Friuli Venezia Giulia

Governo bulgaro dimesso dopo proteste

17.12.2025 – 7.30 – Proteste di massa all’inizio di questo dicembre hanno deposto il governo bulgaro, accusato di corruzione e politiche di bilancio anti-sociali. Ciò accade alla vigilia dell’ingresso di Sofia nell’Eurozona, in programma il 1° gennaio 2026. Abbiamo raccolto la testimonianza di una cittadina bulgara, secondo cui le manifestazioni si sono focalizzate sulle accuse di corruzione, e non sulla contestazione della moneta unica. Ma il tema è comunque sul tavolo. Una critica o quantomeno un timore in relazione all’arrivo dell’euro sono infatti sottesi al malcontento, in quanto la classe dirigente delegittimata dai tumulti popolari è la stessa che sta traghettando il Paese verso l’abbandono della valuta nazionale, il lev. A questo proposito, il Presidente della Repubblica di Bulgaria Rumen Radev vorrebbe tenere un referendum con il quesito: “Sei d’accordo che la Bulgaria dovrebbe adottare l’euro nel 2026?”. La proposta del Presidente della Repubblica finora è stata respinta dall’attuale Parlamento. Ma gli equilibri potrebbero cambiare se si andasse a elezioni anticipate. Proprio in questi giorni sono in corso le consultazioni per la formazione di una eventuale nuova maggioranza.

La testimonianza di una manifestante

“Ho partecipato alle grandi proteste che hanno attraversato la Bulgaria”, racconta Teodora Denkova, di professione insegnante, generazione dei giovani adulti tra i 30 e i 40 anni: “Sono iniziate a causa della manovra di bilancio 2026 ma molto velocemente sono diventate qualcosa di più. Per molte persone, tra cui me, le proteste sono state un modo per esprimere frustrazione per corruzione, giochi politici e mancanza di trasparenza su come le decisioni venivano prese. Le manifestazioni si sono svolte il 26 novembre, e 10 dicembre. Ho partecipato personalmente alla seconda e alla terza, entrambe pacifiche. Ciò che mi ha impressionato di più, il numero di giovani e famiglie con bambini. L’atmosfera era calma, civica, non aggressiva. Le persone erano là perché ci tenevano, non perché volessero creare confusione”. Può dirci di più sulle motivazioni? “Molte persone erano arrabbiate per la bozza di bilancio che includeva aumenti dei contributi previdenziali e possibili incrementi delle imposte”, prosegue Teodora Denkova: “Ciò avrebbe influito sulla vita quotidiana e sulle piccole imprese. Un altro grande problema era che il bilancio era stato presentato senza un vero dibattito pubblico, il che aveva fatto sentire molti di noi ignorati. Le proteste erano chiaramente rivolte anche contro alcuni partiti politici. Molte persone, me compresa, erano fermamente convinte di non volere Gerb e Novo Nachalo al governo”. E ancora:Gerb è al potere da molti anni e per molti cittadini è sinonimo di corruzione, vecchie strutture di potere e riforme fallite, soprattutto sul sistema giudiziario. Novo Nachalo è guidato da Delyan Peevski, ampiamente considerato dai manifestanti come un oligarca con una forte influenza dietro le quinte. Durante le proteste, è stato spesso raffigurato come un maiale su manifesti e caricature, diventando un simbolo della rabbia pubblica e delle accuse di corruzione e di politica mafiosa. Queste immagini erano ovunque e mostravano quanto profondamente la gente rifiutasse lui e ciò che rappresenta. Nel complesso, per me le proteste non riguardavano solo il denaro o il bilancio. Riguardavano il desiderio di un cambiamento reale, onestà in politica e un futuro in cui i cittadini siano realmente ascoltati”. Le proteste si sono verificate alla vigilia dell’ingresso della Bulgaria nell’Eurozona: avete protestato anche contro questo? “Le manifestazioni del 26 novembre, e 10 dicembre non riguardavano l’euro. Certo, c’è un sentimento diffuso di paura tra i bulgari, memori dell‘aumento dei prezzi e della perdita di potere d’acquisto visti ad esempio in Croazia. Ci sono state proteste contro l’euro in precedenza, più piccole. Ma le manifestazioni del 26 novembre, e 10 dicembre erano principalmente e in generale contro i partiti politici in carica. Loro non perseguono l’interesse nazionale, anzi”, chiosa la cittadina.

