“Giustizia divisa tra privilegiati ed esclusi, il diritto penale è dell’insicurezza”

Un quadro di “recrudescenza” di reati, dalla droga alla violenza di genere, fino ai furti in abitazione e alle risse di strada. È quanto segnalato da Sergio Sottani, procuratore generale presso la Corte d’appello di Perugia, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Una relazione in cui trova spazio anche una critica netta alla risposta dello Stato, fatta di “pacchetti sicurezza” ciclici, “impulsivi” e “non sempre rispettosi dei canoni minimi di coerenza e razionalità giuridica”.
Il paradosso: più garanzie per i forti, insicurezza per i deboli
Il cuore della riflessione di Sottani è un paradosso: mentre il processo penale si appesantisce di “garanzie sempre più sofisticate” – come l’interrogatorio preventivo in sede cautelare, fruibile solo da “soggetti forti e meglio difesi” – la società si nutre di “narrazioni securitarie” che alimentano la paura. Il risultato, afferma, è un “diritto penale dell’insicurezza”, che tutela i “privilegiati” e punisce senza flessibilità gli “esclusi”. Un sistema dove la “percezione di insicurezza” rischia di essere manipolata dalla propaganda, al punto che lo scorso maggio il Procuratore distrettuale di Perugia è dovuto intervenire pubblicamente per “raffreddare” un dibattito surriscaldato sullo stato della sicurezza nel capoluogo.
Violenza di genere e minorile: servono interventi strutturali, non solo leggi simboliche
Pur riconoscendo come “positivo” il segnale della nuova legge sul femminicidio (dicembre 2025), Sottani ne ha evidenziato i limiti e il “ritardo culturale” di un sistema penale che usa ancora il termine “uomo” per la vittima di omicidio. Sottolinea poi che, nonostante l’impegno delle Procure, in Umbria si sono registrati tre femminicidi nell’ultimo anno. “Per raggiungere l’effettiva parità di genere – avverte – l’aumento delle pene non supplisce alla necessità di interventi strutturali”: asili nido, politiche per l’occupazione femminile, educazione sessuale nelle scuole.
Allarme anche sulla criminalità minorile, con episodi di violenza “ormai modalità comune di comunicazione giovanile”, dal bullismo online alle aggressioni, fino all’omicidio di un ventitreenne in un parcheggio universitario a ottobre scorso. Serve, secondo Sottani, promuovere percorsi educativi e di supporto psicologico.
L’allarme mafie e l’eccellenza tecnologica
Alta rimane l’attenzione sul rischio infiltrazioni mafiose, soprattutto in relazione ai fondi per la ricostruzione post-sisma 2016, per cui si propone una collaborazione con il Commissario straordinario. In positivo, Sottani segnala l’eccellenza del distretto umbro nell’innovazione tecnologica, al punto che la Procura generale di Perugia è l’unico ufficio requirente di secondo grado coinvolto dal Csm in un progetto di ricognizione sull’intelligenza artificiale applicata alla giustizia. “La tecnologia è la spina dorsale della giurisdizione”, afferma.
La difesa dell’autonomia della magistratura contro la “gogna degli odiatori seriali”
Una parte significativa del discorso è una difesa appassionata dell’autonomia e indipendenza della magistratura, minacciata, secondo Sottani, da una “crescente pressione burocratico-efficientista” e dalla “gogna degli odiatori seriali”. La critica spesso “si ammanta di demagogia”, attaccando non le argomentazioni delle sentenze, ma il semplice fatto che “il verdetto non piace”. Ricorda poi l’episodio storico del giudice Dante Troisi, condannato disciplinarmente nel 1957 per il suo libro critico, in un’epoca pre-Csm, come monito contro i giudizi precostituiti. L’autonomia, sottolinea, “non è un privilegio di categoria, ma un caposaldo di democrazia”, un bene che si difende con “solide architetture costituzionali”, non con “proclamazioni di principio”.
L’appello alla responsabilità
Sottani chiude chiedendo che venga dichiarato aperto il nuovo anno giudiziario, dopo aver dipinto un ritratto di una giustizia sotto assedio: schiacciata tra l’emergenza criminale reale, le risposte legislative spesso inefficaci e populiste, e la necessità di preservare i suoi valori fondamentali di imparzialità e indipendenza. Un monito a guardare alla complessità dei problemi, rifiutando le soluzioni semplici e le “mani libere” dalla controlli.
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