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Ha due pannelli solari e un’autonomia mostruosa: abbiamo provato Amazfit T-Rex Dual Solar




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Amazfit T-Rex Dual Solar prende la base tecnica ormai rodata della famiglia T-Rex e la porta verso un utilizzo ancora più specialistico. Non tanto perché introduce la ricarica solare, soluzione già vista su diversi sportwatch concorrenti, quanto perché affianca al pannello frontale una seconda superficie solare sul fondello, pensata per aumentare sensibilmente l’energia recuperata quando l’orologio viene lasciato esposto alla luce. Il risultato è uno smartwatch enorme, aggressivo e costruito chiaramente per chi passa molto tempo all’aperto, con materiali premium, autonomia dichiarata già elevatissima e tutte le funzioni smart e sportive viste sui T-Rex più recenti. Dopo averlo utilizzato sul campo, vediamo quindi quanto il doppio sistema solare riesca davvero a cambiare l’esperienza e a chi possa servire un dispositivo così estremo.

Unboxing Amazfit T-Rex Dual Solar

Non sappiamo se quella nelle nostre mani è la confezione definitiva del Dual Solar, considerato che, a differenza della classiche scatole Amazfit, questa non ha la rappresentazione grafica dello smartwatch in copertina. Comunque all’interno troviamo il corpo dello smartwatch, il cinturino a sgancio rapido da 26 mm, l’accessorio di ricarica da agganciare di lato (sprovvisto di cavo USB) e la documentazione di base.

Costruzione e vestibilità

Amazfit T-Rex Dual Solar non prova minimamente a nascondere la propria natura da sportwatch specialistico. Con una cassa da 51,4 mm di diametro, 16,9 mm di spessore considerando anche il sensore cardiaco e 69 grammi di peso per la sola cassa, è un orologio decisamente importante al polso. Rispetto al T-Rex 3 Pro da 48 mm si percepisce subito la differenza: qui siamo davanti a un dispositivo colossale, pensato chiaramente per chi privilegia robustezza, autonomia e utilizzo outdoor rispetto alla discrezione.

Il design resta fedele alla filosofia della serie, ma qui diventa ancora più aggressivo.

La colorazione Basalt Black, la cassa massiccia e i numerosi dettagli tecnici gli danno un aspetto molto “strumentale”, quasi da equipaggiamento più che da normale smartwatch. L’effetto nel complesso non dispiace, ma è bene sapere che passa tutt’altro che inosservato. Amazfit ha risolto anche un problema presente su altri dispositivi: stavolta la lunetta è un pezzo unico senza vernice, decisamente più resistente (e gradevole anche esteticamente).

A rendere ancora più particolare l’estetica c’è il pannello solare frontale, disposto ad anello intorno al display AMOLED. La superficie di raccolta è chiaramente visibile e contribuisce a far sembrare il pannello centrale più piccolo rispetto a quello del T-Rex 3 Pro, nonostante la cassa complessivamente più grande. Non interferisce però con la resa del display, perché si tratta di un elemento separato dalla superficie AMOLED vera e propria.

La qualità costruttiva è ai massimi livelli della gamma Amazfit. Troviamo lunetta e pulsanti in titanio grado 5, telaio in polimero rinforzato con fibra e un fondello che combina titanio grado 5 e vetroceramica, necessario anche per ospitare il secondo sistema di raccolta solare.

Il display è protetto da vetro zaffiro e, dopo il periodo di prova, l’intero smartwatch è rimasto praticamente intatto, senza graffi, scolorimenti o segni evidenti.

I quattro pulsanti fisici sono ben distanziati, facili da riconoscere al tatto e mantengono il buon feedback già visto sul T-Rex 3 Pro. Tornano particolarmente utili durante l’attività fisica, quando usare il touchscreen può risultare meno pratico, ma anche con mani bagnate o guanti.

Sul fronte del comfort, il cinturino in silicone da 26 mm fa bene il proprio lavoro e non è lui il vero responsabile dell’ingombro. Il limite principale resta proprio lo spessore della cassa, che si fa sentire soprattutto durante il sonno o quando si indossa l’orologio per molte ore consecutive. Non è impossibile tenerlo al polso giorno e notte, ma rispetto a modelli più compatti richiede inevitabilmente qualche compromesso in più.

Torna anche la torcia integrata, con luce bianca regolabile su più livelli, modalità Boost e luce rossa per preservare la visione notturna.

