Economia

Gli italiani combattono la “newxiety” con credibilità e autorevolezza


Una crisi tira l’altra, si sa, generando discontinuità e incertezza a tutti i livelli. In particolare, la condizione strutturale e prolungata d’instabilità economica, geopolitica, climatica e sociale che stiamo vivendo su scala globale – la cosiddetta ‘permacrisis’ – sta alimentando quella che gli esperti definiscono ‘newxiety’, una forma d’ansia collettiva legata in primis al consumo continuo di notizie, che finisce con il rallentare i processi decisionali di acquisto e di vendita accrescendo il timore di sbagliare. Sia da parte delle persone sia da parte delle aziende. Ad analizzare il fenomeno, uno studio realizzato da Censuswide per conto dell’agenzia di relazioni pubbliche Business Press che ha coinvolto 2mila italiani dai 18 anni d’età in su. Secondo la ricerca, per informarsi gli italiani non si affidano a una sola fonte bensì costruiscono un percorso di validazione individuale dell’informazione stessa comprendente recensioni (menzionate dal 52% del campione), pareri di esperti (39%) e consigli di amici e familiari (35%). Radio e televisione (61%) mantengono il ruolo di bussola informativa del Paese mentre media digitali tradizionali (37%) e stampa (26%) fungono da strumenti di verifica.

Pur rientrando nel mix, invece, i social non ‘brillano’ per autorevolezza. L’affidabilità di una informazione è legata, a sua volta, a: verificabilità di dati e fonti (56%), reputazione della testata o del creator (45%), esperienza dell’autore (40%) oltre a autenticità (35%), stile comunicativo (25%) e popolarità (9%).

Il percorso informativo ‘tipo’ prevede l’impiego di un motore di ricerca (64%), la consultazione di giornali e riviste (40%), il consulto di persone di fiducia (40%). Sempre più rilevante, inoltre, il ruolo dell’Artificial Intelligence (21%) che, di fatto, sta generando un nuovo livello d’intermediazione tra consumatore e brand basato sul cosiddetto ‘zero click’ che restituisce all’utente tutte le informazioni richieste in una sola schermata. Il cosiddetto ‘allineamento valoriale’ del brand ovvero la sua capacità di rispecchiare realmente i propri valori diventa, a sua volta, un ‘must-have’ per 9 intervistati su 10. Per quasi 8 italiani su 10 (79%) è altresì rilevante che i messaggi di un brand sappiano creare un legame emotivo con le persone. La decisione – rara – di cambiare fornitore/brand ha tendenzialmente motivazioni funzionali e esperienziali: la scoperta di una soluzione più in linea con le proprie esigenze (54%) o un’esperienza negativa precedente (47%). Nel 2025 un italiano su tre ha cambiato prodotto o servizio 2-3 volte ma una quota significativa è restata ferma o incerta. “In un contesto d’incertezza diffusa, la crescita passerà dalla capacità di costruire tra brand e consumatori un rapporto di fiducia che accompagni tutte le decisioni – commenta Diego Biasi, fondatore e presidente di Business Press – La crescita in questo contesto fragile non nasce dalle rotture bensì dalle sicurezze che abilitano la scelta”.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »