Sicilia

Gli studenti si prendono le piazze, Meloni: «Violenze da condannare»

È stata l’attesa giornata del «No Meloni Day», proclamata dagli studenti per protestare contro le scuole che cadono a pezzi, opporsi ai fondi per l’industria bellica, gridare la propria ostilità al decreto sul tetto agli immigrati a scuola ed esprimere solidarietà ai colleghi francesi. Cortei di giovanissimi, oltre 400mila secondo gli organizzatori, sono scesi nelle piazze delle maggiori città italiane, da Torino a Padova, da Bologna a Roma, Napoli e Cagliari. Non sono mancati i momenti tensione con le forze dell’ordine, soprattutto a Torino ed a Roma, dove i sindacati di polizia parlano di una decina di agenti feriti. E la premier Giorgia Meloni attacca i leader dell’opposizione «che non riescono a dire una parola di condanna sulle proteste». Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sottolinea come la giornata difficile sia stata gestita dalle forze di polizia «con fermezza unita a professionalità ed equilibrio, anche davanti ad aggressioni e violenze immotivate».
Nella Capitale i ragazzi sono partiti dall’Esquilino e lasciandosi alle spalle il Colosseo, hanno raggiunto il ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere, dopo aver bruciato, lungo il tragitto, bandiere di Israele e dell’America. Arrivati al ministero hanno lanciato petardi e lacrimogeni contro l’edificio, presidiato dagli uomini in divisa, provocando la reazione del ministro Giuseppe Valditara: «questa non è l’espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico», ha detto.

A Torino la manifestazione ha visto in prima linea anche alcuni docenti che si sono schierati in testa al corteo, tenendosi a braccetto dietro lo striscione «Assemblea Torino» e che nei momenti di tensione si sono frapposti, formando un cordone, tra i loro studenti e la polizia. Arrivati nella centralissima piazza Castello, infatti, alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto dei ragazzi, si sono coperti il volto e hanno lanciato sassi e torce verso le forze dell’ordine, che hanno risposto con cariche di alleggerimento. Tre minorenni sono stati quindi arrestati in flagranza per resistenza aggravata a pubblico ufficiale mentre oltre 50 manifestanti sono stati identificati. I tre arrestati sono stati anche denunciati per porto di oggetti atti a offendere: due avevano spray urticanti e uno delle pietre.

A Milano, al grido di «il maresciallo Tito ce l’ha insegnato, uccidere il fascista non è reato», un gruppo di giovanissimi ha messo due sagome del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro dell’Istruzione Valditara a testa in giù vicino ai bidoni della spazzatura lanciandogli contro delle uova. Sagome di Meloni e Valditara sono comparse anche nel corteo di Genova, dove davanti alla sede di Confindustria è stato bruciato un carro armato di cartone. A Bologna il corteo ha sfilato per i viali, bloccando in alcuni punti la circolazione e poi è arrivato in stazione dove è stato fermato dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Gli studenti hanno acceso fumogeni e lanciato bottiglie e c’è stato un momento di contatto quando sono stati respinti dagli agenti con gli scudi.

Gli episodi di violenza sono stati stigmatizzati dal governo. «Sono sempre contenta – spiega la premier Meloni – quando c’è la mobilitazione. Cosa diversa è la violenza, sono le bombe carta, è aggredire le forze dell’ordine. Su questo dobbiamo essere chiari e d’accordo, lo dico perché sto guardando i commenti dei leader dell’opposizione sulle proteste, che non riescono a dire una parola di condanna sulle proteste. Chiedo a tutte le forze politiche italiane di fare un appello a che ci siano manifestazioni senza violenza». Replica la segretaria dem Elly Schlein: «non è colpa degli studenti che protestano se non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi. Il governo si occupi di dare risposte concrete, questo dovrebbe fare. Meloni pensi agli italiani anziché prendersela con loro». Sulla stessa linea Angelo Bonelli (Avs): «presidente Meloni, noi condanniamo sempre e senza ambiguità ogni forma di violenza. Ma lei dovrebbe chiedere scusa agli studenti e agli insegnanti».

Domani nuova mobilitazione che converge con quella della Cgil. «Con ‘Generazione Fuoriclasse’ vogliamo costruire una mobilitazione permanente, capace di andare oltre la singola giornata di sciopero e dare continuità alle rivendicazioni che arrivano dalle scuole. Dopo Francia e Spagna tocca a noi», scandisce Angela Verdecchia, coordinatrice della Rete degli studenti, che con i collettivi Osa e Cambiare rotta, l’Unione degli studenti e altre sigle sono stati tra i protagonisti della giornata.


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