Gustare Sydney come meta gourmet per palati fini
A Paddington – per tutti semplicemente “Paddo” – si trova una delle più alte concentrazioni al mondo di villette vittoriane a schiera. I prezzi sono alle stelle in questo storico quartiere di Sydney, che conserva un’anima da villaggio ed è perfetto da esplorare a piedi, tra pub, café, boutique e gallerie d’arte. Al civico 161 di Underwood Street c’è il ristorante di pesce di cui oggi si parla di più in città (e non solo): il Saint Peter di Josh Niland. Qui lo chef celebra la qualità e la diversità del pescato australiano con un approccio quasi da macellaio, secondo una filosofia nose-to-tail radicale ma intelligente. In altre parole, non si butta via niente: spine, cuore, grasso e sangue – oltre naturalmente alla carne – diventano piatti eleganti e sorprendenti, dalla charcuterie di mare fino al gelato realizzato con gli occhi di pesce. Dine & stay: ai tre piani superiori si trovano le camere e le suite del Grand National Hotel by Saint Peter, arredate con toni rétro in dialogo con l’architettura del quartiere. Una soluzione ideale per immergersi nell’atmosfera di Paddo (colazione inclusa, e all’altezza).
Una scena culinaria vivace
Quella della capitale del New South Wales è una scena culinaria sempre più vivace. Non sono più solo il Sydney Harbour – con l’Opera House, i giardini e lo zoo – o l’Art Gallery of NSW (proprio in questi giorni, fino al 14 giugno, si tiene la Biennale di Sydney) ad attirare visitatori da tutto il mondo: oggi è la tavola a fare da calamita. Qui l’alta cucina convive senza attriti con modelli informali, contaminazioni asiatiche e ritorni di fiamma europei. Senza vincoli. Anche perché Sydney, forse più di altre capitali gastronomiche, non ha una tradizione da difendere, e quindi può permettersi di costruirne una nuova ogni sera, servizio dopo servizio, in una tensione continua tra disciplina e libertà. Sixpenny, a Stanmore, è l’altra destinazione di cucina australiana moderna da non perdere: un’insegna in un quartiere residenziale, discreto e quasi da insider, lontano dalle rotte più battute. Lo chef Tony Schifilliti firma piatti di grande identità, in cui giocano un ruolo fondamentale le stagioni e le fermentazioni.
In cerca di primizie al Carriageworks Farmers Market
Tra un ristorante e l’altro trovate il tempo di dedicare un sabato mattina al Carriageworks Farmers Market: curato e pulitissimo, ospita senza eccezioni solo eccellenti prodotti locali, dalle verdure ai formaggi, dai lievitati alle prelibate ostriche del New South Wales, rotonde e cremose, dal perfetto equilibrio tra sapidità e dolcezza. Attraversate la città fino a Double Bay, per andare a trovare lo chef Neil Perry – un’istituzione cittadina – da Margaret, celebre e premiatissima steakhouse da 500 coperti al giorno. Nota soprattutto per la carne – provate il loro filetto di manzo con burro al curry rosso e scalogno alla griglia –, ha delle interessanti alternative di mare come il ceviche di dentice. E poi spostatevi nel CBD (ovvero il Central Business District, il centro città): qui ci si dà appuntamento da Eleven Barrack per una colazione d’affari o una cena intima. Questo salotto borghese assomiglia alle grandi dining room di Parigi o New York e propone una cucina classica ma non banale – favolosa la crab & fish pie – e una ricchissima carta dei vini.
I cocktail bar di tendenza
È nella scena della mixology che la città si concede il suo lato più irriverente: da Maybe Sammy la drink list è ispirata ad alcune pellicole che hanno fatto la storia – e ogni signature è presentato come un biglietto del cinema. Qual è il vostro film del cuore? The Grand Budapest Hotel (un twist sul Gimlet), The Big Lebowski (un coffee cocktail) o Willy Wonka (per gli amanti del Vodka Sour)? Dietro al bancone c’è un team di fuoriclasse (tra cui l’italiano Luca Goffredo) che intrattiene il pubblico con scintillanti coreografie, complice anche una playlist adrenalinica. L’altro cocktail bar più divertente della città occupa letteralmente lo spazio di un garage (e non è così facile da trovare). Cantina OK! è una micro mezcal mecca dove l’ossessione per l’agave si consuma in pochi metri quadrati e senza fronzoli. Entrano al massimo una ventina di persone alla volta in piedi: impossibile non fare amicizia mentre si degusta un impeccabile Spicy Margarita dopo l’altro.
Al Capella Sydney, hotel ospitato nel monumentale ex Department of Education Building del 1912, il lusso ha il passo lungo della storia, ma in chiave contemporanea. Gli ambienti sono impreziositi da installazioni e opere d’arte e ognuna delle 192 camere e suite garantisce un soggiorno di grande comfort. Non rinunciate a rilassarvi nella piscina interna riscaldata all’ultimo piano. L’offerta gastronomica comprende la Brasserie 1930, dove lo chef lucchese Gabriele Taddeucci, con tecnica e sensibilità, valorizza le migliori materie prime locali. Un esempio? Il barramundi (un pesce tipico di queste acque) con cozze e foglie ostrica. La posizione del Capella è strategica per raggiungere in pochi minuti a piedi il Sydney Harbour Bridge e l’Opera House. Sotto una delle celebri vele si trova il ristorante più scenografico della città, Bennelong, circondato da una vetrata senza soluzione di continuità che permette di ammirare lo skyline del centro. Nonostante la retorica del luogo-icona, qui si mangia (e si beve) molto bene. Impossibile concludere il pasto senza ordinare la Pavlova – il piatto più fotografato – che riproduce in miniatura il profilo del capolavoro architettonico di Jørn Utzon.
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