Giornata dell’Acqua, il Campidoglio rilancia il modello “Città Spugna”
Roma prova a cambiare pelle partendo dall’acqua. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua del 22 marzo, l’amministrazione capitolina rilancia una delle sue sfide più ambiziose: trasformare la città in una “Città Spugna”, capace di assorbire, trattenere e riutilizzare le piogge, adattandosi a un clima sempre più estremo.
Il piano, già approvato nel 2025, entra ora nella fase operativa. L’obiettivo: rendere la Capitale più resiliente di fronte a lunghi periodi di siccità alternati a precipitazioni improvvise e violente. Un equilibrio sempre più fragile che impone un ripensamento profondo degli spazi urbani.
La strategia si fonda su un principio semplice quanto rivoluzionario: restituire permeabilità al suolo. Meno asfalto, più superfici drenanti, capaci di intercettare l’acqua piovana e favorirne l’assorbimento naturale. Un cambio di paradigma che punta a ridurre gli allagamenti, ricaricare le falde e migliorare il microclima cittadino.
Tra i progetti simbolo ci sono i cosiddetti “rain garden”, veri e propri giardini della pioggia. Il primo intervento pilota, nel Parco Lucchina, prevede percorsi e aree verdi progettati per raccogliere e filtrare l’acqua, accompagnandola nel terreno invece di disperderla nelle fognature. Una soluzione che unisce ingegneria e natura.
Parallelamente, sono già partiti interventi di depavimentazione in diversi punti strategici della città. A Villa Glori i viali stanno cambiando volto, con materiali capaci di far filtrare l’acqua. A Piazzale Clodio e nel Parco di Centocelle, l’asfalto lascia spazio al verde e a superfici più sostenibili, in un processo che mira a restituire spazio ai cicli naturali.
Ma il progetto guarda anche oltre il suolo urbano e torna a mettere al centro il Tevere. Il fiume, per anni vissuto più come confine che come risorsa, diventa elemento chiave di una visione ambientale più ampia.
Il piano prevede la realizzazione di nuovi parchi fluviali e interventi di rinaturalizzazione, con l’obiettivo di migliorare la qualità ambientale e restituire ai cittadini un rapporto più diretto con l’acqua.
In prospettiva, si parla anche di balneabilità: un traguardo simbolico e concreto insieme, che segnerebbe un cambio radicale nel modo di vivere il fiume.
La sfida è culturale oltre che tecnica. Ripensare Roma come una città capace di “trattenere” l’acqua significa immaginare uno spazio urbano più sostenibile, dove ambiente e infrastrutture dialogano invece di entrare in conflitto.
Un percorso complesso, che richiederà tempo e investimenti, ma che si inserisce in una visione più ampia: costruire una città in grado di affrontare il futuro senza inseguire le emergenze, trasformandole invece in opportunità di cambiamento.
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