Marche

«Ha un tumore al seno, deve operarsi». Ma c’era stato uno scambio di referti. Condannati l’ospedale di Torrette e il medico di un centro diagnostico

ANCONA Una serie di errori, tra cui uno scambio di referti, ha fatto credere a una donna residente ad Ancona di avere un tumore al seno. Per mesi ha temuto di morire: ma non era vero. Tutto inizia nel giugno 2018. Durante un controllo ecografico all’ospedale di Loreto: la dottoressa scopre un nodulo e la sottopone a un ago aspirato per approfondirne la natura. Manda poi il campione a Torrette per l’esame istologico. Esito: cancro alla mammella.

Il parere

Durante una successiva visita ad Ancona emerge l’incredibile: il dischetto consegnato alla paziente, con il referto, recava il nome di un’altra persona. Nonostante l’errore, le confermano il tumore consigliandole un intervento chirurgico. Lei, però, vuole un secondo parere. Si rivolge a un centro diagnostico di Pesaro per una nuova biopsia ma il materiale prelevato giunge al laboratorio rovinato, a causa di una cattiva conservazione, rendendo impossibile la lettura dei tessuti. Il medico, poi condannato, aveva chiuso male le provette. La donna decide allora di recarsi all’Istituto europeo oncologico di Milano. Arriva la verità dopo 3 mesi: gli esami escludono la presenza di lesioni neoplastiche.

Nessun tumore, niente intervento. Il giudice civile ha riconosciuto il danno causato alla paziente per uno scompenso psichico, diagnosticabile come «disturbo da stress post-traumatico acuto». Ha condannato in solido la struttura di Torrette, dove si era verificato lo scambio dei referti, e il medico di Pesaro, responsabile della conservazione dei campioni, a risarcirla. Il danno biologico temporaneo subito è stato stimato in 4.225,86 euro più interessi.

La paura

«La mia assistita non ha riportato danni permanenti – spiega l’avvocato Natalia Boemi, legale della vittima –, ma per mesi ha creduto di avere un tumore a uno stadio avanzato, quindi, ha vissuto con la paura di poter morire». Era stata chiamata in causa anche la dottoressa di Loreto, che per il giudice non ha avuto «alcuna condotta imprudente in quanto si è limitata a fare una diagnosi e consigliare ulteriori accertamenti». «La mia cliente non ha mai detto che fosse una neoplasia – chiarisce l’avvocato Federica Guarrella – ma solo che era una situazione dubbia ed erano necessari ulteriori accertamenti».




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