Giustizia, Nordio a Perugia: «Il Sì al referendum rende il giudice davvero terzo»

di Elle Biscarini
La campagna referendaria sulla giustizia entra nel vivo. Nel pomeriggio di oggi, martedì 18 febbraio, al Teatro Pavone, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha presentato le ragioni del Sì nel corso del convegno promosso dal Comitato nazionale per il Sì alla riforma.
La riforma costituzionale propone, tra i punti centrali, la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti e una nuova composizione del Consiglio superiore della magistratura, con membri scelti a sorte. Tema che ha sollevato accese critiche e accuse di attentare all’indipendenza della magistratura. Il ministro ha invitato tutti ad abbassare i toni e a riportare il confronto sul piano del merito. «Diamo ormai per conclusa la fase polemica – dice – ed entriamo in una fase di dialogo costruttivo, essenzialmente contenutistico». Il ministro riconosce l’esistenza di critiche alla riforma, ma ribadisce che «ci sono ragioni migliori per sostenerla» e auspica che il dibattito resti «civile, pacato e razionale».
VIDEO: NORDIO A PERUGIA PER IL SI AL REFERENDUM
Sul tema dei tempi della giustizia, Nordio chiarisce che la riforma costituzionale non agirà da sola, ma si inserisce in un pacchetto più ampio di interventi. «I tempi dei processi cambieranno sicuramente – afferma – grazie all’assunzione di 2mila magistrati in più, alla stabilizzazione dell’Ufficio del processo e dei giudici onorari». La riforma, aggiunge, punta anche a rendere più efficiente il Csm: oggi, spiega, la copertura dei posti apicali negli uffici giudiziari può richiedere «mesi, fino a un anno o un anno e mezzo», rallentando il funzionamento degli uffici.
IL MINISTRO NORDIO A PERUGIA – LE FOTO
Ma cosa cambierà effettivamente per i cittadini? «Il cittadino – ha spiegato il ministro – vedrebbe che il giudice non fa parte della stessa famiglia del suo accusatore». Un nodo che, secondo Nordio, incide direttamente sulla percezione di imparzialità: «Non credo che il cittadino si senta sereno sapendo che il giudice è valutato dall’accusante, cioè il pubblico ministero».
Riguardo le tensioni istituzionali delle ultime settimane, il ministro respinge l’idea di fratture. «Condivido al 101 per cento le parole del presidente della Repubblica», dice riferendosi a Sergio Mattarella, e ribadisce la necessità di mantenere il confronto sul piano dei contenuti, al netto di attacchi personali che in passato hanno acceso lo scontro.
Nordio contesta anche la lettura del referendum come un voto di apprezzamento sul governo. «È un modo improprio di affrontare il problema – afferma – perché questa riforma è il naturale epilogo di un percorso avviato quarant’anni fa», richiamando il codice accusatorio voluto da Giuliano Vassalli, partigiano, giurista e politico italiano, presidente della Corte costituzionale dal 1999 al 2000. «In un processo accusatorio, in tutto il mondo, le carriere sono separate. All’epoca mancò la riforma costituzionale, oggi abbiamo la stabilità per farla» ha spiegato ancora il ministro.
Nordio, infine, lancia un messaggio agli indecisi. «Punteremo a spiegare bene – ha concluso – perché è un tema tecnicamente complesso. Non è un voto al governo, ma su una riforma costituzionale». In caso di vittoria del Sì, il ministro annuncia l’apertura di un confronto sulle norme di attuazione con magistratura, accademia e avvocatura, definite «quasi importanti quanto la riforma stessa».
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