Giaquinto, 15enne asso dei kart. «Il mio sogno? La Formula 1» – Merano
MERANO. Classe 2010, talento puro, campione italiano Junior 2024 nel kart, Lorenzo Giovanni Giaquinto ha un solo obiettivo nella sua vita: diventare campione del Mondo di Formula 1. Padre originario di Augsburg, in Germania, che gli ha trasmesso la passione per i motori, Lorenzo è salito sul kart per la prima volta a 4 anni, senza più scendere. Pilota del team MKC Motorsport di Francesco Costa di Como, Lorenzo è alla ricerca di uno sponsor, per poter competere con i migliori piloti kart al mondo che sa di potere superare.
Per lui, già due partecipazioni ai Campionati del mondo di categoria, e quest’anno secondo posto agli Italiani tra i senior: «Devo ringraziare la mia famiglia e il mio team per il supporto a questa avventura che vorrei trasformare in professione», le parole di Lorenzo. Un ragazzo tanto umile quanto determinato e focalizzato sugli obiettivi e che quando parla delle sue vittorie usa sempre e rigorosamente il plurale. Per realizzare il suo sogno, e diventare magari il nuovo Kimi Antonelli italiano, Lorenzo è alla ricerca di uno sponsor…
Lorenzo, quando nasce la sua passione per i motori?
Da quando ero piccolo, guardando la F1 con mio padre ci venne l’idea di fare una prova con i kart. Mi piacque e così nacque subito un’attrazione. A partire da quelle scorrazzate in un parcheggio a Gargazzone. Avevo 4 anni.
E il primo kart, quando è arrivato?
Lo abbiamo comprato online nel 2015. Le prime prove, come detto, in un piccolo parcheggio accanto alla discoteca di Gargazzone. Mio padre mise dei coni sull’asfalto e feci le mie prime prove. Mi sono appassionato subito anche di meccanica, la professione di mio padre.
Come si è sviluppata, questa passione?
Due settimane dopo siamo andati al Safety Park di Vadena, sempre con il mio kart già professionale. È stato il primo test in pista, andato non molto bene, a dire il vero. Mio padre mi spiegò che avrei dovuto svegliarmi, quindi correre più veloce. Avevamo i riferimenti sui tempi di altri piloti più grandi di me. Tornati a casa, ho subito chiesto di ritornare in pista, ma mio padre mi spiegò che avrei dovuto spingere di più!
Lo fece?
Non ho più smesso di spingere. Quelle parole mi diedero una forte motivazione e tanta carica, fino alla prima gara, nel 2016 a Bolzano. Ero il più piccolo di tutti. Sono arrivato tra i primi, e comunque ho capito che si poteva andare avanti.
Fu quella la svolta?
C’era già passione, motivazione, e tutto piaceva anche a mio padre. Una passione che a quell’età impegnava tutta la famiglia, e che avrebbe avuto un costo non indifferente.
Ci parla delle prime vittorie di peso della sua carriera?
Nel 2015, il “DAI Trophy” tra Germania Austria e Italia. La mia famiglia decise di acquistare anche un camper per risparmiare sugli hotel e per trasportare l’attrezzatura. Arrivai secondo nella classifica generale con un paio di gare vinte. La prima in Germania a Wackersdorf, dove ci fu un poco di polemica. Eravamo veloci e venimmo accusati di avere un motore non in regola. L’organizzazione ci diede un motore a noleggio e vincemmo ugualmente!
Quella è la sua vittoria più importante?
Si, assieme a quella ottenuta al Campionato Italiano Junior nel settembre del 2024. Dopo due anni che gareggiavo da junior, fu una emozione laurearmi Campione italiano: c’era in palio il ticket per andare ai mondiali di Sarno. Nel 2023 ero arrivato secondo agli italiani junior, anche li guadagnando il ticket per i mondiali in Bahrain. Ai mondiali: 23esimo nel 2023, 21esimo lo scorso anno, ma sempre primo tra gli italiani.
Come funzionano le gare kart al Mondiale?
L’organizzazione fornisce il telaio e il motore, ma a sorteggio. Quindi, non puoi avere alcun vantaggio sui materiali. Sono gare democratiche, anche se il mio problema è che non posso allenarmi quanto vorrei, ovvero come gli altri. Studiando online, diversi colleghi della mia possono scendere in pista quando vogliono. Io, invece, per allenarmi devo viaggiare, facendo anche centinaia di chilometri.
Cosa le manca, per competere con i migliori?
Nel giro facciamo tempi simili, a me però manca l’esperienza nel battagliare in gara. Quello fa la differenza. Più gare fai più riesci a cavartela meglio, nelle situazioni di difficoltà. Per quello, vorrei allenarmi molto di più.
La scuola che frequenta, la supporta in questo?
Frequento la seconda classe all’Istituto Tecnico Economico presso il Gandhi e sì, posso programmare interrogazioni e verifiche, così so sempre cosa hanno fatto i miei compagni. Inoltre, non vengono contate le assenze, visto che nel mio caso sono tante a causa delle trasferte. Al Gandhi sono uno studente atleta.
Dove gareggia, di solito?
Oltre che nei circuiti italiani, anche in Spagna, Francia, Germania, Belgio, Repubblica Ceca e altri paesi. Devo dire però che il mio circuito preferito si trova in Bahrain: una pista accanto a quella della F1, trattata molto bene, e che spicca rispetto alle altre. Quando gareggi in quella pista, ti sembra di toccare il cielo!
Il suo stile, come pilota?
Se c’è da dare battaglia, divento anche aggressivo, ma sempre corretto. Nel campionato italiano siamo tutti amici, e non vedo scorrettezze, mentre in Europa non ci conosciamo, siamo 80/90 piloti a gara, molta gente aggredisce e la competizione aumenta. Per quel che mi riguarda, non mi tiro indietro: ricordo quelle parole di mio padre.
Il suo obiettivo?
Tra i senior, quest’anno, tutti erano molto più grandi di me, e al campionato italiano sono arrivato secondo. Il prossimo anno, voglio vincere. Importante, comunque, sarebbe passare presto alle macchine monoposto. Il mio sogno è l’Accademia della Ferrari. In questo modo, entrerei in Formula 4. Mi sento pronto, vivere di quello è il mio obiettivo, così come andare in F1 e vincere il mondiale, magari con la Ferrari.
Senta, lei ha uno sponsor?
No, ma ci servirebbe. Quando andiamo in Europa vediamo team con grandi mezzi, per quello sarebbe importante avere uno sponsor per investire sui materiali. Ai campionati europei e italiani è il team a preparare il mezzo. Per questo motivo, mi interesso anche di meccanica.
In che senso?
Quando facciamo le sessioni di prova, spiego al team come vorrei il kart, intervenendo personalmente sul mezzo. Osservo molto i migliori per cercare di capire cosa fanno e trovare cosa ci manca.
Il suo modello di pilota è?
Sebastian Vettel, perché lui ha sempre combattuto e dopo i quattro mondiali vinti, anche alla Ferrari ha dato il massimo, sfiorando il quinto titolo!




