Gli Oscar hanno riscattato i film horror: da Frankenstein a Weapons, passando per I Peccatori, il brivido diventa cool
Il senso del brivido è tornato di moda. O meglio: la passione per pathos e tensione scenica, dagli occhi dei fan, non è mai andata via. La differenza è che, oggi, i film horror trovano la ribalta (con relativa maggiore considerazione) in maniera più immediata. È sufficiente guardare gli ultimi Oscar per capirlo. La manifestazione ha visto otto premi per 3 film di genere e non era mai capitato, all’interno di una singola edizione, un record di questo tipo.
Le opere in questione sono I Peccatori, Frankenstein e Weapons. Horror sì, ma non spaventa – né stupisce – il fatto che siano riusciti a conquistare una certa considerazione. In primis perchè, con il tempo, i giudizi dell’Academy sono cambiati e in secundis perché (da Hitchcock in poi) le specifiche di determinati film attingono da universi differenti che finiscono per incontrarsi.
Gli Oscar a tinte horror: il brivido conquista Los Angeles
Infatti occorre subito sottolineare che l’Academy, ovvero chi valuta e assegna le Statuette, non considera gli horror puri: lavori valutati importanti e influenti all’interno del genere quali La Casa di John Carpenter, Non Aprite Quella Porta, Halloween o Scream all’epoca della loro uscita non ebbero il tributo che avrebbero meritato proprio perché – secondo l’Academy – sono eccessivamente rigidi e non strizzano l’occhio a tematiche che potrebbero confluire e in taluni casi rendere più appetibile una pellicola.
Il senso di bello o brutto, non solo per gli horror, resta soggettivo. La valutazione agli Oscar, però, è arrivata tenendo conto di aspetti tecnici e produttivi. Infatti, a ben vedere, I Peccatori ha vinto l’Oscar per la miglior fotografia, il miglior attore protagonista, la miglior colonna sonora e la miglior sceneggiatura originale. Weapons, invece, si è distinto in una categoria particolarmente complessa come quella relativa alla miglior attrice non protagonista. Frankenstein si è aggiudicato il riconoscimento per miglior trucco e acconciatura, miglior scenografia e migliori costumi.
Emozionare e distinguersi
Incetta di riconoscimenti che porta il genere horror su un altro livello. Non conta solo ed esclusivamente fare paura: occorre emozionare e soprattutto distinguersi. Le emozioni, nello specifico, non sono una peculiarità – né tantomeno un obiettivo – da circoscrivere esclusivamente a film drammatici o romantici.

Si può emozionare anche andando a scavare nell’oscurità delle singole vicende. Le tre opere attinenti al brivido che si sono distinte dalle parti di Los Angeles hanno tutte aspetti di natura intellettuale che spiccano all’interno di una costruzione tensiva. Vale a dire che autori e registi giocano con la paura dello spettatore, ma mettono più carne al fuoco: I Peccatori, nello specifico, è un’opera con una forte allegoria politica basata sulla mitologia dei mostri e le relative trasformazioni.
Weapons e l’elevated horror
Frankenstein, invece, strizza l’occhio ai film d’autore partendo da una vicenda ben nota. L’opera, inoltre, presenta una visione molto particolare e tutta una parte tecnica estremamente curata. Il riferimento, in questo caso, è Dracula di Bram Stroker che negli anni Novanta vinse tre premi tecnici su quattro. Un’attestazione di continuità, non come argomenti ma come accorgimenti di lavorazione e approccio a uno stile apparentemente intramontabile, impossibile da sottovalutare.

Weapons si avvicina a quello che gli esperti hanno definito elevated horror nella versione più moderna del genere dove la paura (e anche gli espedienti retorici che portano al pathos) deriva dalle influenze psicologiche che suscita ciascuna scena. Autore e regista si divertono a prendere la psiche umana come terreno principale da stravolgere per lasciare spazio a colpi di scena e conclusioni inaspettate.
Il body horror con The Ugly Stepsisters
Viatico che include un altro film piuttosto intrigante sia per pubblico che per giuria tecnica di valutazione. Si tratta dell’opera The Ugly Stepsisters: lungometraggio norvegese che ha ricevuto una candidatura nella categoria miglior trucco e acconciatura. Quello che ha convinto l’Academy è proprio la versione riveduta e corretta di Cenerentola dal punto di vista di una delle sorellastre e messa in scena come un body horror, cioè puntando sulle deformazioni e mutilazioni del corpo.
La novità principale è che si fanno più film horror ma le opere in questione non guardano a quella che resta una “vecchia scuola” intramontabile. Le versioni aggiornate di quelli che sono e restano i capisaldi del brivido vengono ‘scomposte’ e messe a nudo, per certi versi, in altri contesti arrivando a toccare diverse corde dell’animo umano.
Il Silenzio degli Innocenti docet
Questa sorta di trasposizione, meno splatters e più costruttiva, piace alle commissioni di valutazione che l’Academy porta avanti. Dunque i fasti degli anni ’90, arrivati con Il Silenzio degli Innocenti, che nel 1992 vinse i cinque premi più importanti: miglior film, miglior sceneggiatura non originale, miglior attore protagonista, miglior attrice protagonista e miglior regia, continuano oggi in un filo rosso apparentemente mai spezzato. Rinforzato, apparentemente, da nuove influenze e altrettante suggestioni.
Le stesse che in passato hanno animato lavori come Lo Squalo, Il Sesto Senso, L’esorcista e The Substance, attualmente tornano con maggior considerazione e anche più lustro. Questo perché tecnicamente bisogna essere impeccabili affinché una storia di paura possa stimolare anche l’intelletto. Negli anni ’90 si guardava soltanto ed esclusivamente alla resa tecnica.
Gli effetti speciali sono importanti, ma l’Academy ha capito che non sono tutto. Un espediente da usare, sicuramente, ma poi bisogna dare sostanza al proprio lavoro. I Peccatori, Frankenstein e Weapons lo hanno fatto. Rosemary’s Baby non era da meno, ma evidentemente oggi – con il senno di poi e le necessità che sono inevitabilmente cambiati – paura deve far rima con qualità e strategia.
A Classic Horror Story e la nuova grammatica della paura
Non solo, per intenderci, sangue e morti ma anche ripercussioni mentali e conseguenze emotive che si abbattono su tutto questo caos organizzato. Persino ricorrendo, per i più scaltri, ad allegorie politiche. Il vento sta cambiando, non solo sul red carpet e a fare spavento oggi sono anche le strategie del potere che ben si sposano con le ritorsioni di una società internazionale sempre meno incline al compromesso. Ecco perchè, poi, restando in tema, film come I Peccatori fanno la differenza. La grammatica della violenza e il senso del brivido restano, ma c’è molto altro dietro.
Una morale ricercata e mai inseguita forzatamente che incolla allo schermo gli spettatori. Gli Oscar 2026 hanno dimostrato che gli horror sono da rivalutare e aggiornare, monito per l’Italia che quest’anno a Los Angeles ha fatto la parte – in molti casi – della grande assente. Il futuro, però, promette bene. Lavori come A Classic Horror Story, The Nest e Le Città della Pianura possono essere un punto di ripartenza su cui basarsi. Aspettando la “benedizione” dall’America che qualche domanda in più, sull’avvenire del brivido in sala e le sue prospettive, ha già cominciato a porsela.




