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Giappone, ergastolo per l’assassino dell’ex premier Shinzo Abe

È stato condannato all’ergastolo l’uomo accusato dell’omicidio dell’ex primo ministro del Giappone Shinzo Abe. I pubblici ministeri avevano chiesto il carcere a vita per Tetsuya Yamagami, 45 anni, che ha ammesso di aver ucciso Abe con un’arma da fuoco artigianale durante un comizio elettorale nella città di Nara, nel Giappone occidentale. L’omicidio è avvenuto nel 2022.

L’assassinio, evento senza precedenti nella storia postbellica del Giappone, ha innescato una crisi istituzionale e sociale, portando alla luce i profondi legami tra la classe politica conservatrice e la Chiesa dell’Unificazione, nota anche come «Chiesa di Moon», fondata da Sun Myung Moon, un predicatore e leader religioso sudcoreano che ha avuto un ruolo politico indiretto in Corea e negli Stati Uniti. Yamagami aveva ammesso sin dall’inizio del processo di aver sparato ad Abe, ma contestava alcuni capi d’imputazione. La procura aveva chiesto l’ergastolo, definendo il delitto «un crimine senza eguali» per gravità e impatto sul tessuto democratico del Paese

Il movente dell’attentato risiedeva nel rancore personale di Yamagami nei confronti della Chiesa dell’Unificazione, alla quale sua madre avrebbe donato circa 100 milioni di yen, poco più di 600mila euro, portando la famiglia sul lastrico. Dopo il suicidio del padre e la morte del fratello, Yamagami decise di abbandonare gli studi, vivendo in crescente isolamento. Secondo la difesa, fu vittima di «abuso religioso» e agì convinto che eliminare una figura di spicco come Abe – che aveva partecipato a eventi legati alla setta – avrebbe «smascherato le sue pratiche predatorie».

La procura, pur riconoscendo il contesto drammatico, ha ribadito che Yamagami era un adulto consapevole e che il suo gesto non può essere giustificato da sofferenze personali. L’arma, costruita artigianalmente, inoltre, dimostrava un’azione premeditata. Sul luogo dell’attacco, la sicurezza non riconobbe subito lo sparo – riflesso di un Paese dove la violenza armata è quasi sconosciuta – e intervenne troppo tardi per salvare la vita all’ex politico 67enne, fino ad allora il primo ministro con la permanenza complessiva più lunga nella storia costituzionale del Giappone.


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