«Ha ucciso mio figlio? Deve pagare. A casa nostra c’è solo dolore»

FABRIANO «Stiamo molto male, in casa nostra c’è solo tanto dolore. Non vogliamo sapere nulla, ma se lo hanno arrestato sono contento». Ha la voce bassa e rotta di chi ha versato troppe lacrime Astrit Cumani, il padre di Hekuran, ucciso a 23 anni a Perugia, al culmine di una rissa con un gruppo di magrebini. Futili motivi, sembra una battutaccia sul calcio e si è innescata la furia omicida.
Secondo la Procura di Perugia a sferrare il fendente mortale che ha raggiunto Hekuran al torace, uccidendolo sul colpo, sarebbe stato il 21enne tunisino residente a Ponte San Giovanni, che è stato arrestato. «Pian piano la verità verrà fuori – continua il padre di Hekuran – se è stato lui a fare quello che ha fatto, deve pagare», conclude il genitore chiedendo giustizia per quel figlio adorato che gli è stato strappato con crudeltà.
La famiglia Cumani, conosciuta e ben voluta a Fabriano, è chiusa nel suo dolore e in quella condanna a dover sopravvivere senza uno dei tre figli. La comunità ha abbracciato questa famiglia, sostenendola con una grande partecipazione alla raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe, dove sono stati raccolti oltre 20mila euro che andranno in favore del minore dei fratelli Cumani, Denis.
Intanto, lo storico e studioso fabrianese Gian Pietro Simonetti lancia un input all’amministrazione comunale: l’intitolazione di uno spazio pubblico a Hekuran. «Era parte di quella generazione che ha vissuto la provincia in tutta la sua dolcezza e normalità – scrive Simonetti -. Hekuran aveva qualcosa che troppo spesso dimentichiamo di celebrare: la vita semplice e autentica dei ragazzi, quella che costruisce le fondamenta invisibili di una comunità e getta le basi del futuro. Intitolargli uno spazio pubblico non è soltanto un gesto simbolico, ma un risarcimento morale. E’ un modo per dire che Fabriano non dimentica i suoi figli».




