Giallo sulla morte di Andrea Costantini, il legale della famiglia: “Ecco cosa ci fa pensare che sia stato ucciso” | isNews
Dalla modalità del decesso, provocato da due colpi di coltello al torace, alla posizione dell’arma e alla ‘scena del crimine’, che sarebbe stata sistemata prima del ritrovamento del corpo, nella cella frigorifera di un supermercato di Termoli
CAMPOBASSO. Giallo sulla morte di Andrea Costantini, per i genitori dell’uomo, trovato senza vita il 15 settembre 2025 nella cella frigorifera del supermercato di Termoli dove lavorava non si è trattato di un suicidio, ma di un omicidio.
Un caso su cui sta indagando la Procura di Larino, che ha aperto un fascicolo di inchiesta per omicidio o per istigazione al suicidio.
In attesa dei risultati dell’autopsia, svolta a Pescara dopo che il corpo del 42enne è stato riesumato dal cimitero di Penne dov’è stato seppellito, il legale dei Costantini, l’avvocato Piero Lorusso, ha promosso indagini difensive collaterali a quelle svolte dalla Procura, dalle quali emergerebbe la pista “dell’omicidio con staging”, vale a dire la simulazione del suicidio.
“Dopo l’acquisizione del fascicolo abbiamo avuto modo di visionare la ‘scena del crimine’ e le dichiarazioni dei dipendenti del supermercato – ha detto Lorusso a Fanpage.it – C’è un buco di tre ore e mezza che non è giustificabile. Tra le 16.56, orario in cui è stata registrata l’ultima attività di confezionamento della carne che viene attribuita ad Andrea, fino al momento del ritrovamento, alle 20.28, nessuno sa dire cosa gli sia accaduto”.
L’elemento ancora più interessante è quello dell’arma con cui l’uomo si sarebbe o sarebbe stato ucciso, “posta in posizione innaturale, forse non in prossimità della mano di Andrea ma dietro ad alcune casse, come emergerebbe da un verbale”
Stando ad alcune verifiche svolte dalla difesa, statisticamente il suicidio con arma bianca rappresenta solo l’1-3% dei casi. Nel caso di Andrea Costantini, la vittima è stata colpita due volte al torace, senza però che gli indumenti siano stati sollevati.
“Un forte indicatore di omicidio, perché il suicida solitamente cerca il contatto diretto con la pelle e difficilmente riesce a infliggere un secondo colpo dopo lo shock del primo – ancora Lorusso a Fanpage – Inoltre, il fatto è avvenuto sul luogo di lavoro, non il massimo della privacy. Chi decide di fare questo gesto estremo solitamente cerca luoghi più tranquilli”.
La ‘scena del crimine’, infine, è stata inoltre descritta come “ordinata e pulita”. “È illogico – conclude Lorusso – che un uomo, un istante prima di un gesto estremo, si fermi a sanificare perfettamente l’area di lavoro. Questo suggerisce che qualcuno abbia ‘sistemato’ la scena prima del ritrovamento”.
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