Friuli Venezia Giulia

Giovanni Lindo Ferretti e il suo ultimo libro

22.02.2026 – 15.30 – Generazioni si sono passate il testimone del punk italiano assumendo che Amandoti parlasse di un amore non corrisposto. Trentacinque anni dopo quell’ultimo singolo pubblicato dai Cccp prima di sciogliersi, adesso Giovanni Lindo Ferretti svela che, al contrario, la canzone parla tra le righe della difficoltà umana a corrispondere l’amore che viene da Dio. «Amarti m’affatica, mi svuota dentro, qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto». Un salmo contemporaneo, uno dei primi alzati al cielo da Giovanni Lindo Ferretti, la cui genesi è ricordata nel volume Ora et labora, difendi conserva prega (Compagnia editoriale Aliberti, 2026, 157 pagine, 14 euro) da questa settimana in libreria. Ora et labora: prega e lavora, la regola del monachesimo benedettino. Sottotitolo: Difendi conserva prega, e cioè alcuni versi dell’ultimo Pier Paolo Pasolini poeta, evidentemente sovrapponibili per ritmo al ritornello di una delle canzoni-manifesto dei Cccp: «Produci consuma crepa». Le presunte contraddizioni di Giovanni Lindo Ferretti rappresentano spesso un cliché per riempire pagine culturali sui giornali italiani senza scrivere niente di scomodo. Ma il suo percorso, esistenziale prima che artistico, appare in verità coerente, lungo un’unica linea che attraversa il deserto del nichilismo per trascenderlo in direzione delle vette. «Cerco le qualità che non rendono in questa razza umana che adora gli orologi e non conosce il tempo, cerco le qualità che non valgono in questa età di mezzo». Dal ribellismo giovanile, perlopiù estetico e diretto contro un obiettivo polemico indistinto, alla ribellione spirituale contro il nulla che avanza.

«Sbattiti fatti crepa, riempiti di borchie, rompiti le palle, cotonati i capelli, rasati i capelli, crepa crepa crepa». È breve il passo ad Amandoti, una delle tre canzoni «nate cantate» – non composte, non scritte, ma ispirate all’improvviso, unitamente alle loro melodie – alla fine di quegli stessi anni Ottanta «punkettoni» nonché della parabola musicale dei Cccp. Una canzone che potesse piacere a nonna Maddalena, che gli aveva insegnato a recitare il Rosario, eredità di secoli; una canzone un po’ triste, accompagnabile con la fisarmonica, «parole di quell’amore che muove il sole e le altre stelle». Giovanni Lindo Ferretti cita così anche Dante Alighieri e si pone nella tradizione di un’idea alta di amore, come fonte universale inesauribile, di cui il sentimento umano verso una creatura amata si fa immagine e tramite. «Amarti mi consola le notti bianche, qualcosa che riempie vecchie storie fumanti». La dedica a Dio è sottintesa; il riferimento a Dostoevskij pure – con un effetto forse più punk oggi, che ai tempi dei Cccp trentasei anni fa. Le altre due canzoni «nate cantate», nello stesso periodo, sono Madre e Annarella. «Madre di Dio e dei suoi figli madre dei padri e delle madri (…) o madre mia, l’anima mia si volge a te. Da quanto tempo non pronunciavo la parola anima?», racconta l’autore: «Era una preghiera, contro ogni aspettativa e non potevo farci niente solo cantare. Continuavo a cantare, inebriato. Aperta casa sono andato a colpo sicuro, nel cassetto del comodino di mia nonna c’erano i suoi libri di preghiera, ho cercato tra le litanie mariane la sequenza melodica. Questo è quanto».

Descritto dall’autore come l’ultimo atto dovuto verso la propria immagine pubblica, Ora et labora è infatti soprattutto un libro di preghiere. Le preghiere che attualmente prega scandendo il ritmo della sua vecchiaia ritirata nella campagna dell’Appennino. Le preghiere apprese durante l’infanzia, quindi trascritte in occasione di Ora et labora appunto da altri libri di preghiere, quelli della nonna, nel latino in uso nelle chiese paesane alla fine dell’Ottocento. «Noi siamo i Barbari, nostri progenitori i Liguri rinsanguati Longobardi. Convertiti, peccatori renitenti e penitenti. In un mondo di sangue, crudele, carnale, solo l’Incarnazione poteva commuoverci (…). Passione Morte Resurrezione segnano la conversione. Non ci saremmo accontentati di meno, non ci mancavano Dei, potenze, misteri, poteri, templi silvestri e preti. Non siamo Ebrei dell’Alleanza. Non Gentili, il pensiero filosofico greco-romano ci ha solo sfiorato (…). Un mondo materiale e spirituale scalzato dalla strada asfaltata e dalla televisione, un pezzo, tra tanti, della Cristianità d’Occidente. Ci sono nato, ci sono cresciuto, ho imparato a pregare, ho smesso, ho ricominciato». Il racconto in prima persona di Giovanni Lindo Ferretti continua a intervallare i testi delle preghiere. Con toni semplici, umili, colloquiali ripercorre a un tempo la propria biografia artistica e quella interiore, fino agli anni più recenti, con sullo sfondo la pandemia e la guerra, meramente nominate, in quanto appartenenti a una modernità rigettata dall’autore da ben prima che simili fenomeni potessero manifestarsi. Racconta anche la riunione con Massimo Zamboni, Annarella Giudici e Danilo Fatur in occasione del tour Ultima Chiamata nel 2025. Per chi se lo fosse perso, adesso c’è un’altra occasione. Giovanni Lindo Ferretti sta portando nei principali teatri italiani lo spettacolo, cantato e recitato, Percuotendo. In cadenza. L’appuntamento in Friuli Venezia Giulia è domenica 29 marzo 2026 al Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

[l.g.]




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