È una funzione che continua a rivelarsi sorprendentemente utile nell’uso quotidiano e ancora di più su un dispositivo pensato per escursioni, campeggio e attività outdoor.

La resistenza resta uno dei punti di forza della serie: T-Rex Dual Solar è certificato 10 ATM, supporta immersioni ricreative e apnea fino a 50 metri ed è progettato per funzionare anche in condizioni ambientali particolarmente severe. Durante la prova è stato utilizzato senza problemi sotto la doccia, ma è chiaramente un dispositivo pensato per andare ben oltre il semplice contatto occasionale con l’acqua.

Hardware

Dal punto di vista hardware, Amazfit T-Rex Dual Solar condivide gran parte della piattaforma con T-Rex 3 Pro, e nell’uso quotidiano le somiglianze sono evidenti. Non siamo davanti a una nuova generazione di sensori o connettività: le differenze più importanti riguardano soprattutto costruzione, dimensioni e naturalmente il sistema di ricarica solare.

Il sistema di posizionamento rimane basato su GPS dual-band con supporto a sei sistemi satellitari, e il comportamento è sostanzialmente quello già apprezzato sul T-Rex 3 Pro.

Il fix è rapido, più rapido di smartwatch classici (a confronto con un Pixel Watch 4 ci mette diversi secondi meno) e il tracciamento si mantiene preciso anche durante corsa e camminata, con prestazioni adeguate a uno smartwatch che fa dell’utilizzo outdoor uno dei suoi principali motivi d’esistere.

Anche il comparto biometrico è affidato nuovamente al BioTracker 6.0 PPG con 5 fotodiodi e 2 LED, lo stesso utilizzato sugli altri modelli Amazfit più recenti. Frequenza cardiaca, SpO₂, stress e temperatura cutanea si sono dimostrati coerenti sia rispetto alle macchine da palestra dotate di rilevazione cardiaca sia nel confronto diretto con altri smartwatch, compreso Amazfit Cheetah 2 Pro utilizzato parallelamente durante il periodo di prova.

La dotazione comprende inoltre accelerometro, giroscopio, sensore geomagnetico, altimetro barometrico, sensore di luminosità e sensore di temperatura, oltre al classico rilevamento del contatto con il polso. È quindi una piattaforma completa anche per utilizzi outdoor più impegnativi, senza differenze sostanziali rispetto al T-Rex 3 Pro sul fronte della sensoristica.

Presenti anche Wi-Fi a 2,4 GHz e Bluetooth 5.2. Il Wi-Fi torna particolarmente utile per scaricare le mappe direttamente sull’orologio: oltre alle mappe di base è possibile memorizzare quelle con curve di livello e le mappe delle stazioni sciistiche, così da avere tutto disponibile offline senza dipendere continuamente dallo smartphone.

Sul fronte multimediale è possibile controllare dal polso la musica riprodotta sullo smartphone, cambiando traccia e regolando il volume. Non mancano inoltre microfono e altoparlante per le chiamate Bluetooth, che si comportano in linea con quanto già visto sul T-Rex 3 Pro e risultano più che adeguati per conversazioni rapide.

La fluidità generale è buona, anche se non siamo davanti allo smartwatch più rapido e scattante in circolazione. Qualche passaggio dell’interfaccia potrebbe essere più immediato, ma nel complesso il sistema si comporta bene e rimane coerente con l’esperienza del T-Rex 3 Pro, senza rallentamenti tali da compromettere l’utilizzo.

La vera peculiarità hardware rimane quindi il doppio sistema solare di cui parliamo un po’ più nel dettaglio.

Il doppio pannello solare serve davvero?

La caratteristica che distingue davvero Amazfit T-Rex Dual Solar dal resto della gamma è il sistema di ricarica solare a doppia faccia. Non è il primo smartwatch a sfruttare l’energia solare, ma qui Amazfit abbina al pannello frontale, disposto intorno al display, una seconda superficie sul fondello, utilizzabile quando l’orologio viene tolto dal polso e lasciato esposto direttamente alla luce.

I due sistemi hanno però un ruolo leggermente diverso. Il pannello frontale lavora soprattutto durante l’utilizzo normale e aiuta a compensare parte dei consumi mentre ci si trova all’aperto. Non bisogna quindi immaginarlo come una ricarica vera e propria paragonabile a quella via cavo: il suo contributo è soprattutto quello di rallentare la discesa della batteria, particolarmente utile durante escursioni o giornate trascorse per molte ore sotto il sole.