Dalla caduta del governo all’ingresso nell’Eurozona

Parallelamente lo scontento si è tradotto anche in una mozione parlamentare di sfiducia, come ricostruito dall’agenzia di stampa nazionale bulgara Bta. Dopo l’ennesima manifestazione, il 10 dicembre il presidente della Repubblica di Bulgaria Rumen Radev si è pronunciato su Facebook a favore della mozione: “Il popolo ha sfiduciato il governo bulgaro. Un numero senza precedenti di bulgari di tutte le età e affiliazioni politiche si è riunito nelle piazze di Sofia, Plovdiv, Varna, Burgas, in tutta la Bulgaria e in Europa”. E, rivolgendosi ai parlamentari, il presidente Radev ha aggiunto: “Sceglierete tra la dignità del libero voto e la vergogna della dipendenza”. Ma l’11 dicembre il primo ministro Rosen Zhelyazkov, in una conferenza stampa d’urgenza, ha annunciato le dimissioni, anticipando così sui tempi il voto di sfiducia: il primo ministro dimissionario ha rivendicato l’operato del governo bulgaro e motivato la scelta di lasciare con il rispetto della volontà popolare. L’indomani, 12 dicembre, il Parlamento ha quindi approvato le dimissioni con 227 favorevoli, nessun contrario e nessun astenuto. Il 15 dicembre il presidente Radev ha avviato consultazioni con tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento sulla possibilità di costituire una nuova maggioranza di governo. È nell’ambito delle consultazioni con il partito nazionalista Vazrazhdane / Revival (eurogruppo Europa delle Nazioni Sovrane), contrario all’ingresso della Bulgaria nell’Eurozona, che il capo dello Stato ieri ha ribadito la sua posizione. Alla domanda se il Presidente della Repubblica sostenga il mantenimento del lev bulgaro oppure l’adozione della moneta unica, Radev ha detto di aver già espresso in passato la sua opinione, cioè che i bulgari dovrebbero essere consultati, e di aver proposto in qualità di Presidente di tenere un referendum a riguardo. Radev ha inoltre affermato che “i referendum tenuti dagli Stati membri Ue sull’adesione all’Eurozona sono rari e, nella maggior parte dei precedenti casi, sono serviti ad aderire all’unione monetaria”. La proposta di referendum era stata presentata da Radev il 12 maggio 2025: “L’introduzione della moneta unica europea può e deve avvenire con un forte consenso nazionale e con la convinzione interiore del popolo, non con disprezzo per la sua volontà. Ogni cittadino bulgaro ha il diritto di esprimere un’opinione riguardo ai propri denaro e benessere. Il referedum permetterebbe di ascoltare tutte le argomentazioni”, aveva detto allora il Capo dello Stato. Ma finora la proposta di Radev è stata respinta, più di una volta dalla maggioranza del Parlamento. Secondo la Costituzione bulgara spiegata dall’agenzia di stampa Bta, il Capo dello Stato nell’attuale situazione deve tentare di formare almeno tre governi, prima di aprire allo scenario del voto anticipato, il cui esito sarebbe pertinenza dell’ambito dei futuri possibili. Rebus sic stantibus, il 1° gennaio 2026 la Bulgaria diventerà il ventunesimo membro dell’Eurozona, dopo l’apposito ok pervenuto l’8 luglio 2025 dal Consiglio dell’Unione europea, con tasso di conversione fissato a 1,95583 lev (BGN) per 1 euro (EUR). Ciò a seguito di un processo che ha visto la Bulgaria divenire Stato membro dell’Unione europea nel 2007.

[l.g.]




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