Umbria

Gianni Fantoni è il tragico Fantozzi, a Perugia per spettacolo e libro: «Non sarà una imitazione»


di Danilo Nardoni

Sarà una interpretazione, non una imitazione. Parola di Gianni Fantoni. “Quando metti in profondità dei sentimenti e ci metti l’anima questa è interpretazione che diventa cosa diversa da una imitazione”. A sottolinearlo è Gianni Fantoni, raggiunto telefonicamente da Umbria24 alla vigilia della sua tre giorni a Perugia.  

La Stagione 25/26 del Teatro Morlacchi ospita infatti lo spettacolo “Fantozzi. Una tragedia” da Paolo Villaggio, per la regia di Davide Livermore; gli interpreti: Gianni Fantoni nei panni di Ugo Fantozzi – unico attore autorizzato da Villaggio a indossare la sua iconica maschera –, Cristiano Dessì, Lorenzo Fontana, Rossana Gay, Paolo Giangrasso, Marcello Gravina, Simonetta Guarino, Ludovica Iannetti, Valentina Virando. Una produzione del Teatro Nazionale di Genova, in scena dal venerdì 19 a domenica 21 dicembre (venerdì alle ore 20.45, sabato alle ore 18 e domenica alle ore 17).

Sabato 20 dicembre alle 11.30, presso POPUP – libri / spunti / spuntini, Fantoni presenterà inoltre il suo libro di “Operazione Fantozzi” (ed. Sagoma). Modera Andrea Fioravanti. Secondo appuntamento con “INCONTRI SU CARTA”, la serie di incontri a ingresso libero organizzati dal TSU in collaborazione con le librerie indipendenti di Perugia, POPUP, Paradiso 518 e Mannaggia – Libri da un altro mondo, per incontrare gli autori, i registi e gli attori legati allo Stabile dell’Umbria e alla Stagione del Teatro Morlacchi, questa volta in veste di scrittori; un’occasione per presentare i loro testi, esplorando la parola come spazio di incontro.

Gianni Fantoni intrattiene il pubblico italiano da più di trent’anni. Ha debuttato giovanissimo in televisione nel 1990, nel fortunato programma “Stasera mi butto” di Rai Due, proponendo l’imitazione di Paolo Villaggio, restandone legato per sempre. Nelle pagine del libro si raccontano le gesta donchisciottesche di chi, dopo aver imitato in carriera tutte le declinazioni possibili della voce di Villaggio, cerca di realizzare l’idea assurda e meravigliosa di fare di Fantozzi un musical per il teatro. La “trattativa” con il monumentale comico genovese – che in queste pagine viene fuori per com’era anche lontano dai riflettori – ben presto diventa un’impresa mostruosa che si dipana in quasi un decennio, fino al lieto fine. “Il mio rapporto con Paolo lo racconto nel libro – afferma Fantoni –, un legame che nasce nel 1991° Paperissima quando inizio a fare televisione e imitavo con voce fuori campo Fantozzi, con Paolo che era lì al mio fianco che mi aiutava a perfezionare la mia imitazione. Così ci siamo incrociati per la prima volta”.

“Dieci anni fa è nata l’idea di spettacolo, prima un musical e poi alla fine un lavoro teatrale” sottolinea Fantoni per poi aggiungere: “Inizialmente quando gli ho parlato dell’idea mi ha dato del pazzo per poi alla fine darmi il consenso e l’autorizzazione, ben pagata devo dire. Questo è il terzo anno che porto in giro lo spettacolo e per la prima volta arriviamo al Morlacchi”. E parlando dello spettacolo prosegue: “Siamo partiti dall’origine per non fare una operazione commerciale e di basso profilo. Il primo Fantozzi era infatti tragico, non comico. Molti dicono giustamente che Paolo era uno scrittore strepitoso, fregato poi dal Villaggio comico”. “La mia – commenta ancora Fantoni – è quindi una interpretazione, non è una imitazione, o meglio è una imitazione tridimensionale per portare in scena un Fantozzi nel multiverso con i vari personaggi che non sono fotocopie di quelli dei film”.

Composta da quattro atti tragicamente esilaranti, l’opera racconta lo straordinario universo di storie e personaggi creato da Paolo Villaggio, acuto osservatore del suo tempo, un testimone unico, sagace che ha narrato decenni di storia e vita italiana attraverso quei personaggi che – da grande attore comico – ha saputo creare. La sua è stata una critica sociale aguzza, una ricostruzione di un mondo osservato per paradossi, nelle sue contraddizioni prima della sua definitiva dissoluzione. Fantozzi, la moglie Pina, la figlia Mariangela, i colleghi Filini, Calboni, la signorina Silvani, l’Onorevole Cavaliere Conte Catellani, sono tessere di un mosaico, sono maschere di una rinnovata commedia dell’arte, con cui Paolo Villaggio ha dato voce a una categoria umana oscillante tra opportunismo e cattiveria, tra piaggeria e violenza, tra disincanto e feroce arrivismo.

A partire dagli anni Settanta del Novecento, questi personaggi hanno segnato in modo indelebile l’immaginario collettivo creando un linguaggio prima inesistente, talmente forte e originale da determinare il parlare comune. Villaggio registra, come un sismografo sensibilissimo, l’esplosione di un mondo segnato dai padroni – quei Megadirettori Galattici e Naturali tanto simili a divinità – e dai “servi”, ovvero la “mostruosa” genia impiegatizia, approfittatrice, servile: un coro in perenne lotta per la sussistenza. Nella visione registica di Davide Livermore, a leggere bene le pagine di Villaggio, allora, torna emblematicamente l’eco di tragedie classiche, di destini segnati e ineluttabili, di peripezie che portano all’unica soluzione possibile: la disfatta.

In scena è l’attore Gianni Fantoni, che è stato a lungo a fianco di Paolo Villaggio e ne ha ereditato la maschera scenica (in un passaggio di consegne fortemente voluto da Villaggio stesso) a dare voce e gesti a un possibile Fantozzi di oggi. Sempre di nuovo pronto a dar battaglia. “I padroni di oggi sono invisibili – evidenzia Fantoni – e Villaggio c’era già arrivato quando cerca di parlare con il consiglio dei dieci assenti”. Ed oggi come interpreterebbe la società Fantozzi e soprattutto ci sono nuovi Villaggio? “È cambiato un po’ tutto ed è improbabile cercare un nuovo Villaggio, la società è molto più frammentata. Più difficile interpretarla e rappresentarla perché ci sono molte società ed è difficile isolare degli aspetti come si poteva fare fino agli anni ’70. Oggi ci sono solo raccontatori di fette di società”.

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