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Giochi invernali 2030, il ciclocross spera ancora


L’Uci, Unione ciclistica internazionale, non si arrende: spera ancora di portare il ciclocross alle Olimpiadi invernali del 2030 che si terranno sulle Alpi Francesi, non lontano dall’Italia.

Il dibattito è incentrato su una duplice pressione: l’ascesa di nuove discipline che cercano di essere nel programma olimpico e la fragile posizione di discipline fondamentali come la centenaria combinata nordica. Alcuni sport sono in via di estinzione, altri sono in coda per entrare. Il cambio della guardia è inevitabile anche se, a volte, si è esagerato in questi anni con gli sport “nuovi”. Per il Cio non sempre è facile trovare un equilibrio fra innovazione e tradizione.

La prospettiva che il ciclocross diventi un evento olimpico ai Giochi invernali del 2030 sulle Alpi francesi è andata oltre i pettegolezzi di corridoio. Secondo diverse fonti, negli ultimi mesi, si sono avuti scambi “costruttivi e positivi” tra l’Uci (Unione Ciclistica Internazionale) e il Cio, un dialogo che ha dato credibilità a una candidatura che fino a poco tempo fa sembrava remota.

Il processo procede ma con cautela. Il quotidiano belga Het Laatste Nieuws ha riferito che il Cio non prenderà una decisione definitiva durante i Giochi invernali di Milano-Cortina 2026 e rimanderà invece il suo verdetto all’estate di quest’anno. Negli ambienti ciclistici questo ritardo non viene letto come una battuta d’arresto, ma come un segnale che la proposta viene presa sul serio, anziché accantonata. Il direttore sportivo dell’Uci, Peter Van Den Abeele, ha rivelato che agli stakeholder era stato chiesto di produrre un video dedicato per il comitato organizzatore del 2030 e per il Cio, progettato per mostrare il potenziale del ciclocross in un contesto olimpico sulle nevi.

Se il ciclocross dovesse essere ammesso, la sede proposta sarebbe particolarmente suggestiva per gli appassionati di ciclismo: la Planche des Belles Filles, dove Tadej Pogacar ha realizzato una indimenticabile rimonta contro Primoz Roglic al Tour de France 2020. Ma l’Associazione delle Federazioni Internazionali degli Sport Olimpici Invernali non ne vuole sapere, ha espresso la sua posizione negativa nei confronti del ciclocross e ha difeso i tradizionali sport invernali.

La combinata nordica, in programma a tutti i Giochi invernali da Chamonix 1924, sta però attraversando un momento difficile. L’assenza di una gara femminile e il numero esiguo di Nazioni con realistiche speranze di medaglia hanno posto questa disciplina storica sotto la lente d’ingrandimento del Cio. Il Comitato Esecutivo ha annunciato che la decisione sul futuro di due eventi, lo slalom gigante parallelo di snowboard e appunto la combinata nordica, sarebbe stata rinviata al 2026, in attesa di una valutazione dei dati e delle conclusioni emerse da Milano Cortina 2026. Sebbene ciò non equivalga a un’esclusione immediata, i segnali che circondano soprattutto la combinata nordica sono tutt’altro che incoraggianti.

Il dilemma è se preservare una disciplina che incarna lo spirito originale dei Giochi invernali o rimodellare il programma in linea con priorità come l’universalità, la parità di genere e l’attrattiva globale.

Non solo dal ciclismo comunque c’è stata la richiesta di trovare uno spazio nei Giochi invernali: anche l’atletica si è mossa. La World Athletics (ex Iaaf) di Sir Seb Coe avrebbe voluto inserire nel programma olimpico la corsa campestre (sulla neve e sul ghiaccio). Questo per trovare spazio ai Giochi invernali agli atleti africani. Ma anche qui è tutto fermo per ora. Il Cio di Kirsty Coventry, che ha preso il posto di Thomas Bach, si muove con massima cautela e lentezza. Sono tanti i problemi da risolvere. Da decidere anche quali gare aggiungere al programma dei Giochi estivi di Brisbane 2032: il cricket, che torna a Los Angeles ‘28 a pieno titolo, quasi certamente resterà. Non si sa invece se ci sarà ancora lo squash o il flag football. Si era parlato delle bocce, nella versione anglosassone della lawn bowl, e del padel. Ma non è stata ancora presa una decisione.

Milano-Cortina 2026, niente atleti di Israele? Problema di passaporti “No Minister, no passport”, ha scritto il Jerusalem Post. C’è il rischio che gli atleti di Israele non possano partecipare alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. In un primo tempo era prevista una delegazione ristretta, da 2 sino al massimo 4 atleti (vedi Spy Calcio del 17 dicembre). Ora si è messa di mezzo anche la burocrazia: non c’è un Ministro degli Interni in carica e una normativa penalizza coloro che non risiedono in Israele per la maggior parte dell’anno, cosa che capita soprattutto agli atleti. In dubbio quindi la partecipazione olimpica della pattinatrice artistica Mariia Seniuk, dello sciatore di fondo Attila Mihaly Kertesz e dell’atleta di skeleton Jared Firestone. Sono tutti cittadini israeliani, ma viaggiano con un documento provvisorio, il teudat ma’avar, non valido per partecipare ai Giochi Olimpici. La Seniuk inoltre era stata scelta per fare da portabandiera alla cerimonia inaugurale del 6 febbraio a San Siro. Anche la squadra di bob è ancora in dubbio. Le iscrizioni ai Giochi scadono il 26 gennaio. A Pechino 2022 gli atleti israeliani erano sei.


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