Marche

«Gravi carenze e zero rimborsi dal Salesi»


ANCONA Hanno dovuto ricorrere a personale esterno, pagato di propria tasca, per garantire un’assistenza continua al loro figlio di 12 anni, per un mese ricoverato al Salesi per complicazioni legate alle gravi patologie cardiorespiratorie di cui soffre, oltre a un deficit neurologico importante che ne ha compromesso la mobilità, la parola e la vista. E quando i suoi genitori – residenti in Umbria – hanno chiesto di poter ricevere un contributo per le cospicue spese sostenute, la risposta è stata negativa. Alla successiva Pec del loro avvocato, invece, la Direzione sanitaria non ha neppure replicato.

Le carenze

«Durante il ricovero sono emerse carenze nei materiali e nei presidi indispensabili, la gestione di pazienti pediatrici con patologie così gravi e complesse non è adeguata», denuncia la mamma del 12enne, un’insegnante che per seguire il figlio durante il ricovero ha dovuto andare in aspettativa, mentre il marito ha subito una riduzione significativa dell’attività lavorativa. Da anni è in cura al Bignamini di Falconara, vista la complessità della sua condizione clinica che richiede un monitoraggio e un’assistenza continua da personale altamente specializzato. «Da tanti anni ci rivolgiamo al Salesi e ci siamo sempre trovati bene – spiega la mamma -, ma col tempo abbiamo notato profondi cambiamenti nella gestione dei ricoveri. In passato, nostro figlio veniva assistito in rianimazione, reparto in grado di garantire una continuità assistenziale adeguata. Poi, pur permanendo in una condizione clinica estremamente complessa, non è stato più accettato in quel reparto». Così, l’ultimo ricovero è stato allestito in Pediatria e si è protratto per un mese. «Riconosciamo l’impegno e la professionalità di molti medici e infermieri che, nonostante le difficoltà legate alla gestione di un paziente così fragile, hanno dimostrato grande umanità e disponibilità – aggiunge -. Tuttavia, sono emerse gravi carenze che hanno inciso sulla qualità dell’assistenza e sul carico emotivo ed economico che è gravato sulla nostra famiglia. Noi non siamo in grado di garantire un’assistenza continua a nostro figlio. Per un po’ abbiamo fatto da soli, ma alla fine eravamo stremati. Il Salesi ci ha fornito un elenco di nominativi e abbiamo dovuto far ricorso a personale esterno per garantire il livello di assistenza continua che invece viene assicurato all’istituto Bignamini. Il Centro di Cure Palliative a cui ci siamo rivolti eroga esclusivamente prestazioni di tipo consulenziale, senza la possibilità di una presa in carico assistenziale continuativa durante le degenze».

Il dialogo

La decisione di rivolgersi al Corriere Adriatico è nata da un articolo in cui abbiamo raccontato la storia di una mamma ascolana rimasta bloccata al Salesi più giorni del previsto perché il medico che doveva firmare le dimissioni di suo figlio non lavorava nel weekend. «Abbiamo cercato un dialogo con l’ospedale – racconta la mamma umbra – per chiedere un contributo alle spese che abbiamo sostenuto per un’assistenza che dovrebbe essere la sanità pubblica a garantire e la risposta è stata negativa. Ma al di là di questo, è fondamentale che il Salesi, considerato un’eccellenza del centro Italia, sia in grado di assicurare cure adeguate a piccoli pazienti che, come mio figlio, hanno la sfortuna di convivere con patologie gravissime».




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