Friuli Venezia Giulia

Giornata della donna, calano infortuni, ma resta insicuro lavoro precario

PORCIA – “Donne e precariato, una scelta imposta”. È il titolo dell’incontro dell’Anmil di Pordenone che si è svolto presso il Castello di Guardia a Porcia in occasione della Giornata internazionale della donna. Se a livello nazionale, secondo i dati Inail elaborati dall’Anmil, si può dire che gli infortuni al femminile denunciati sono aumentati da 211.135 a 216.779, ovvero con un incremento del 2,7%, la situazione in Friuli-Venezia Giulia è migliorata, passando nel 2024 da 6035 infortuni in rosa a seimila. Il calo leggerissimo degli infortuni pari allo 0,5 per cento in regione, attesta che non si può abbassare la guardia.

Se gli infortuni mortali che hanno interessato le donne al lavoro in Italia sono aumentati da 86 a 98, va detto che in regione sono rimasti invariati, con tre decessi, invece, le malattie professionali in Italia sono aumentate del 9,2 per cento, ovvero da 23122 del 2024 a 25246 casi del 2025; in regione subiscono un calo del 4,4 per cento da 730 a 698.

I contratti a termine su base nazionale – che prevedono, come noto, una durata prestabilita al massimo di 12 mesi, estensibili a 24 mesi in casi eccezionali – rappresentano in campo femminile il 15,7 per cento del totale contro il 12,6 per cento degli uomini. Ma il gender gap risulta ancora più accentuato se si considera che i part time rappresentano il 31,5 per cento dei contratti femminili rispetto all’8,1 per cento di quelli maschili: circa una donna su tre lavora a tempo parziale, mentre lo stesso rapporto riferito agli uomini risulta pari a un lavoratore su dodici.

Ricordiamo che nel 2024 solo il 13,5 per cento delle donne ha ottenuto un’assunzione a tempo indeterminato (circa una su 7,5) aumentando esponenzialmente l’accesso a contratti part-time “involontari”, ovvero imposti alle dipendenti senza che queste ne abbiamo mai rivendicato il bisogno in termini di conciliazione vita-lavoro.

“Le donne sono esposte a lavori saltuari, precari – riferisce Claudio Fornasieri, presidente dell’Anmil di Pordenone – oltre ad occuparsi dei figli, devono prestare cura al familiare invalido alternandosi con lavori che non consentono impegni a tempo pieno e, di conseguenza, le prospettive di crescita sia professionale che economica vengono meno. Sono le donne per ben tre volte rispetto agli uomini lavoratori ad essere interessate dal lavoro fragile. Questo stato di stress a cui sono continuamente sottoposte, comporta dei rischi non solo nei posti di lavoro, ma anche in itinere.

Quando poi le donne vengono a mancare, in famiglia resta un vuoto incolmabile, non solo a livello affettivo, ma nella gestione della casa e delle relazioni”.
Pietro Del Ben, consigliere territoriale Anmil ha ricordato come “il precariato sia dovuto a poca formazione, a molta improvvisazione e comporti un alto indice di incidenti sul lavoro. Bisogna lavorare con i giovani, all’interno delle scuole e stringere rapporti più stretti con il mondo del lavoro per accrescere la cultura della sicurezza”.

“In ambito sociale e familiare tutte le donne sono lavoratrici e la loro attenzione è sempre posta nell’ottimizzazione del tempo e delle risorse per la gestione dei vari ruoli che rivestono nella vita – dichiara Sandra Marchetti, consigliera Anmil regionale e di Pordenone – Le tensioni, le corse, lo stress, ormai lo sappiamo tutti, portano alla malattia e in quel momento tutto crolla”. Marchetti intervenuta all’incontro dell’Anmil ha portato la propria esperienza di donna che è stata accanto al marito durante una malattia professionale, riferendo come mogli e madri siano protagoniste nell’assistenza e nella cura. “Se la morte è un tabù sociale e l’amianto pure, le morti per amianto rappresentano una combo di tabù”, ha ricordato Marchetti, in una delle 27 testimonianze del libro “Mezzo litro di latte” di Giacinto Bevilacqua, patrocinato dall’Anmil.

Dopo aver esaminato i dati Istat sull’occupazione femminile che nel 2024 risultava del 53 per cento mentre nell’Unione Europea del 70 per cento, Valeria Piovan di anni 31, amministratore unico di “Sì Logim” di Porcia ha riferito che in Italia quasi il 60% dei laureati è donna, ma solo un dirigente su cinque lo è.

“Ci sono nel panorama attuale più donne laureate che uomini – ha fatto sapere Piovan – eppure sono gli uomini che perlopiù rivestono ruoli apicali, anche se le cose stanno cambiando. La donna incontra ancora difficoltà all’interno del mondo del lavoro, è lei che deve mettere in disparte la carriera per la famiglia e i figli, sospendendo per uno o due anni il lavoro, ma va detto che le politiche della famiglia sono più attente al ruolo delle madri e anche le aziende forniscono servizi per l’infanzia al loro interno”.




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