guarda l’esibizione a sorpresa a Minneapolis durante l’evento in memoria delle vittime dell’Ice

Bruce Springsteen si è esibito a sorpresa a Minneapolis durante un evento di raccolta fondi in memoria di Renée Good e Alex Pretti, due cittadini uccisi da agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) nel corso delle recenti tensioni in città. L’iniziativa, promossa da Tom Morello dei Rage Against the Machine nel locale storico First Avenue nel centro di Minneapolis, aveva già alimentato voci sulla possibile partecipazione del rocker nelle ore precedenti alla serata. Morello ha voluto anche lanciare un messaggio chiaro di denuncia: “Grazie per averci dato il benvenuto alla Battaglia di Minneapolis. Se sembra fascismo, suona come fascismo, agisce come fascismo, si veste come fascismo, parla come fascismo, uccide come fascismo e mente come fascismo. Fratelli e sorelle, è fascismo”.
Sul palco, Springsteen ha suonato con una frase ben visibile sulla sua chitarra: “Arrest the President”, accompagnando il pubblico con un set applaudito e intenso. Tra i brani proposti ci sono stati alcuni dei suoi pezzi più noti, inclusa “The Ghost of Tom Joad” eseguita insieme a Morello, e una versione suggestiva in solo voce e chitarra della nuova canzone di protesta “Streets of Minneapolis”, dedicata proprio agli esiti tragici delle proteste nella città.
Bruce Springsteen ha pubblicato “Streets Of Minneapolis” come reazione a ciò che ha definito “il terrore di stato che viene esercitato sulla città di Minneapolis”. L’artista del New Jersey l’ha dedicata alla città stessa, ai nostri vicini immigrati innocenti e alla memoria di Alex Pretti e Renee Good, i due cittadini uccisi in strada da agenti federali dell’immigrazione.
Ascolta il brano qui sotto.
In un comunicato, Springsteen ha dichiarato di aver composto il brano sabato scorso, di averlo registrato il giorno seguente e di averlo reso pubblico immediatamente per rispondere “al terrore di stato che sta colpendo la città di Minneapolis”. Ha voluto dedicarlo alla popolazione di Minneapolis, “ai nostri vicini immigrati innocenti e alla memoria di Alex Pretti e Renee Good”.
Il brano, in parte acustico, richiama immediatamente alla mente “Streets Of Philadelphia” dello stesso Springsteen, la sua celebre canzone sull’Aids utilizzata nella colonna sonora del film “Philadelphia”. Anche qui l’impostazione è spoglia e dolente, ma il contesto è apertamente politico e non concede attenuanti. Springsteen non fa sconti a nessuno e scandisce senza ambiguità “ICE out now”, trasformando il ritornello in uno slogan di protesta.
Nel testo Minneapolis viene descritta come “una città in fiamme”, teatro di uno scontro tra “fuoco e ghiaccio sotto gli stivali di un occupante”, identificato come “l’esercito privato di Re Trump”, ovvero le forze del Department of Homeland Security arrivate in città “per far rispettare la legge” (“A city aflame fought fire and ice/ ‘Neath an occupier’s boots, King Trump’s private army from the DHS./ Came to Minneapolis to enforce the law”). L’immagine è quella di una città militarizzata, trattata come territorio ostile più che come comunità civile.
Springsteen cita esplicitamente e rende omaggio ai due morti uccisi dagli agenti dell’ICE, inserendo i loro nomi all’interno di una cronaca cantata che assume il tono di un atto d’accusa: “Contro il fumo e i proiettili di gomma/ Alle prime luci dell’alba/ I cittadini si battevano per la giustizia/ Le loro voci risuonavano nella notte/ E c’erano impronte insanguinate/ Dove avrebbe dovuto esserci pietà/ E due morti lasciati a morire sulle strade innevate/ Alex Pretti e Renee Good” (“Against smoke and rubber bullets/ By the dawn’s early light/ Citizens stood for justice/ Their voices ringing through the night/ And there were bloody footprints/ Where mercy should have stood/ And two dead left to die on snow-filled streets/ Alex Pretti and Renee Good”).
Nel passaggio successivo il bersaglio diventa il sistema e la sua narrazione ufficiale. Springsteen smonta la versione della legittima difesa e contrappone alle dichiarazioni dei vertici politici le prove prodotte dai cittadini: “La loro accusa era di legittima difesa, signore/ Non credete ai vostri occhi/ È il nostro sangue e le nostre ossa/ E questi fischietti e telefoni/ Contro le sporche bugie di Miller e Noem” (Their claim was self defense, sir/ Just don’t believe your eyes/ It’s our blood and bones/ And these whistles and phones/ Against Miller and Noem’s dirty lies). La tecnologia quotidiana, i telefoni e le riprese amatoriali, diventano strumenti di resistenza contro il potere e la sua versione dei fatti.
La canzone si chiude con una dichiarazione di memoria e responsabilità: “Ricorderemo i nomi di coloro che sono morti/ Per le strade di Minneapolis” (“We’ll remember the names of those who died/ On the streets of Minneapolis”).
Il Boss era tornato sull’argomento anche dal vivo. Durante la sua esibizione al Light of Day Festival nel New Jersey, aveva rivolto parole molto dure contro le operazioni dell’agenzia federale ICE: “Se credete nella democrazia, nella libertà, se pensate che la verità conti ancora, che valga la pena parlarne e lottare per essa, se credete nella forza della legge e che nessuno sia al di sopra di essa, se vi opponete a truppe federali pesantemente armate e mascherate che invadono le città americane usando tattiche da Gestapo contro i nostri concittadini, se credete che non si debba essere uccisi per aver esercitato il diritto americano di protestare, allora mandate un messaggio a questo presidente”.
Nel corso dello stesso concerto, Springsteen ha anche citato le parole del sindaco di Minneapolis, ribadendo la richiesta che ICE lasci la città, e ha dedicato “The Promised Land” alla memoria di Renee Good, uccisa all’inizio del mese da un agente federale: “So che questa è per te, e per la memoria di Renee Good, madre di tre figli e cittadina americana.”




