Guerra, dall’Umbria: «Così iniziano le grandi catastrofi», Marcia della pace si sposta a Torino

L’Umbria porterà la Marcia della pace a Torino il 17 maggio, in occasione della partecipazione della Regione come ospite al Salone internazionale del libro. La decisione è stata assunta nelle ultime settimane con l’obiettivo di intrecciare la presenza istituzionale alla manifestazione con una riflessione più ampia sui conflitti internazionali in corso.
Il tema è stato al centro dell’incontro convocato giovedì pomeriggio dall’assessore regionale alla Pace, Fabio Barcaioli, che ha riunito il Cantiere della pace per condividere con associazioni ed enti il percorso avviato e aprire un confronto sugli scenari internazionali di queste settimane. Un quadro che, secondo quanto emerso durante la riunione, è segnato da una crescente accelerazione delle tensioni e dall’allargamento delle aree di crisi.
Nel corso dell’incontro il Cantiere della pace ha aggiornato le proprie attività, avviando la costituzione dei gruppi di lavoro e proseguendo il percorso iniziato nei mesi scorsi. Una parte rilevante del confronto è stata dedicata alla situazione in Medio Oriente. «Con le associazioni abbiamo analizzato quanto sta accadendo e condannato senza esitazioni l’attacco israelo-americano in Iran e discusso le azioni da intraprendere insieme – ha sottolineato Barcaioli –. Chi conosce e rispetta il diritto e le leggi internazionali non può restare in silenzio. È una situazione di estrema gravità. Il mondo sta entrando in una dinamica di escalation militare dalle conseguenze imprevedibili ed è così che iniziano le grandi catastrofi dell’umanità. Non si può giocare con il destino di milioni di persone».
L’assessore ha quindi ribadito la posizione della Regione. «La nostra linea è netta: diciamo no alla guerra. I conflitti armati non risolvono le crisi globali. Serve il rispetto del diritto internazionale e una de-escalation immediata. Gli interventi militari unilaterali degli ultimi anni hanno solo alimentato instabilità e non intendiamo essere complici e non vogliamo che lo sia l’Italia. Il Governo Meloni deve chiarire perché non ripudia la guerra e perché offre il fianco a chi la vuole utilizzare come unico mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Lo ripeteremo anche durante la marcia a Torino, sperando che per allora lo scenario sia cambiato».
Sull’iniziativa è intervenuto anche l’assessore regionale alla Cultura e vicepresidente della Regione, Tommaso Bori, che ha spiegato come sia maturata la scelta di portare la Marcia della pace nel capoluogo piemontese durante il Salone del libro. «Con il direttore artistico di Umbria Libri, il premio Strega Nicola Lagioia, riflettevamo su come raccontare al Salone di Torino l’identità dell’Umbria. Da questo confronto è nata l’idea di portare a Torino la Marcia, ideata da Aldo Capitini nel 1961, come espressione della nostra storia civile e dei nostri valori più profondi, una proposta che l’assessore Barcaioli, che ringrazio, ha accolto subito».
Secondo Bori l’intuizione originaria di Capitini resta attuale. «Nella sua visione cultura e pensiero nonviolento procedono insieme. Quando la cultura si sottrae alla responsabilità verso la pace perde la propria funzione pubblica. Per questo, mentre nel mondo si moltiplicano le chiamate alle armi, la nostra vuole essere una chiamata alle arti».
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