Giorno della memoria, rinasce la Casa Rossa di Alberobello
Le mura tinteggiate di rosso, sbiadite dal tempo. L’aspetto severo, provato dalla storia. La campagna di ulivi silenziosi e solenni tutt’attorno. La Casa Rossa di Alberobello, situata in contrada Albero della Croce in posizione collinare, è una storica masseria del XIX secolo, nota per essere stata uno dei più longevi campi di concentramento fascisti (1940-1949). Un luogo dove il tempo è passato inesorabile, eppure sembra essere stato dimenticato. Oggi, è pronta a rivivere in nome della memoria.
Ha vissuto diverse vite e indossato tante vesti: destinata inizialmente come Scuola Agraria nel 1906, secondo il volere dell’ex sacerdote Francesco Gigante che acquistò l’edificio, funzionò come istituto dal 1896 al 1939. Ha avuto molteplici utilizzi nel tempo: scuola fino al 1939; campo di internamento per stranieri ebrei e oppositori politici durante la Seconda guerra mondiale (1940-43); prigione per ex fascisti e combattenti della RSI dopo la Liberazione (1944-46); campo profughi (1947-50); istituto agrario per giovani carcerati (1956-77) e sporadicamente sede di campi scout estivi. Poi l’oblio. A causa dei debiti e di una cattiva gestione, la Casa Rossa cominciò ad essere vittima di vandalismo finché, nel 1997, una mozione promosse la tutela della Casa Rossa. Un altro cambiamento con l’avvento del nuovo millennio. Il 20 luglio del 2000 venne istituito il 27 gennaio come il “Giorno della memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. È durante questa occasione che l’allora assessore alla Pubblica istruzione, sport e cooperazione di Alberobello, Gianvito Ricci, si rivolse alla Regione Puglia “affinché ci si impegni ad evitare un’ulteriore violenza nei confronti del ricordo e della sensibilità dei nostri cittadini e dei parenti di chi ha trascorso nel campo di concentramento di Alberobello degli anni molto tristi della loro vita”.
“Non posso ammettere che questa struttura diventi un posto di divertimento perché è stato comunque un luogo di sofferenza. Provo una certa emozione, perché campi come questo sono stati il trampolino per campi più grossi e poi per veri e propri lager. Penso a quanta gente è stata qui e poi ha perso la vita. Mi oppongo a questi tentativi di distruggere la memoria. Dobbiamo fare di tutto perché questo campo rimanga in vita”, furono le parole di Elisa Springer, ebrea di origine austriaca sopravvissuta ad Auschwitz in visita alla Casa Rossa il 21 febbraio 2001. Nel 2007, la Casa Rossa venne dichiarata dal ministero dei Beni Culturali edificio di interesse storico-artistico. Dal 2009 la Casa Rossa è proprietà di Riccardo Strada e della Fondazione onlus Casa Rossa, che promuove iniziative sulla Shoah pur in condizioni strutturali precarie, sui presupposti del recente accordo stipulato dal governo italiano con gli Stati Uniti il 18 dicembre 2008 per il recupero dei luoghi della memoria. Oltre al valore storico-artistico, è un dovere etico preservare questo patrimonio, punto di memoria che riguarda tutta l’Europa e il mondo. Cinquemila persone, provenienti da vari paesi, persino dall’India, vi sono transitate. Ricordare serve a comprendere il presente e a evitare che errori e repressione si ripetano. La Casa Rossa deve promuovere solidarietà, accoglienza, dialogo e rispetto delle diversità, diventando un nuovo luogo di incontro.
Parliamo con il consigliere e direttore artistico della Fondazione Casa Rossa, Carlo Palmisano: “Una visione del futuro, che trasforma il ricordo di una accoglienza importante nella possibilità di aprire con lo scambio la porta della pace: la Casa Rossa dovrà risignificare quel magnifico spazio rurale completando il recupero e la funzione di nuovo modello attrattore turistico e culturale”.
“A settembre la Fondazione è stata ospite di un evento internazionale svoltosi a New York presso il Centro Primo Levi, dove il presidente della fondazione Fabio Macaluso ha presentato a un folto pubblico il passato, il presente e il futuro di Casa Rossa – afferma Palmisano – Tenendo conto che la proprietà di Casa Rossa è della società R.E.P.A.R.T.E.R. srl e della Fondazione Casa Rossa, i finanziamenti sono stati ottenuti soprattutto attraverso bandi regionali, per un totale di oltre due milioni di euro e ci apprestiamo ad intercettarne altri. Al momento, una menzione particolare va al bando Radici e Ali, che ci sta permettendo di ristrutturare tutto l’edificio già dall’anno scorso. I lavori finiranno per fine anno e si spera di aprire ai visitatori a inizio 2027, per cui più stiamo cercando degli sponsor che vogliano investire e sostenere le attività che si svolgeranno quando sarà aperta al pubblico”.
La Casa Rossa si prepara a trasformarsi in un contenitore e polo culturale tra i più grandi nel Meridione. La struttura, che si sviluppa su 2.100 mq e dispone di quasi 9 ettari di terra, vedrà al suo interno la realizzazione di: un Museo della memoria, su cui al momento la Fondazione sta lavorando in collaborazione con l’IPSAIC di Bari (Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea) per la digitalizzazione dell’archivio storico; un cinema/auditorium connesso ad una sala convegni; una galleria d’arte contemporanea e un caffè letterario; residenze artistiche, laboratori, corsi e masterclass; infine, nelle aree esterne, sono previste zone dedicate allo svolgimento di attività agricole con alcune scuole ed istituti di Alberobello e non solo.
Per la prima volta, ad ottobre sono stati inaugurati il Parco Soglia di Land Art (un museo a cielo aperto sotto la direzione artistica di Carlo Palmisano e la curatela di Sara De Carlo, con esposizione di artisti) e, attraverso il Cantiere evento della Fondazione Dioguardi, si sono aperte le porte della Casa Rossa con un concerto di Vince Abbracciante, una mostra fotografica di Francesco Dongiovanni e due installazioni site-specific di Vincenzo D’Alba e Giuseppe De Mattia. E in occasione della Giornata della memoria, il 27 gennaio viene consegnato il plastico rappresentante la Casa Rossa realizzato dagli studenti del Formedil di Bari.
Una scritta sulla facciata: “Non sarò qui per sempre”. Dovere morale è, invece, la salvaguardia di quella che è una testimonianza, la voce della sofferenza e la forza del ricordo. La Casa Rossa è pronta a far riecheggiare la potenza di tutte le sue vite per la memoria.




