«Ho 40 anni, un compagno stupendo, conviviamo e lui ha un figlio. Il punto è che non ne vuole altri, e io ho tutto quello che ho sempre desiderato da un uomo, ma con un compromesso enorme: rinunciare ad essere madre». Risponde Elena Di Cioccio
Ripubblichiamo una delle puntate di Segreti di quest’anno che avete amato di più.
Bentornati a tutti coloro che seguono abitualmente questo spazio ed un caloroso benvenuto alle facce nuove che ci leggono per la prima volta (scrivete qui). L’estate è già dimenticata, mentre l’inizio dell’autunno si è già fatto ricordare per aver chiuso, per l’ultima volta, gli occhi del patriarca dello stile Giorgio Armani. Figura amata e rispettata in tutto il mondo, che non finiremo mai di ringraziare per la sua visione di stile, per la coerenza e per la sua dedizione sobria, onesta e garbata. Quel lusso che non faceva abbassare lo sguardo a chi non se lo poteva permettere. Avevo incontrato il Signor Armani qualche mese fa. Per puro caso occupava la poltrona di fronte alla mia al Teatro Arcimboldi di Milano, durante la prima del Musical Anastasia. «Buonasera, maestro» gli dissi, «Buonasera a lei». Rispose lui, con il suo sorriso opalescente voltandosi indietro verso di me. Andando oltre al luccichio del mito, penso a quante scelte difficili abbia dovuto fare il Signor Armani, quanti errori di cui non sapremo mai nulla, quante delusioni, quanti tormenti che non abbiamo visto cuciti sui suoi abiti. Eppure ci devono essere stati, nessuno è salvo dagli affanni della vita. Chissà se anche un uomo come lui, si sia mai trovato a desiderare di potersi raccontare senza volto e senza nome, in perfetto anonimato. Immagino di sì. E mi piace sapere che, per fortuna, noi questo non sapremo mai. Invece sappiamo tanto di tutti coloro che affidano a questa stanza i loro segreti più intimi, come la nostra amica che è arrivata alla fase della «messa a terra» della sua relazione sentimentale. Quella dove i bisogni devono trovare ascolto e questo potrebbe cambiare tutto.
Vi lascio scoprire la prima lettera della stagione, mentre aspetto di sapere che forma hanno i vostri segreti e i vostri commenti che potete raccontarmi qui, nella stanza rossa che non dorme mai.
Buona lettura.
Elena
Ciao. Questa rubrica è come una calamita. Devo leggerla. E in ogni storia, si riesce a trovare quelle parole o quelle verità che, poche volte, si ha il coraggio di pronunciare. Quindi per cominciare Grazie. Io in realtà voglio solo riuscire a scrivere il peso che porto dentro da troppo tempo, questo non lo farà andare via, ma forse diventerà più leggero. Ho un compagno stupendo, stiamo insieme da 3 anni, conviviamo e ha un figlio. Stupendo come lui. Il punto è che questa paternità è un ostacolo verso il mio desiderio di diventare madre. Lui non apre proprio questo discorso, solo una volta mi ha detto che non vuole altri figli. Io mi sento in una gabbia dorata, tutto quello che ho sempre desiderato da un uomo, ma con un compromesso enorme, rinunciare ad essere madre. L’ansia arriva perché ho 40 anni, già il tempo biologico è poco, ma davvero non so come affrontare la cosa. Vorrei almeno che lui sapesse con quanto amore mi sono arresa davanti qualcosa che non realizzerò mai. Anche se una parte di me ci spera sempre. Chissà perché lui non ne vuole parlare mai, neanche per sbaglio…forse perché in fondo conosce benissimo il mio pensiero.
Cara amica, grazie per i complimenti e l’attestato di stima. A te l’onore di aprire le danze e senza indugio ti dico cosa penso. Questa lettera dice chiaramente che non ti sei arresa per niente all’idea di diventare madre, anzi! Il tuo legittimo desiderio ti tira per la giacchetta come una bambina a cui viene chiesto di rinunciare al suo regalo più prezioso, mentre gli altri, il loro dono, lo hanno già scartato da tempo. E giustamente questo la agita, la riempie di dubbi. Perché lei no? Perché non può avere il suo regalo? Non è previsto? Non se lo merita? Chi ha deciso che dovrà accontentarsi di giocare un po’ con quello degli altri? Ci sono situazioni dove bisogna accontentarsi di quello che c’è, è vero, ma non è questo il caso. La vera domanda è: quanto vale per te il tuo desiderio di maternità? È un desiderio che potresti archiviare senza rimpianti, o è qualcosa che, se non realizzato, ti lascerebbe un vuoto che nemmeno l’amore più grande del mondo riuscirebbe a colmare? Perché al di là del silenzio di lui, che silenzio proprio non è, la questione sei tu: tu cosa vuoi davvero? Dove ti vedi tra cinque o dieci anni? Con un figlio tuo? O in una vita senza, ma accanto a quest’uomo? Non voglio indurti a fare pensieri negativi, ma ci sono scelte da cui non si torna indietro. E ti propongo un’altra domanda scomodissima: se vi doveste lasciare, che ne sarebbe di te? E del rapporto con suo figlio, che descrivi come «stupendo come lui»? Sei pronta a perdere entrambi? Perché potrebbe capitare. È crudele da immaginare, lo so, ma è uno scenario che fa parte del pacchetto, va preso in considerazione. Visto che siamo in ballo a fare ipotesi, prova anche a girare lo scacchiere di 180 gradi: che cosa accadrebbe se le parti fossero invertite? Se fossi tu ad avere già un figlio e il tuo compagno te ne chiedesse un altro, tu cosa faresti? Glielo negheresti? Il padre di oggi, accetterebbe l’idea di non poterlo diventare mai? Sapere come risponderesti ti aiuta a capire meglio lui, la situazione e anche a misurare le proporzioni della tua rinuncia. Tutte domande toste, ma necessarie. A 40 anni una donna non ha spazio per essere titubante, o per avere vergogna di quello che desidera per il proprio futuro. E se non trova ascolto sul legittimo desiderio di maternità, quel silenzio rischia di diventare l’elefante nel negozio di cristalli. In musica le pause sono importanti tanto quanto le note suonate, perché esprimono ritmo e significato. Allo stesso modo i silenzi nelle relazioni sono risposte, sono intenzioni, sono accordi. Penso che «arrendersi con amore» funzioni bene a letto, nelle cose piccole di tutti i giorni come la scelta delle vacanze o del colore del divano. Non credo si possa applicare con la stessa leggerezza alla decisione di rinunciare a diventare madre. Il desiderio di maternità non è un dettaglio, non è un hobby che si può archiviare con un «vabbè». È una parte enorme della tua identità. In questo caso arrendersi suona più come un compromesso, e non tutti i compromessi hanno lo stesso valore. Questo, e tu ne sei ben conscia, è un compromesso enorme, strutturale che può cambiare completamente la traiettoria di una vita intera. La tua. Il punto non è convincerlo a desiderare un figlio, o sperare che sia lui ad intavolare dialoghi sull’argomento. Non vuole altri figli, è stato chiaro. Non ci sono dubbi su questo. Il punto è: ti basterà vivere con in tasca l’attestato come «migliore compagna che non ha avuto figli per amore del suo uomo?». Ma soprattutto: a quanto di te stessa sei disposta a rinunciare per vivere tra queste bellissime sbarre dorate? La scelta vera, alla fine, è solo tua.
Con affetto.
Elena
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