Il pannello posteriore può invece essere sfruttato in modo molto più aggressivo. Basta attivare la Modalità di priorità solare, togliere l’orologio e lasciarlo con il fondello rivolto verso il sole.

In questa modalità lo smartwatch disattiva gran parte delle funzioni più energivore, spegne normalmente il display e riduce al minimo i consumi, concentrandosi sulla raccolta di energia. Rimangono consultabili soltanto alcune informazioni essenziali, come ora, percentuale di batteria, intensità della luce ed esposizione solare recente.

L’app Zepp permette inoltre di controllare nel dettaglio quanto sole sta ricevendo l’orologio, distinguendo l’apporto del quadrante da quello del fondello. Durante le prove il pannello posteriore si è dimostrato effettivamente capace di far salire, seppur di poco, la percentuale della batteria, ma serve tempo e soprattutto tanta luce. L’orologio stesso segnala quando l’esposizione non è sufficiente e suggerisce di modificarne l’angolazione per migliorare la resa.

Bisogna anche considerare un limite molto concreto: lasciandolo sotto il sole diretto, soprattutto con il fondello rivolto verso l’alto, il T-Rex Dual Solar può scaldarsi parecchio. Una volta terminata la sessione è quindi opportuno attendere qualche minuto prima di rimetterlo al polso.

Il punto fondamentale è che il solare non sostituisce la ricarica convenzionale.

Prima o poi la base magnetica serve comunque. Questi pannelli hanno molto più senso come sistema di mantenimento o come modo per recuperare energia durante soste, campeggi, escursioni lunghe o periodi in cui non si ha accesso immediato a una presa.

E proprio qui entra in gioco il vero vantaggio: l’autonomia di partenza è già enorme. Durante la prova, con il 75% di batteria residua, Zepp arrivava a stimare quasi 16 giorni di autonomia nelle condizioni di utilizzo del momento. Anche prendendo queste stime con il dovuto margine, significa che una percentuale che su altri smartwatch farebbe già pensare al caricatore qui può tranquillamente equivalere a diversi altri giorni di utilizzo. Il solare non trasforma quindi il T-Rex Dual Solar in uno smartwatch che non va mai ricaricato, ma può allungare ulteriormente una durata che è già uno dei suoi punti di forza principali.

Display

Amazfit T-Rex Dual Solar monta un AMOLED da 1,32 pollici con risoluzione 466 × 466 pixel, luminosità fino a 3.000 nit e protezione in vetro zaffiro.

A colpo d’occhio il pannello sembra piccolo rispetto alla cassa da oltre 51 mm, soprattutto perché è circondato dall’ampio anello del pannello solare frontale. L’effetto è particolare, ma nell’uso quotidiano non crea veri limiti.

La leggibilità è eccellente anche sotto il sole diretto, la luminosità automatica è ben calibrata e il touchscreen si è dimostrato molto sensibile anche con mani bagnate o guanti spessi. Persino la tastiera virtuale resta utilizzabile per rispondere rapidamente ai messaggi, nonostante lo spazio ridotto.

Durante la prova ho lasciato disattivato l’Always-On Display per privilegiare l’autonomia, anche perché il risveglio del pannello con il movimento del polso funziona bene. Il vetro zaffiro, infine, è rimasto perfettamente integro, senza graffi o segni evidenti.

Purtroppo eredita un difetto dal T-Rex 3 Pro: lo schermo piatto ha un trattamento oleofobico insufficiente, o comunque trattiene tantissimo impronte e sporco. Rispetto anche ad altri smartwatch di Amazfit, si deve pulire molto spesso lo schermo.

Software e funzionalità

Amazfit T-Rex Dual Solar utilizza Zepp OS, con un’esperienza molto simile a quella già vista sul T-Rex 3 Pro. Il sistema resta fluido, ricco di funzioni e soprattutto continua a evolversi: rispetto a quando avevamo provato il modello precedente, ad esempio, BioCharge è diventato HybridCharge, un sistema più articolato che combina i dati relativi a sonno, attività fisica, carico di allenamento e parametri biometrici per restituire un quadro più completo delle energie disponibili già dal risveglio e del recupero.

