Società

Gli studenti usano l’intelligenza artificiale come l’autotune senza rendersi conto che la macchina fa tutto”, l’allarme dell’esperto: “Così si dissolve tutto

Víctor Bermúdez, docente di filosofia che per cinque anni ha coordinato la stesura dei programmi ministeriali, in Spagna, in una lunga intervista a El Pais, ha lanciato un allarme che risuona ben oltre i confini della Spagna: la scuola ha perso quasi totalmente il controllo del processo educativo e in larga misura continua a fornire una sorta di simulazione.

Il docente sostiene che il corpo insegnante si trova in un momento di grande confusione educativa perché i canali per ottenere informazioni sono diventati incontrollati e appartengono alla sfera privata delle aziende che producono strumenti di intelligenza artificiale.

La scuola non riesce ad aggiornare il linguaggio educativo per competere con questi mezzi e sta rinunciando al suo obiettivo fondamentale: generare una cultura generale comune a tutti i cittadini che serva non solo a trovare un lavoro, ma a creare legami comunitari e una formazione morale.

Bermúdez, poi, ha raccontato di vedere i suoi colleghi lavorare come pazzi per coinvolgere gli studenti, ma di non sapere come competere con gli altri canali di informazione, come raggiungere gli alunni e nemmeno cosa impartire. Tale perdita di orientamento impedisce di recuperare quel bagaglio di cultura generale e di riferimenti culturali comuni che i ragazzi non riescono più a condividere con i docenti.

Gli studenti pensano peggio perché non padroneggiano il linguaggio verbale

Il professore ha confermato senza mezzi termini che esistono difficoltà nel comprendere i testi scritti e nell’esprimere contenuti complessi in modo articolato. Gli studenti faticano a esprimersi nella lingua in cui le generazioni precedenti sono state educate, e questo problema nasce dall’ambiente in cui crescono fuori dalla scuola, fatto di schermi, cellulari, social network e intelligenza artificiale.

Bermúdez, poi, ha tenuto a precisare che i ragazzi non sono affatto stupidi, anzi possiedono un’intelligenza notevole e un potenziale enorme che viene però sprecato perché non stanno imparando tutte le lingue che dovrebbero padroneggiare.

L’intelligenza artificiale rappresenta ormai un fenomeno culturale e sociale che interpella profondamente l’educazione e richiede alla scuola di assumere un ruolo strategico per orientare e umanizzare l’innovazione tecnologica.

L’intelligenza artificiale funziona come l’autotune e dissolve la cultura condivisa

La preoccupazione più grande del docente riguarda il modo in cui gli studenti utilizzano l’intelligenza artificiale senza rendersi conto di cosa stia realmente accadendo. Molti ragazzi la impiegano ormai senza malizia, convinti che si tratti di uno strumento per esprimersi meglio, un po’ come l’autotune che fa sembrare che si canti intonato anche quando non è così.

Gli studenti arrivano a credere che il risultato finale sia frutto della loro collaborazione con la macchina, quando in realtà la macchina fa praticamente tutto il lavoro. Il professore riconosce che la scuola dovrebbe sfruttare gli strumenti offerti dall’intelligenza artificiale per educare, modificando anche il concetto stesso di valutazione, ma sostiene che questo non rappresenta l’elemento fondamentale della confusione.

Il vero problema sta nella rapida disintegrazione di quella cultura generale che rendeva possibile a chiunque parlare di riferimenti comuni, sapere dove si trova geograficamente un paese o collocarsi storicamente. Quel magma simbolico di idee che garantiva la convivenza si sta dissolvendo, e molti bambini non sanno più posizionarsi nel tempo e nello spazio.

La cittadinanza digitale richiede competenze nuove come la consapevolezza algoritmica, la responsabilità culturale, l’empatia aumentata e la capacità di connettere tecnologia con partecipazione e visione etica. L’educazione non può limitarsi a trasmettere competenze tecniche o ad adattarsi passivamente ai cambiamenti, ma deve assumere un ruolo trasformativo per garantire che l’innovazione tecnologica resti al servizio del bene comune.


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