Ho colpito non so quante volte”, la confessione di Mark Samson per il femminicidio di Ilaria Sula. I genitori: “Per noi giustizia significa ergastolo
Nessun tremore nella voce, nessun cedimento apparente. Mark Antony Samson parla con tono pacato, quasi distaccato, davanti alla III Corte d’Assise di Roma, nell’aula bunker di Rebibbia, dove è imputato per il femminicidio della fidanzata Ilaria Sula, 24 anni, uccisa un anno fa nell’apprtamento del ragazzo in via Homs, nel quartiere Africano. “Lei non sapeva che avevo le password dei suoi profili, le avevo prese senza che se ne accorgesse”, ha dichiarato il giovane, spiegando come controllasse le conversazioni della ragazza, leggendo i messaggi scambiati con altri uomini. “Se devi capire se ami qualcuno, non ti metti su un sito di incontri”, ha aggiunto, delineando un quadro di gelosia e controllo ossessivo. Quando il pubblico ministero gli ha contestato che anche lui frequentava un’altra ragazza, Samson ha tentennato, per poi scegliere di non rispondere. In aula, presenti i genitori della vittima, con gli occhi lucidi e le magliette con il volto della figlia.
L’imputato e le accuse
“Non so spiegare neanche io che cosa mi è preso, è come se mi fosse sceso un velo sugli occhi. Sentivo un misto di emozioni negative, non mi ricordo quante volte l’ho colpita sul volto, sicuramente più di due”, ha affermato ricostruendo i momenti dell’aggressione. Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, la giovane è stata uccisa con tre coltellate al collo. Il corpo venne poi nascosto in una valigia e abbandonato in fondo a un dirupo nella zona di Capranica Prenestina.
A carico di Samson i pm contestano l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla relazione affettiva con la vittima, oltre all’occultamento di cadavere. Prima di iniziare la deposizione, il giovane ha voluto fare una premessa: “Devo fare una premessa. Sono consapevole di non aver detto sempre la verità, soprattutto su mia madre. Cercavo di proteggerla”. Un riferimento diretto alla posizione della madre, già affrontata nella precedente udienza. La donna ha infatti patteggiato una pena a due anni per concorso in occultamento di cadavere aggravato. La scorsa udienza la donna ha spiegato di “aver ripulito il tanto sangue che c’era a terra”. “In questa vicenda non detto sempre la verità perché quando mia madre non era ancora indagata cercavo di tutelarla”, ha ribadito Samson davanti ai giudici, spiegando anche il contesto del deterioramento del rapporto con la vittima. Ilaria, ha raccontato, era “arrabbiata e delusa” dopo aver scoperto le sue bugie sugli esami e sui voti universitari.
I genitori della vittima
“Noi ci aspettiamo che sia fatta giustizia per nostra figlia, ci sono ancora dei dettagli che non si capiscono. L’orario ad esempio non convince, ogni volta cambia versione. Non credo stia coprendo qualcuno ma vogliamo chiarezza”. dicono i genitori della vittima, Flamir e Genzine Sula. “Mia figlia era il nostro sole – prosegue il padre – ogni mattina che mia moglie si alzava, vedeva il sole e diceva: questa è mia figlia. Ilaria aveva tanti sogni come ogni ragazza della sua età”. Il padre poi spiega che loro non erano a conoscenza di cosa stava accadendo nel loro rapporto, non sapeva nemmeno che voleva lasciarlo. “Per sappiamo che era una storia importante, era il primo amore. Noi neanche volevamo stesse con questo ragazzo, troppe differenze culturali, avevamo paura”. Nel corso dell’udienza la coppia è uscita dall’aula per qualche minuto, la mamma in particolare ha avuto un malore. “Sono giorni difficili spiega, sentire quelle cose, ricordare gli ultimi istanti della vita di mia figlia è doloroso – spiega la donna -. Non so nemmeno chi ci dia ancora la forza per andare avanti, solo Ilaria può darmi questa forza”. “Io come ho già detto non chiedo vendetta ma solo giustizia e la giustizia significa ergastolo“.
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