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Gestire la frustrazione negli adolescenti: le 3 regole di Valentina Camen per genitori ed educatori

Vedere un figlio o uno studente adolescente che abbandona improvvisamente uno sport, trascura lo studio al primo argomento noioso o rinuncia a una sfida non appena richiede sforzo è un’esperienza comune a molti genitori ed educatori. Di fronte a queste fragilità, la tentazione istintiva è spesso quella di intervenire per spianare la strada, trovare soluzioni immediate o giustificare le rese. Tuttavia, questo atteggiamento rischia di privare i ragazzi della risorsa più preziosa per il loro futuro: la capacità di tollerare la frustrazione e stare nella fatica. Valentina Camen — formatrice, autrice, coach e counselor — in un suo recente post su Instagram riflette sul ruolo degli adulti come vera e propria “squadra di allenatori” emotivi, evidenziando come il successo e la crescita non dipendano solo dal talento, ma dalla tenuta di fronte agli ostacoli, traducendo questo principio in tre indicazioni chiare e azioni pratiche da applicare nella quotidianità.

Nel suo post, Valentina Camen riflette sul fatto che spesso succede che un ragazzo adolescente, dopo aver coltivato hobby o passioni, decida improvvisamente di rinunciare a tutto: allo sport, se non ottiene risultati eccellenti al primo tentativo, allo studio, non appena l’argomento si fa meno stimolante o noioso, a qualsiasi sfida, di fronte al primo ostacolo che richiede fatica e impegno.
In classe e nella vita quotidiana emerge una verità fondamentale: i ragazzi che riescono a superare gli ostacoli non sono necessariamente i più “intelligenti”, ma quelli capaci di stare nel “non ho voglia” e nell’impegno. Per la Camen gestire la frustrazione è la competenza numero uno per la vita. In questo senso, i genitori e gli educatori sono i primi “allenatori” dei ragazzi. Tuttavia, ogni volta che si interviene per “salvare” un adolescente dalla noia, giustificarlo o toglierlo dalle difficoltà, si finisce per privarlo della possibilità di rafforzarsi e di costruire il proprio futuro.

3 azioni pratiche per allenare la resilienza

Per accompagnare un ragazzo verso l’autonomia e la crescita personale, Valentina Camen individua tre azioni pratiche:

1. smettere di intrattenerlo: quando è in difficoltà o vive un momento di stallo, occorre evitare di correre a proporgli subito soluzioni o intrattenimento. Lasciare invece che il vuoto e la noia generino un pensiero autonomo: è proprio in quel momento che si crea il terreno per lo sviluppo della sua indipendenza;

2. premiare lo sforzo e il percorso, non il voto, spostando l’attenzione dal risultato finale all’impegno profuso. Invece di complimentarsi solo quando tutto gli riesce facile con un “sei bravo”, occorrerebbe evidenziare la sua capacità di resistere: “Sono fiero di come sei rimasto lì e non hai mollato, anche quando volevi rinunciare.” Per la Camen, è focalizzandosi sul processo che si allena una vera resilienza.

3. accompagnarlo nella fatica: stare nella difficoltà non significa lasciare il ragazzo completamente solo o abbandonato a se stesso, ma  vuol dire fargli sentire la propria presenza e fiducia senza sostituirsi a lui. La cosa opportuna è quella di mostrarsi fermo dicendogli: “So che è dura, ma bisogna fare questa cosa.”

La counseling familiare conclude dando un prezioso consiglio: “Sii per lui uno specchio di fiducia, non il suo “risolutore” automatico”.




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