Scienza e tecnologia

Hard disk introvabili: l’AI ha già prenotato tutto per il 2026

L’intelligenza artificiale non sta cambiando solo il modo in cui usiamo i servizi online, ma sta anche lasciando un segno piuttosto pesante sul mercato dell’hardware. Dopo gli aumenti di RAM e SSD, ora tocca agli hard disk meccanici, con rincari che iniziano a farsi sentire nei negozi e negli store online.

Chi cerca in questi giorni un hard disk interno o esterno di fascia comune si imbatte in prezzi decisamente più alti rispetto a pochi mesi fa. Non si tratta di una semplice oscillazione stagionale: il legame con la corsa ai data center per l’AI è diretto e già ben visibile.

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Perché l’AI fa salire il prezzo degli hard disk

La nuova ondata di data center dedicati all’intelligenza artificiale richiede una quantità enorme di spazio di archiviazione. Le grandi infrastrutture non si affidano solo agli SSD più costosi, ma continuano a usare in modo massiccio anche gli hard disk tradizionali, che offrono capacità elevate a costi per terabyte più contenuti.

Questa domanda extra sta assorbendo la capacità produttiva dei produttori di dischi rigidi a un ritmo molto sostenuto. Il risultato è piuttosto prevedibile: meno unità disponibili per il mercato di massa e prezzi che iniziano a salire in modo uniforme su molti modelli.

Come già visto con RAM e GPU, la combinazione tra entusiasmo per l’AI e forti investimenti finanziari nel settore dei data center crea una sorta di bolla che spinge verso l’alto i costi dei componenti. E l’effetto non rimane confinato ai server: si trasferisce rapidamente anche ai prodotti destinati al consumo domestico e professionale.

L’allarme di Western Digital e i numeri del rincaro

A descrivere con chiarezza la situazione è il CEO di Western Digital, Irving Tan, che durante l’ultima call con gli investitori ha fornito un dato piuttosto netto. L’azienda ha praticamente già venduto tutta la produzione di hard disk prevista per il 2026, segno che la domanda dei grandi clienti è talmente forte da saturare in anticipo l’offerta.

Questo significa che nei prossimi mesi il mercato dovrà fare i conti con stock limitati e disponibilità più ridotte per molti modelli di disco rigido. Quando la merce scarseggia e la richiesta rimane alta, la conseguenza diretta è un aumento dei prezzi, che infatti si sta già manifestando in diverse fasce di prodotto.

Tra settembre e gennaio i prezzi medi degli hard disk sono cresciuti del 46%, un incremento che non si vede spesso in così poco tempo per un componente considerato di base. Il parallelo con quanto accaduto a RAM e schede video negli ultimi anni, sempre sull’onda di nuove mode tecnologiche e forti pressioni speculative, appare piuttosto evidente.

Un problema senza soluzione rapida

Al momento non emergono segnali di una soluzione rapida per questa tensione sui prezzi degli hard disk. La domanda legata ai data center per l’AI non mostra rallentamenti e non ci sono certezze su un eventuale ritorno alla normalità dei listini nel breve periodo.

Nel frattempo, il mercato inizia a colpire i produttori considerati meno attrezzati per reggere questo contesto. La console Steam Deck diventa sempre più difficile da trovare, con disponibilità ridotte che riflettono anche le difficoltà nel reperire componenti a costi sostenibili.

La stessa Valve ha dovuto rimandare il lancio della Steam Machine, un segnale concreto di come il rincaro e la scarsità di alcuni componenti, tra cui gli hard disk, possano rallentare i piani di prodotti già annunciati. Insomma, quando la filiera si inceppa su un elemento di base come l’archiviazione, l’effetto a catena arriva velocemente fino ai dispositivi nelle nostre case.


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