Giallo di Pietracatella, martedì i risultati delle autopsie sui corpi di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi | isNews
Scadono il 31 marzo i novanta giorni concessi agli esperti nominati della Procura. Le indiscrezioni parlano di indagini vicine a una svolta, mentre i consulenti della famiglia rilanciano la tesi della tossinfezione alimentare. Tutte le novità sulla vicenda
CAMPOBASSO. Madre e figlia morte per una tossinfezione letale, scadono il 31 marzo, salvo proroghe, i termini per la presentazione delle relazioni sulle autopsie condotte sui corpi di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, decedute il 27 e il 28 dicembre all’ospedale ‘Cardarelli’ di Campobasso, dove si erano recate più volte con fortissimi sintomi gastrointestinali.
A tre mesi dalla tragedia ancora non si conoscono le cause della morte delle due donne, benché da fonti qualificate negli ultimi giorni si è parlato di indagini vicine a una svolta, che potrebbe essere legata all’esito definitivo degli esami condotti sul sangue delle due vittime, svolto dall’Istituto tossicologico e antiveleni ‘Maugeri’ di Pavia e in centri specializzati in Svizzera e a Bologna, con l’analisi dei cibi e degli alimenti sequestrati nell’abitazione di Pietracatella della famiglia Di Vita affidato invece all’Istituto zooprofilattico ‘Abruzzo e Molise’.
Martedì prossimo scadono i 90 giorni concessi ai consulenti della Procura – i medici Benedetta Pia De Luca e Francesco Battista Laterza – per completare gli accertamenti irripetibili. Autopsie svolte al ‘Cardarelli’ il 31 dicembre, a cui ha fatto seguito il campionamenti sugli organi effettuato nell’ospedale di Bari il 28 gennaio.
“Verrà probabilmente richiesta una proroga – le dichiarazioni all’agenzia LaPresse di Marco Di Paolo, consulente della difesa e della famiglia Di Vita – In questi mesi non abbiamo avuto notizie, c’è stato un silenzio eccessivo e le indagini hanno subito rallentamenti per difficoltà tecniche”.
Secondo Di Paolo, madre e figlia “sono morte a causa di una tossinfezione alimentare, probabilmente provocata da una sostanza tossica o da un batterio, esclusi botulismo ed epatite fulminante. Erano donne sane, ma hanno sofferto di vomito incoercibile, fino a 30 episodi in una sola notte, con grave disidratazione e danno multiorgano”.
Tossinfenzione dovuta, secondo una delle ipotesi analizzate, a un pasto consumato prima di Natale, il 23 dicembre la data su cui si concentrano maggiormente le indagini coordinate dalla Procura di Campobasso e condotte dalla Squadra Mobile.
Gianni Di Vita, 55 anni, padre di Sara e marito di Antonella di Ielsi è sopravvissuto alla tragica intossicazione. Dopo l’iniziale ricovero al ‘Cardarell’ è stato trasferito all’istituto ‘Spallanzani ‘di Roma, da cui è stato dimesso il gennaio con esami negativi. L’altra figlia, Alice Di Vita, 19 anni, non ha mai avuto sintomi: non ha pranzato con la famiglia il 23 dicembre e il suo ricovero è stato precauzionale, finalizzato ad evitare sintomi tardivi.
Nel fascicolo aperto dalla Procura per omicidio colposo e lesioni colpose restano iscritti tre medici del Pronto soccorso del ‘Cardarelli’, due venezuelani e un italiano, e due medici di Guardia medica, con l’inchiesta finalizzata ad accertare se, dal punto di vista sanitario, tutto è stato svolto nel modo giusto. E con l’indagine per l’accertamento delle responsabilità mediche che non esclude alcuna pista, dal batterio killer, all’avvelenamento, alla tossinfezione alimentare.
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