Anche la gestione delle notifiche è stata affinata. Ora vengono raggruppate nella parte alta dell’interfaccia, sotto le impostazioni rapide, e con uno swipe sulla singola notifica si accede a varie opzioni di gestione. Restano disponibili tastiera virtuale, dettatura vocale, emoji, risposte predefinite e risposte intelligenti, rendendo il T-Rex Dual Solar uno degli smartwatch non Wear OS più completi da questo punto di vista. Le notifiche mostrano anche le immagini se sono presenti.

Non cambia molto neppure sul fronte delle funzioni smart: Zepp Flow continua a permettere di gestire varie operazioni con la voce, mentre Zepp Pay resta disponibile per i circuiti supportati.

Per le banche non direttamente compatibili c’è inoltre la possibilità di utilizzare Curve come intermediario, ampliando parecchio le possibilità di pagamento dal polso.

L’app Zepp rimane centrale anche per tutto ciò che riguarda energia e ricarica solare. Oltre a mostrare la stima dell’autonomia residua, permette di consultare l’intensità della luce ricevuta, distinguendo il contributo del pannello frontale da quello posteriore, e di attivare la modalità dedicata alla priorità solare quando si vuole sfruttare il fondello per recuperare energia.

Buona la disponibilità di watchface gratuite, meglio di quanto visto sulla concorrenza ultimamente. 

Sul fronte sportivo il pacchetto resta molto completo, con oltre 180 modalità, supporto agli allenamenti HYROX, piani strutturati e integrazione con servizi come TrainingPeaks, Runna, Intervals.icu e Strava. A questo si aggiungono le metriche di allenamento e recupero già viste sugli altri Amazfit recenti, integrate ora proprio nel sistema HybridCharge.

Nel complesso, quindi, il Dual Solar non introduce una piattaforma software completamente nuova, ma si appoggia a un ecosistema che continua a migliorare.

Le vere differenze rispetto al T-Rex 3 Pro restano soprattutto hardware, mentre Zepp OS aggiunge progressivamente funzioni e affinamenti che mantengono il prodotto aggiornato anche nel tempo.

Autonomia

L’autonomia è probabilmente il vero punto di forza di Amazfit T-Rex Dual Solar. La batteria è da 660 mAh e sulla carta arriva fino a 25 giorni di utilizzo tipico, ma il dato più interessante è quello emerso nell’uso reale: l’orologio è arrivato con circa l’80% di carica e, dopo oltre una settimana di utilizzo con monitoraggio continuo dei parametri biometrici, sonno, notifiche, attività sportive e tracking GPS all’aperto, conservava ancora più di una settimana di autonomia stimata.

Anche con il 27% di batteria residua, l’app Zepp continuava a indicare circa una settimana di utilizzo. Le stime non vanno prese come valori assoluti, perché cambiano in base al comportamento recente, ma restituiscono bene la sensazione generale: con questo smartwatch è davvero difficile sviluppare l’ansia da caricatore, che evidentemente era un problema abbastanza grave da richiedere due pannelli solari.

Il contributo del solare va però interpretato correttamente. Il pannello frontale aiuta soprattutto a rallentare il consumo, mentre quello posteriore può effettivamente recuperare carica quando l’orologio viene lasciato esposto. Nei test, circa 30-60 minuti di esposizione intensa sono bastati per guadagnare all’incirca un punto percentuale, talvolta qualcosa in più. Non è quindi una ricarica rapida e non sostituisce la base magnetica, ma può diventare molto utile durante escursioni lunghe o situazioni in cui si resta lontani da una presa per parecchio tempo.

La ricarica tradizionale resta comunque necessaria e richiede meno di due ore per completarsi. Il vero vantaggio del Dual Solar non è quindi l’idea di non collegarlo mai più alla corrente, ma la combinazione tra un’autonomia già enorme e la possibilità di recuperare o preservare energia all’aperto quando serve davvero.

Prezzo e posizionamento

Amazfit T-Rex Dual Solar arriva in Italia a 649 euro, una cifra che lo colloca nettamente sopra il resto della gamma T-Rex.

Il confronto più diretto resta quello con T-Rex 3 Pro, che oggi si trova anche intorno ai 290 euro, mentre nel frattempo è arrivato anche T-Rex Ultra 2: costa 549,90 euro di listino, si trova già intorno ai 450 euro e offre una cassa da 51 mm, display AMOLED da 1,5 pollici e una batteria da 870 mAh, con autonomia dichiarata fino a 30 giorni e GPS accurato fino a 50 ore.

