Marche

«Ho dato l’allarme, sono svenuta due volte. Potevamo morire tutti, incubo come a Crans Montana»


ANCONA I visi di feriti e sanitari sono grevi, scuri, spaesati, come quelli di chi non capisce se sta vivendo un sogno o la realtà. «Bastava una scintilla e non saremmo stati qui a raccontarlo. Bastava una scintilla e finivamo tutti come a Crans Montana», ripete, quasi parlando a sé stessa, la signora Elena Brusca, che ha dato l’allarme. Al pronto soccorso di Torrette è un giorno festivo e, come sempre, il reparto è sotto pressione. Ad aggiungere stress i cinque adulti arrivati d’urgenza con un’intossicazione da monossido di carbonio dalla festa che si stava svolgendo nel palazzetto di Case Nuove di Osimo. Dall’altro lato della città, all’ospedale Salesi anche i 7 bambini rimasti coinvolti nell’incidente.

Il dramma

Elena barcolla, dirigendosi verso il bagno, la cannula ancora infilata nel braccio. «Doveva essere una giornata di festa, eravamo stati tutti invitati al 42esimo compleanno di mio genero. Nel palazzetto, tra adulti e bambini, saremmo stati circa 25 persone». Spiega di essersi resa conto subito che qualcosa non andava. «Appena entrata ho sentito un forte odore di gas, ma lì per lì non ci ho dato troppo peso e ho pensato a divertirmi. A un certo punto ho avvertito una sensazione strana, come se avessi bevuto troppo. Eppure non avevo toccato neanche un bicchiere», la donna ripercorre con la mente quei drammatici momenti. Mentre parla, i sanitari corrono da una parte all’altra per stabilizzare le condizioni di tutti. Per gli intossicati è stata allestita un’ala speciale all’interno della sala d’aspetto del pronto soccorso, divisa dal resto dei pazienti da degli appositi separé bianchi. Di lì non si passa, ordine della primaria, la dottoressa Susanna Contucci. La situazione è ancora troppo delicata. La figlia di Brusca esce, reggendosi al muro, sembra quasi sbandare. «Devo andare in bagno», non vuole parlare, il dolore alla testa è ancora lancinante.

«I bambini si sono addormentati e a, quel punto, io sono svenuta la prima volta. Bum, sono andata giù come un sacco di patate mentre andavo verso mia figlia! Poco dopo anche lei, che ha 34 anni, si è sentita male. Dopo essermi parzialmente ripresa, ho perso i sensi una seconda volta. A quel punto siamo scappati tutti fuori e abbiamo chiamato il 118, mentre anche gli altri invitati iniziavano ad accusare dei forti mal di testa». Tra i bambini portati al Salesi anche i nipoti della signora Brusca: «La grande ha sei anni, mentre il fratellino due anni e mezzo. Anche loro sono stabili, ma che spavento! Non sono svenuti, ma hanno accusato un piccolo mancamento. Se la sono vista brutta». Poco dopo il tran tran dei sanitari si fa più intenso. Gli infermieri corrono, portando bombole di ossigeno a bordo delle ambulanze parcheggiate fuori dal pronto soccorso. La signora Brusca sale, assieme agli altri quattro adulti, diretta verso la camera iperbarica di Ravenna. Sopra la maschera di ossigeno si scorgono i suoi occhi, lucidi e ancora spaventati. I portelloni dell’ambulanza si chiudono e i mezzi corrono via. Per questa volta è andata bene, a Torrette si torna a respirare.




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