Hermann Kopp – Der Golem: Tra i lugubri vicoli di Praga :: Le Recensioni di OndaRock
Hermann Kopp (classe 1954) ha sempre avuto un rapporto molto stretto con il cinema, non a caso il suo nome è legato soprattutto alle colonne sonore di alcune pellicole di culto del circuito estremo, come ad esempio “Nekromantik” e “Der Todesking” (entrambe dirette da Jörg Buttgereit).
La sua è una proposta minimale, lugubre e funerea, perfezionata negli anni grazie ad altri lavori sempre di carattere sperimentale (un paio dei quali usciti su Galakthorrö, la label degli Haus Arafna e dei November Növelet).
Oggi, utilizzando un violino, una viola e un sintetizzatore, il musicista di Stoccarda si cimenta con una nuova soundtrack stavolta per il classico “Der Golem, wie er in die Welt kam” di Paul Wegener, film muto del 1920 nonché tra i titoli più importanti dell’espressionismo tedesco (l’opera è ispirata alla leggendaria figura del folklore ebraico protagonista dell’omonimo romanzo di Gustav Meyrink).
Hermann Kopp si trova perfettamente a proprio agio tra gli angusti vicoli del ghetto di Praga, dove l’esoterismo e la magia incontrano i rumori di una profonda inquietudine di matrice post-industrial. Lo testimoniano passaggi come “In Die Shtern” oppure “Rabbi Loew”, quest’ultima non troppo distante da una certa power-electronics più cupa e opprimente.
Ma non è tutto, poiché questa celebrazione non trascura affatto l’elemento gotico (“The Old Book”) o comunque di sponda puramente horror (“Necromancy”, “The Rose Festival” oppure “Guard This Secret With Your Life”), sottolineando con maggior enfasi quella componente fantastica su cui ruotano gli ammalianti fotogrammi della pellicola.
Presentato lo scorso autunno alla ventiquattresima edizione del quotato Wrocław Industrial Festival, “Der Golem” non rappresenta soltanto un semplice accompagnamento sonoro, perché qui Hermann Kopp riesce – attraverso una serie di brani tutt’altro che abbozzati – a mostrare molte delle sfaccettature che hanno contraddistinto la sua lunga carriera, tra tetro minimalismo, nere dissonanze e pura avanguardia. Come le note conclusive di “End Theme”, inconfondibili come ogni creazione di questo talentuoso artista da sempre incastonato nei meandri più oscuri e tortuosi della musica.
19/02/2026




