Gip collegiale, il ministero apre su nuova agenda
Sul Gip collegiale l’allarme dell’Anm trova in poche ore immediato riscontro nell’apertura del ministero della Giustizia alla determinazione di un cronoprogramma che eviti la paralisi degli uffici giudiziari. A partire dal prossimo 25 agosto, secondo la tabella di marcia scandita dalla legge Nordio, la competenza a decidere sull’applicazione di una misura cautelare personale è affidata a un collegio e non più a un solo Gip, una maniera per innalzare il livello di garanzie e che tuttavia si scontra con una realtà caratterizzata da gravi criticità.
La posizione dell’Anm
I dati del Csm attestano infatti diffuse e ampie scoperture di organico, soprattutto negli uffici medio piccoli dove è impossibile l’istituzione di una sezione specializzata. Tanto da fare uscire ieri allo scoperto l’Anm che, in un comunicato, chiede la sospensione della misura. Infatti, la collegialità «paralizzerà i tribunali medi e piccoli, provocherà in quelli grandi un aumento dei tempi del processo, senza alcun reale beneficio. 39 uffici gip/gup hanno un organico inferiore a tre magistrati e 28 ne hanno tre. In tutti questi uffici, la metà del totale, sarà necessario applicare altri giudici, con scopertura degli altri settori». Per questo, conclude l’Associazione nazionale magistrati, «è necessario sospendere subito l’entrata in vigore della norma fino al necessario adeguamento delle piante organiche. Il numero di magistrati italiani è poco più della metà della media europea e questo è inaccettabile se si vuole garantire un servizio efficace per la tutela dei diritti di tutti».
E nel pomeriggio arriva l’apertura del ministero della Giustizia. Dove, abbandonando i toni della campagna referendaria, si sottolinea il «fattivo ritrovato spirito di collaborazione» nel quale «si procederà a istruire un cronoprogramma di realizzazione, che preveda altresì un reale confronto con il Consiglio superiore della magistratura e con l’avvocatura, come già auspicato anche in caso di vittoria del sì al referendum».
La posizione dei penalisti
Quanto all’avvocatura, le Camere penali frenano decisamente sulle ipotesi di sospensione o rinvio. Per il presidente dei penalisti «quella di cui si chiede il rinvio da parte della Anm è una norma che, in quanto finalizzata ad assicurare maggiore approfondimento e ponderazione nella valutazione relativa all’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere, non può che essere considerata fondamentale anche in considerazione dell’uso abnorme della custodia cautelare nel nostro Paese e l’elevatissimo numero di ingiuste detenzioni registrato».
«Sugli organici – osserva Petrelli – dobbiamo sottolineare come la legge se ne sia fatta carico e che oltre all’elevato numero di magistrati assunti con l’ultimo concorso, esiste comunque un esercito di magistrati fuori ruolo che potrebbe essere richiamato in servizio al fine di consentire l’immediata applicazione di una norma di garanzia rispetto ai diritti fondamentali di libertà del cittadino e di presunzione di innocenza dell’indagato».
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