Giustizia civile, Basilicata lenta – Il Quotidiano del Sud
Giustizia civile lenta al Sud, Basilicata ultima: servono 483 giorni per un procedimento, ben 933 sul fronte del lavoro privato
Chi corre, chi rallenta, chi addirittura si incaglia. Col problema, non di poco conto, che a frammentare l’Italia sui tempi delle performance sono le procedure della giustizia civile, il cui iter, di fatto, viaggia a velocità diverse a seconda del territorio in cui viene esercitata. È la fotografia consegnata da Confartigianato che, in un rapporto a tema, evidenzia ritmi e criticità del sistema di giustizia del nostro Paese che, attraverso i suoi tempi, incide in modo determinate sull’andamento del welfare nazionale. Sì, perché come ricordato dal presidente Marco Granelli, «i tempi lunghi della giustizia civile rappresentano un freno allo sviluppo.
Soprattutto per le piccole imprese sostenere contenziosi prolungati e l’incertezza sulla durata delle decisioni giudiziarie può significare rinunciare a investimenti, occupazione e crescita». In sostanza, l’estensione dei tempi d’attesa non genera solo problematiche di natura tecnica ma anche – e soprattutto – economica. Un quadro che, se in alcune aree del Paese sfiora soltanto i margini di crisi, in altre assume le connotazioni di un difetto o di una vera e propria emergenza, generando squilibri territoriali notevoli. La Basilicata si inserisce nella terza categoria, vista la media di 483 giorni imposta dai procedimenti di giustizia civile. Uno score negativo secondo, in Italia, soltanto alla Sardegna e ai suoi 535 giorni.
PRESTAZIONI PEGGIORI AL SUD E NELLE ISOLE
Come spesso accade, anche nell’analisi dei ritmi della giustizia salta all’occhio la spaccatura trasversale del Paese tra Nord e Sud. Le prestazioni peggiori, infatti, si registrano tutte nel Mezzogiorno e sulle Isole: al terzo posto della graduatoria inversa, dietro Sardegna e Basilicata, si attesta infatti la Campania con 459 giorni, seguita da Puglia (441), Sicilia con (440 )e Calabria 416). Numeri che, tradotti in percentuali, parlano di una giustizia civile che, al Centro-Nord, viaggia più celermente rispetto al Meridione, con tempi ridotti del 15,4% (308 giorni in media contro 443, +21,7%) rispetto al trend nazionale, pari a 364 giorni.
Una forbice resa ancora più evidente dalle Regioni che occupano le prime posizioni in termini di velocità, a cominciare dal terzetto di testa composto da Valle d’Aosta, prima con 239 giorni, Piemonte (248) ed Emilia-Romagna (268), tutte dalla Pianura Padana in su. Un aspetto che, come evidenziato da Confartigianato, non riduce i suoi effetti esclusivamente all’ambito giuridico. In ballo, infatti, c’è l’incidenza dei tempi della giustizia sull’andamento socio-economico dei territori interessati che, nei casi peggiori, rischiano di veder rallentare anche potenziali fattori di competitività. E questo non solo per problemi di mera attesa ma per una possibile incidenza sulla decisione effettiva di proseguire o meno con investimenti o espansionismo aziendale a causa del protrarsi di un contenzioso. Il quale, in pratica, finisce per generare costi.
IN BASILICATA 933 GIORNI PER UNA CAUSA DO LAVORO
Sul fronte della giustizia civile in materia di lavoro privato, ad esempio, il disposition time nazionale si attesta mediamente a 401 giorni. Se in Valle d’Aosta i tempi sono speculari a quelli richiesti dai procedimenti in senso generale (238), in Basilicata si sale a 933 giorni, performance peggiore a livello nazionale, staccata in modo sostanziale da Sardegna (662), Molise (607), Sicilia (569) e Calabria (564). Una spaccatura territoriale confermata quindi anche nel comparto della giustizia civile riguardante cause per lavoro dipendente da privato, lavoro parasubordinato e licenziamento individuale o collettivo, con una media di 321 giorni del Centro-Nord contro i 513 richiesti dai procedimenti del Mezzogiorno.
Decisamente più frammentario, il quadro delle prestazioni provinciali: se a Vasto bastano, in media, appena 109 giorni per un procedimento di giustizia civile in materia di lavoro privato, a Sulmona ne occorrono addirittura 1.420. Sopra i mille anche Lagonegro, quinta tra le città più “lente” con 1.029 giorni. Difformità che emergono anche in senso generico, con i tribunali di Gorizia che viaggiano su 132 giorni per un procedimento e quelli di Vibo Valentia a richiederne mediamente 928, due volte e mezzo la media nazionale (a seguire Venezia con 773 giorni, Vallo della Lucania con 726, Lanusei con 694, Trieste con 637, Cagliari con 624 e Lamezia Terme con 601 giorni). Una mappatura che ben dimostra la frammentazione territoriale e l’andamento poco regolato del sistema di giustizia civile nel nostro Paese.
SERVE UN SISTEMA RAPIDO ED EFFICIENTE
Il problema di una giustizia a passo lento, o comunque non equiparato, secondo Confartigianato, non può essere quindi ridotto al solo ambito giuridico. Anzi, adottare soluzioni efficaci per accorciare il lavoro dei tribunali significherebbe innanzitutto garantire continuità «agli sforzi di rilancio previsti dal PNRR, soprattutto nei territori e nei settori produttivi più fragili». Una prospettiva che, prima di tutto, richiede una migliore organizzazione della componente umana, «rafforzando organici, organizzazione e incentivi negli uffici giudiziari e intervenendo sulle cause strutturali dell’arretrato». Serve, in sostanza, «un sistema giudiziario rapido ed efficiente». In gioco non c’è solo la competitività produttiva del Paese ma la tutela dei territori più fragili. Dove un passo indietro dovuto a un procedimento farraginoso significa, nella maggior parte dei casi, un tassello ulteriore nello squilibrio territoriale.
Source link




