Marche

getta l’amico giù dalla scalinata

FILOTTRANO – La serata passata in un bar ha rischiato di finire in tragedia. «Vieni, che ti devo dire una cosa» il tenore della richiesta-trappola rivolta da un 25enne ucraino all’amico, un 43enne residente a Filottrano. Come era finita? Per la procura, il più giovane dei due aveva spinto l’altro, facendolo ruzzolare lungo una scalinata pubblica, nel centro storico di Filottrano. Non contento, lo aveva poi preso a calci. La prognosi: 80 giorni per il trauma toracico e varie fratture, tra vertebre e costole.

La pena

A un anno e mezzo dai fatti, il 25enne è stato condannato dal gup Alberto Pallucchini a scontare un anno e quattro mesi di reclusione, pena sospesa, per il reato di lesioni gravi. Si procedeva con il rito abbreviato, dopo la richiesta della difesa – rappresentata dall’avvocato Alessio Giovannelli – di procedere con il rito abbreviato. Si è costituito parte civile il 43enne, attraverso il legale Marianna Fioretti. Il risarcimento verrà stabilito in sede civile.

L’ucraino, ieri presente in aula con la scorta dalla Penitenziaria, è attualmente in carcere per una serie di aggressioni commesse la scorsa estate nella zona di Jesi. In un’occasione, avrebbe minacciato e preso a calci un passante. In un’altra se la sarebbe presa con l’amica di una barista, scaraventandola a terra e provocandole la frattura del bacino.

La ricostruzione

Il fatto per cui ieri è arrivata la condanna risale alla serata del 5 maggio 2024. I due si erano visti per trascorrere qualche ora in un bar di Filottrano per bere qualcosa. A un certo punto, questa la ricostruzione accusatoria, il 25enne avrebbe preso da parte l’amico, invitandolo a seguirlo in un punto. Ovvero, i cosiddetti “cento scalini” in pieno centro storico. Una volta lì, ecco la violenza: l’ucraino avrebbe spintonato il 43enne, facendolo ruzzolare per i gradini. A terra sarebbe poi stato preso a calci diretti alla schiena e alle costole. Il filottranese era finito d’urgenza all’ospedale di Jesi, dove era rimasto ricoverato per una notte. Era stato poi dimesso con una prognosi di 80 giorni. Resta oscuro il motivo del gesto. Probabilmente, i fumi dell’alcol ingurgitati nel corso della serata avevano fatto la loro parte nel momento di pura follia.




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