Il divario di prezzo è quindi importante, soprattutto considerando quanto le specifiche di base restino simili. In pratica, il motivo principale per scegliere il Dual Solar è proprio il sistema a doppio pannello solare e tutto ciò che comporta in termini di autonomia e sicurezza durante utilizzi molto prolungati lontano da una presa.

Il confronto con Garmin mostra bene quanto questo sia comunque un settore particolare. Esistono modelli con raccolta solare frontale accessibili a cifre molto più basse, ma anche sportwatch di fascia alta con display circolare tradizionale che superano tranquillamente i 1.000 euro.

Il Dual Solar si inserisce quindi in una nicchia molto specifica, dove il prezzo conta meno della capacità di restare operativo il più a lungo possibile.

Non è insomma lo smartwatch da scegliere semplicemente perché si vuole molta autonomia. Ha più senso per escursionisti, trail runner, campeggiatori, viaggiatori e professionisti che lavorano spesso all’aperto, cioè per chi può davvero sfruttare i pannelli solari e beneficiare di quella riserva energetica aggiuntiva nelle situazioni in cui collegarsi alla corrente non è scontato.

Il sample per questa recensione è stato fornito da Amazfit, che non ha avuto un’anteprima di questo contenuto e non ha fornito alcun tipo di compenso monetario. Potete leggere maggiori informazioni su come testiamo e recensiamo dispositivi su SmartWorld a questo link.

Su alcuni dei link inseriti in questa pagina SmartWorld ha un’affiliazione ed ottiene una percentuale dei ricavi, tale affiliazione non fa variare il prezzo del prodotto acquistato. Tutti i prodotti descritti potrebbero subire variazioni di prezzo e disponibilità nel corso del tempo, dunque vi consigliamo sempre di verificare questi parametri prima dell’acquisto.

Giudizio Finale

Amazfit T-Rex Dual Solar

Amazfit T-Rex Dual Solar è uno smartwatch molto specialistico, e proprio per questo ha senso valutarlo senza cercare di trasformarlo in qualcosa che non è. È enorme, vistoso e costoso, ma offre materiali eccellenti, un comparto hardware completo, un software ormai maturo e soprattutto un’autonomia fuori scala. Il doppio sistema solare non elimina la necessità della ricarica tradizionale, ma aggiunge una sicurezza concreta durante attività e permanenze prolungate all’aperto: il pannello frontale aiuta a contenere i consumi, mentre quello posteriore può realmente recuperare energia quando l’orologio viene lasciato esposto. Il problema è il prezzo di 649 euro, soprattutto considerando quanto oggi costino meno T-Rex 3 Pro e T-Rex Ultra 2. Per la maggior parte degli utenti sarebbero acquisti più razionali. Il Dual Solar diventa invece interessante per chi passa davvero molto tempo lontano da una presa e può sfruttare il suo elemento distintivo: non semplicemente una grande batteria, ma la possibilità di prolungarne ulteriormente la durata usando il sole.

Voto finale

Amazfit T-Rex Dual Solar

Pro

  • Autonomia eccezionale
  • Doppio pannello solare realmente utile
  • Materiali e costruzione premium
  • Display molto luminoso e protetto da vetro zaffiro
  • GPS e sensoristica completi
  • Zepp OS ricco e in continua evoluzione
  • Torcia integrata molto utile
  • Ottima gestione di notifiche e risposte

Contro

  • Prezzo molto elevato
  • Dimensioni e spessore importanti
  • Display piccolo rispetto alla cassa
  • Trattamento oleofobico insufficiente
  • Il solare non sostituisce la ricarica tradizionale
  • Conviene davvero solo a un pubblico molto specifico

Lorenzo Delli

Lorenzo Delli
Cresciuto a “computer & biberon”, mi sono avvicinato al mondo dell’informatica e della tecnologia alla tenera età di 5 anni. Mi occupo di news e recensioni legate ai PC (desktop e laptop) e al gaming, ma non disdegno elettrodomestici smart quali scope elettriche e friggitrici ad aria, preferibilmente con Bluetooth e Wi-Fi. Se trovate un meme sui canali social di SmartWorld è probabilmente colpa mia.


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