa riferimento alla ruota ginnica eseguita dalla Knox in questura durante le fasi concitate degli interrogatori. “Quel titolo mi arriva un po’ come una provocazione“, dichiara a Toffanin. “Mi ha un po’ colpito lo stomaco sapere che lo ha intitolato così, richiamando la ‘ruota’ fatta in questura. Quella era stata una ragazzata che in quel contesto si poteva risparmiare, come io portarmi un coltellino a serramanico. Ecco, io non la porterei come una bandiera”. Una mossa che giudica irrispettosa, aggiungendo una riflessione diretta all’ex compagna: “Mi sono chiesto: prova a metterti dalla parte della famiglia di Meredith”.


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