Liguria

Genova si riprende le sue torri: riaprono Grimaldina e Porta Soprana. Obiettivo rendere visitabile Torre Embriaci

Genova. Svettano sui tetti della città e da secoli sono le testimoni silenziose dei grandi cambiamenti urbani che si sono susseguiti uno dopo l’altro ai loro piedi, evitando però il destino “cannibale” a cui sono andare incontro decine di “sorelle”, abbattute, inglobate, dimezzate e dimenticate nella millenaria storia della città. Sono le torri medievali di Genova, che ancora costellano il nostro centro storico e che nei prossimi mesi vedranno dischiudersi una rinnovata vita.

Torre Grimaldina

La prima pronta a tornare visitabile è la Torre Grimaldina, che svetta sui tetti di Palazzo Ducale. Chiamata anticamente Torre del Popolo, rappresenta uno dei simboli più arcaici e stratificati del potere genovese. La sua costruzione risale alla fine del tredicesimo secolo, quando i Capitani del Popolo acquistarono il palazzo di Alberto Fieschi per farne la sede delle istituzioni cittadine. E la torre era il simbolo del potere comunale rispetto a quello delle grandi famiglie che componevano l’oligarchia genovese. Tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo divenne un carcere, con la famosa cella campanaria e, a scendere, le altre celle segrete. Questi ambienti angusti sono celebri non solo per la loro asprezza, ma soprattutto per le testimonianze umane che conservano. Sulle pareti delle celle sono ancora oggi visibili graffiti, disegni di navi, simboli religiosi e messaggi di disperazione incisi dai prigionieri nel corso dei secoli. Tra le mura della Grimaldina sono passati personaggi illustri della storia e dell’arte, come il pittore Domenico Fiasella, il patriota Jacopo Ruffini e il celebre violinista Niccolò Paganini.

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Oggi, i restauri, attivati con i finanziamenti del Pnrr, sono in dirittura di arrivo ed entro la primavera sarà riaperta alle visite all’interno del circuito museale della città, pronta a riprendersi il suo ruolo di uno dei luoghi più affascinanti e simbolici per la storia della nostra città. La riapertura è inserita all’interno della rassegna culturale del Comune di Genova intitolata “Trasformazioni Urbane”.

Porta Soprana

Nel corso del 2026, probabilmente entro l’autunno, saranno riaperte anche le due torri di Porta Soprana, anche in questo caso chiuse da diversi anni a causa dei lavori di restauro e messa in sicurezza. Conosciuta anche come porta di Sant’Andrea è stata realizzata, nella sua forma attuale, durante l’edificazione della terza cinta di mura cittadine, nota come le Mura del Barbarossa, perchè edificate proprio per fermare le mire espansionistiche di Federico I di Svevia, imperatore dei romani e re d’Italia. Un compito e un destino inciso sul marmo: “Sum munita viris, muris circundata miris. Et virtute mea pello procul hostica tela. Si pacem portas, licet has tibi tangere portas; Si bellum queres, tristis victusque recedes“, come riporta la targa visibile appena varcata la soglia.

Gli ultimi restauri sono di fatto terminati, ha confermato l’assessora alla cultura Giacomo Montanari, e nei prossimi mesi sarà completati tutti gli ultimi passaggi burocratici necessari per inserirla nuovamente nei percorsi di visita, magari con una integrazione più strutturata con l’offerta museale e storica della città.

Torre Embriaci

E poi Torre Embriaci, il colosso in pietra bugnata risalente al XII secolo, attribuita erroneamente alla famiglia di Guglielmo, lo storico condottiero genovese – soprannominato Testa di Maglio – protagonista della presa di Gerusalemme, avvenuta durante la prima crociata, risolta proprio dalla costruzioni di torri d’assedio, con il legno ricavato dalle galee genovesi. Secondo diversi studi storici in realtà la torre sarebbe stata costruita dalla famiglia Castro, poi Castello, comunque imparentati con gli Embriaci, e fu risparmiata dal taglio delle torri cittadine, oltre sessanta all’epoca, imposta dal podestà a fine del XII secolo.

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Oggi la torre, uno dei simboli della potenza militare genovese dei tempi che furono, è nel limbo della burocrazia: l’acquisizione a titolo gratuito votato dal Consiglio comunale nel 2023 non è ancora stata definita e terminata, e i tempi per una sua messa “a sistema” all’interno di un percorso archeologico potrebbero essere ancora lunghi.  “Ci sono molti aspetti anche da valutare – ha confermato l’assessore Montanari – dal punto di vista strutturale e dal punto di vista delle normative. Si tratta di un edificio fondamentale per la storia della città e la nostra intenzione è quella di trovare un modo per aprirla al pubblico, e farla tornare finalmente nelle mani dei genovesi“.




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