Gruppo Coin sempre più in crisi, anche a Genova preoccupazione: “Quadro molto critico”

Genova. Si aggrava la crisi del Gruppo Coin, e i sindacati chiedono con urgenza l’apertura di un nuovo tavolo di confronto al ministero delle Imprese e del Made in Italy.
La richiesta arriva dalle organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs al termine dell’ultimo incontro con la direzione aziendale che si è svolto il 18 febbraio. Anche Genova è direttamente interessata dalla crisi del gruppo con il punto vendita di via XX Settembre, in cui lavorano 35 dipendenti. Nel 2024 si era parlato della possibilità di chiusura nell’ambito del processo di ridimensionamento delle sedi dei grandi magazzini, ma l’ipotesi era stata alla fine scartata.
A distanza di un anno e mezzo, però, i dati illustrati dalla direzione societaria delineano un quadro “fortemente critico e mettono in discussione la tenuta del piano di risanamento varato lo scorso anno – spiegano i sindacati – Nonostante l’aumento di capitale del settembre 2025, i risultati dell’ultimo esercizio si sono chiusi con un andamento pesantemente negativo: le vendite del 2025 risultano inferiori a quelle del 2024, a fronte di un drastico calo degli ingressi nei punti vendita che i nuovi layout e concept non sono riusciti a compensare. L’azienda registra una perdita a livello di margine operativo lordo pari a 35 milioni di euro, con una gestione che continua a bruciare risorse”.
Il gruppo ha annunciato nuove chiusure legate a sfratti esecutivi che coinvolgeranno tre punti vendita storici: Roma Cola di Rienzo, con cessazione prevista il 4 aprile 2026, Milano Corso Vercelli e Verona, entrambe con chiusura programmata per il 31 luglio 2026.
“Chiediamo piena trasparenza sulla sostenibilità del piano industriale e sulle ricadute occupazionali complessive – dichiarano unitariamente Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs – Oltre alle chiusure, l’azienda ha prospettato l’attivazione di ammortizzatori sociali o strumenti di flessibilità per altre sedi, tra cui Cinecittà e San Giovanni a Roma, Mestre e Firenze. Non si può parlare di rilancio mentre si chiudono negozi storici e si scarica il peso della crisi su lavoratrici e lavoratori che hanno in media oltre vent’anni di anzianità aziendale”.




