gli invia chat e foto ma lui lo denuncia
PESARO – Le avances assillanti a un ragazzino di 15 anni con messaggi insistenti via chat e anche delle foto proibite sul cellulare. Finisce davanti al giudice un 63enne pesarese con l’accusa di adescamento di minore e detenzione di immagini pedopornografiche. Tutto si sarebbe consumato lo scorso inverno quando l’uomo aveva avvicinato il ragazzino alla fermata dell’autobus in stazione.
La ricostruzione
Poi era riuscito ad ottenere il suo numero di telefono e via Whatsapp aveva iniziato a mandargli dei messaggi scritti e vocali con complimenti e avances. Il tono era esplicito tanto da chiamarlo “amore” e dirgli che gli voleva bene. Ma oltre alle frasi tenere ci sarebbe stato di più. L’uomo avrebbe invitato il minorenne ad incontrarsi per stare insieme, prospettandogli dei giri in auto. Il ragazzino però non è caduto nella trappola e ne ha parlato coi genitori che hanno denunciato quanto stava accadendo. E’ partita l’indagine e gli inquirenti hanno estratto le chat con cui sono andati dritti dal 63enne a cui è stato scandagliato il telefono cellulare.
Una analisi approfondita da cui è emerso che l’uomo aveva nella galleria delle foto dal contenuto pedopornografico. Così il 63enne è finito davanti al giudice con l’accusa di adescamento di minore e detenzione di materiale pedopornografico. Ieri l’avvocato Luca Gregori ha avanzato per il suo assistito la richiesta di una messa alla prova, in subordine a un rito abbreviato, ovvero lo svolgimento di lavori socialmente utili, oltre alla proposta di risarcimento alla famiglia del ragazzino che si è costituita parte civile tramite l’avvocata Alice Terenzi.
L’ammissione
L’ammissione ai lavori di pubblica utilità è concessa per reati con pena detentiva non superiore a quattro anni, dunque il giudice ha disposto la valutazione del programma da svolgere in qualche ente benefico o cooperative che propongono interventi per il decoro urbano o la cura del verde. L’udienza è stata aggiornata per la verifica.




