Giorno della memoria, storie campi detenzione aretini
Sale d’attesa, passaggi, vestiboli, corridoi. I campi di prigionia dell’Aretino erano solo questo. Un luogo di transito dove chi vi arrivava o rimaneva il tempo necessario per affossare nella disperazione più nera e morire di stenti oppure viveva in un limbo con la consapevolezza che quello che lo avrebbe atteso di lì a poco era ben più terrificante.
Renicci, Laterina, Oliveto, Poppi. In ogni sua vallata aveva il suo campo di prigionia dove venivano condotti prigionieri di guerra, ebrei e rastrellati in attesa del trasferimento in campi di sterminio situati oltre confine. Luoghi le cui storie sono state raccontate da studiosi e storici il cui lavoro, come quello svolto dall’amico Enzo Gradassi, ha permesso che la memoria di chi li abitò non sia andata persa o, peggio ancora, spazzata via da muri di omertà e vergogna.
Dove vissero e morirono migliaia di uomini e donne
PG 82 – Laterina

Entrato in funzione nel 1941 il campo è rimasto in attività sino al 1963. Quasi venti anni. In questo periodo la sua destinazione d’uso è stata rimodulata a seconda delle necessità del momento e del contesto storico. Dal 1941 al 1943 l’area, costruita su 15 ettari di terreno e idonea a ospitare fino a 10mila presenze, è stata abitata da prigionieri di guerra.

Formato da 12 baracche in muratura, accolse soprattutto inglesi catturati nell’Africa settentrionale, oltre ad africani, indiani e spagnoli. Al suo interno vi erano impiegati 800 militari. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 il campo venne abbandonato dai militari italiani di sorveglianza e i prigionieri evasero dirigendosi verso l’Italia meridionale o l’Adriatico nel tentativo di ricongiungersi agli alleati, oppure furono avviati alle formazioni partigiane. Dopo la liberazione di Laterina, 18 luglio 1944, il campo passò sotto il controllo dell’ottava armata britannica e venne usato per l’internamento di tedeschi e fascisti. Dal 1948 al 1963 qui vennero accolti i profughi provenienti dall’Istria e Venezia Giulia.

Attualmente la maggior parte dei capannoni che componevano la struttura sono stati smantellati o destinati ad altro uso. Alcuni edifici sono ancora visibili e sono situati nella parte bassa della cittadina dove oggi si trova la zona industriale.
Mario e Primo, esuli istriani, che vissero nel campo di Laterina
PG 97 – Renicci di Anghiari

I primi arrivi all’interno del campo di Renicci, allestito in una querceta nel territorio comunale di Anghiari nei pressi di Motina, sono datati 10 ottobre 1942. L’area ha ospitato per lo più civili provenienti dalla Slovenia rastrellati e deportati da Lubiana. 17,5 ettari adibiti a campo di prigionia all’interno dei quali la costruzione degli edifici terminò nel 1943. Così come testimoniato dai racconti dell’epoca, successivamente nell’area vennero allestite delle tende utilizzate come ricoveri per i prigionieri.

Come riporta lo storico Giorgio Sacchetti in un suo articolo pubblicato nel 2016 su toscananovecento.it, Renicci era uno dei peggiori campi di detenzioni fascisti presenti nel territorio italiano e, sicuramente, quello piu somigliante a un lager nazista. Qui si trovavano uomini dai 12 ai 70 anni di età; “è diviso in tre settori ciascuno composto di 12 baracche e separati da inavvicinabili reti metalliche. Le persone sono stipate in 15 per ogni tenda e 250 per ogni baracca, ristrette in pagliericci infestati dai pidocchi. Le latrine sono all’aperto. Mancano vestiti e coperte. Tutt’intorno vi sono tre ordini di filo spinato di altezza varia intervallati e con altane di 4 metri per la sorveglianza armata e fari per l’illuminazione notturna”.
Le scarse condizioni di igiene e di salubrità dell’ambiente sono state causa, qui più che in altri campi dell’Aretino, di un significante numero di morti. Circa 150 coloro che persero la vita durante la permanenza a Renicci a causa di malattie, malnutrizione e stenti. Molti vennero sepolti nel cimitero di Micciano allora sotto la supervisione di don Giuliano Giglioni che si occupò anche di stilare un elenco dei deceduti. Questo permise ai parenti di recuperare le salme e riportarle in patria una volta terminata la guerra. Dopo la caduta del fascismo, vi furono trasferiti, dalle isole confinarie, gli anarchici che il governo Badoglio aveva promesso di restituire, come tutti i confinati, alla libertà.
Dopo diversi anni di oblio, nel 2009 all’interno dell’area del campo di concentramento di Renicci è stato realizzato un parco della memoria che ospita ogni anno le celebrazioni legate alla Giornata della Memoria
PG 38 – Villa Ascensione Poppi

Costruita nel 1500 come convento per i frati cappuccini, la struttura nel periodo della seconda guerra mondiale divenne campo di detenzione. Qui erano concentrati ufficiali prigionieri di guerra (americani, australiani, canadesi, indiani, inglesi, inglesi dei domini, neozelandesi, sudafricani). Aperto nel gennaio del 1942 aveva una capacità di accoglienza di 94 posti e vi venivano radunati i prigionieri di guerra di grado superiore: in particolare, secondo alcuni documenti dell’epoca, ufficiali di nazionalità neozelandese.

Il 31 marzo del 1943 vi vennero internati 114 prigionieri: 82 ufficiali superiori inglesi, 2 soldati canadesi, 2 sottufficiali australiani, un ufficiale e un sottufficiale canadesi, 7 sottufficiali neozelandesi, 2 ufficiali e 15 sottufficiali sudafricani bianchi, un ufficiale indiano e 2 americani.
Villa Oliveto – Civitella in Valdichiana
È l’unica struttura che non ha una numerazione. Inizialmente vi vennero trattenuti ebrei tedeschi, sudditi francesi, inglesi e polacchi e successivamente diventò campo di smistamento di gruppi familiari ebrei di nazionalità inglese provenienti dalla Libia. Dal giugno del 1942 gli internati isolati vennero trasferiti altrove e rimasero a Villa Oliveto solo i gruppi familiari libici. Il 5 febbraio 1944 tutti gli ebrei presenti furono prelevati dai tedeschi e trasferiti prima nel carcere di Firenze, poi a Fossoli e infine a Bergen-Belsen (il campo dove il 5 febbraio era morta Anna Frank), dove rimasero 4 mesi prima di essere liberati dall’esercito britannico.

Villa Oliveto poteva accogliere circa 70 persone. Secondo alcuni documenti dell’epoca, nel febbraio del 1941 erano presenti 64 internati, dei quali 30 ebrei e 34 ariani; nell’agosto del 1941 gli internati erano 48, diventati 70 nel giugno 1942, scesi a 47 nel marzo 1943, e risaliti a 69 nell’agosto del 1943. Nel giugno 1944 vi erano ancora 14 internati.
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