Guerra, energia e imprese: la risposta cooperativa per affrontare l’incertezza dei mercati

Le tensioni geopolitiche internazionali e i nuovi venti di guerra che attraversano diverse aree del pianeta stanno riportando con forza al centro del dibattito economico il tema della sicurezza energetica. Le dinamiche dei conflitti e delle instabilità internazionali incidono infatti direttamente sui mercati delle materie prime e, in particolare, sul costo dell’energia, generando volatilità e incertezza che si riflettono su famiglie e imprese.
In questo scenario complesso, la capacità dei sistemi economici di dotarsi di strumenti di autonomia energetica e di strategie di lungo periodo rappresenta un fattore decisivo per la competitività dei territori. «La transizione energetica non è più soltanto una scelta ambientale – dichiara Lorenzo Mariani, segretario regionale di Confcooperative Umbria e amministratore di Power Energia – ma una vera e propria questione strategica per la stabilità economica delle imprese e per l’Umbria in genere che da sempre si professa cuore verde d’Italia».
Secondo Mariani, infatti, «gli scenari internazionali dimostrano quanto il tema energetico sia strettamente intrecciato con gli equilibri geopolitici. Le tensioni e i conflitti producono inevitabilmente effetti sui mercati dell’energia e sulle filiere produttive. In questo contesto diventa fondamentale accelerare la transizione verso le fonti rinnovabili, che rappresentano non solo una scelta sostenibile ma anche uno strumento di sicurezza economica».
Il segretario regionale di Confcooperativa Umbria e amministratore di Power Energia sottolinea come la diffusione delle rinnovabili rappresenti una delle principali leve per rafforzare la resilienza delle imprese, soprattutto in un sistema produttivo caratterizzato da piccole e medie aziende. «Per le imprese poter produrre energia e coprire in tutto o in parte il proprio fabbisogno energetico significa stabilizzare i costi, ridurre l’esposizione alle oscillazioni dei mercati internazionali e programmare con maggiore serenità le proprie strategie industriali. L’autoproduzione energetica diventa quindi un elemento decisivo di competitività».
In questa prospettiva si inserisce anche l’esperienza di Power Energia, la cooperativa energetica più grande d’Italia promossa dal sistema Confcooperative, nata proprio con l’obiettivo di tutelare le imprese associate rispetto alla volatilità dei mercati energetici e da diversi anni impegnata in prima linea sul tema delle rinnovabili e della promozione delle Comunità energetiche rinnovabili. «Il modello cooperativo di Power Energia – spiega – si fonda su un principio molto chiaro: operare esclusivamente nell’interesse dei propri soci. Noi acquistiamo energia per le imprese cooperative e per i nostri aderenti, mettendo al centro la tutela dei loro interessi e la ricerca delle migliori condizioni di mercato. È una logica profondamente diversa da quella puramente commerciale: il nostro obiettivo non è massimizzare il profitto, ma generare valore per la comunità dei soci orientando anche le loro scelte sul tema del fabbisogno energetico e dell’efficientamento».
Accanto alla gestione mutualistica degli approvvigionamenti energetici, un ruolo sempre più importante è giocato dalle politiche pubbliche di incentivo agli investimenti nelle rinnovabili. Tra queste, Mariani richiama il bando Agrisolare, recentemente pubblicato, che rappresenta una nuova opportunità per il sistema agricolo, che «rappresenta una misura importante per il mondo agricolo e cooperativo, consentendo alle aziende di investire nella produzione di energia pulita, valorizzando le superfici disponibili sugli edifici produttivi e contribuendo allo stesso tempo alla riduzione dei costi energetici e all’autonomia delle imprese».
Parallelamente, Mariani evidenzia la necessità di rafforzare il sostegno alle Comunità energetiche rinnovabili (Cer), considerate uno dei modelli più innovativi per la produzione e la condivisione locale dell’energia. In Umbria, proprio su questo fronte, si sta sviluppando un’esperienza significativa promossa dal sistema associativo. «Confcooperative, insieme a Cna e Confcommercio, ha promosso la nascita di una comunità energetica rinnovabile regionale che sta già producendo risultati concreti. Sono infatti 28 i megawatt di impianti in via di realizzazione in tutta l’Umbria, un progetto che può rappresentare una straordinaria opportunità per imprese, famiglie e anche per gli enti religiosi». Un elemento di particolare rilievo è infatti il coinvolgimento della Ceu (conferenza episcopale umbra), che testimonia la dimensione comunitaria e sociale del progetto.
«Il coinvolgimento della Conferenza episcopale regionale dimostra come il modello delle comunità energetiche possa diventare uno strumento di partecipazione diffusa e di sviluppo territoriale», dice Mariani, sottolineando che «non parliamo solo di produzione energetica, ma di un modello che può generare benefici economici e sociali per intere comunità: è fondamentale per noi che lo sviluppo del fotovoltaico avvenga privilegiando modelli legati all’autoconsumo e alla produzione diffusa, evitando logiche speculative che potrebbero compromettere l’equilibrio del territorio».
In questo quadro, Mariani riconosce anche l’attenzione dimostrata dalla Regione Umbria sul tema della transizione energetica. «Va riconosciuta la sensibilità e l’attenzione che l’assessore regionale Thomas De Luca ha dimostrato sin dall’inizio su questi temi, in particolare sullo sviluppo delle rinnovabili e delle comunità energetiche. È un ambito strategico per il futuro dei territori e per la competitività delle imprese». Proprio in questa direzione, secondo Mariani, sarebbe utile affiancare agli strumenti nazionali anche nuove misure di livello regionale. «Auspichiamo che possa essere valutata l’attivazione di un bando regionale rivolto alle aree non coperte dalle misure del Pnrr dedicate alle comunità energetiche, così da ampliare ulteriormente le opportunità di investimento e favorire una diffusione ancora più capillare di questi modelli».
Per il segretario regionale di Confcooperative e amministratore di Power Energia «aarebbe importante riaprire il bando Pnrr dedicato alle comunità energetiche mantenendo il contributo del 40 per cento, perché rappresenta uno strumento fondamentale per accelerare la diffusione di questi modelli nei territori». Ma il tema della transizione energetica non si limita al solo sviluppo del fotovoltaico, ma a promuovere con maggiore decisione anche altre fonti rinnovabili, a partire dall’eolico. «Per rendere davvero efficace la transizione energetica serve una strategia più ampia e diversificata» sostiene Mariani, dicendo che «accanto al fotovoltaico, occorre dare maggiore slancio anche all’eolico, che rappresenta una risorsa importante per il nostro territorio e può contribuire in modo significativo alla produzione di energia rinnovabile».
In un contesto internazionale segnato da forti tensioni e crescenti incertezze, il rafforzamento delle politiche energetiche e lo sviluppo di modelli cooperativi di gestione dell’energia rappresentano dunque, secondo Mariani, una strada concreta per coniugare sostenibilità, autonomia energetica e competitività delle imprese. «L’energia – conclude Mariani – è oggi uno dei principali fattori di stabilità economica. Investire nelle rinnovabili, promuovere modelli cooperativi e favorire l’autoproduzione significa costruire un sistema produttivo più forte, più resiliente e più capace di affrontare le sfide globali».
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