Sardegna

Gene Gnocchi: “Vivo per far ridere la gente, l’affetto mi gratifica” – Cagliaripad.it

Le risate piovono. A tratti di pancia e a tratti abbozzate, come un sorriso che si apre. Anche lui, Gene Gnocchi, abbozza quel sorriso. Suggerisce un benessere di contesto: lo star bene in compagnia delle persone.

Ed è evidente che in Sardegna ci stia bene. Ci torna spesso, volentieri, non solo per gli spettacoli. Da 7 anni è accompagnato nella scrittura da un ragazzo sardo, Luca Fois, formazione a San Gavino Monreale e poi, verso il Continente, a conquistare prima la platea di Twitter, quindi Crozza.

Insieme in un crescendo di programmi televisivi, da Mediaset alla Rai. Fino ai palchi di tutta l’Italia. Fino alle risate della gente. Quelle vere, per il suo sconcerto rock.

Quanto la influenza ciò che accade nel mondo nel portare poi in scena vizi e virtù delle persone? 

Il mondo influenza sempre, continuamente. È talmente pieno di sorprese, che se uno fa il mio lavoro deve per forza prendere spunto. Ognuno deve poi scegliere che taglio dare alla satira. Però quello che succede giornalmente deve essere materiale utilizzabile.

Com’è cambiata la comicità negli anni?

Sicuramente il politicamente corretto non ha frenato tanto quello che si dice. Ma rispetto a prima c’è una maggiore attenzione alle cose che vengono dette. Per cui se uno fa una battuta deve stare attento, e pensare a chi si può offendere, che ripercussioni può avere, che fastidio può dare. Il pubblico dei social è molto incline a questi giudizi sommari che poi portano a dover dire “chi me lo fa fare?”.

Le è capitato di far arrabbiare qualcuno?

So tanti che si arrabbiano. Non mi viene detto direttamente, ma per interposta persona. Ad esempio i politici fan finta di divertirsi, ma si arrabbiano come delle iene. A nessuno di loro piace esser preso in giro. So che c’è qualcuno che non gradisce. Ma è lo scopo del nostro lavoro.

Di recente ha dichiarato che non le dispiacerebbe ritornare a lavorare con la Gialappa’s Band. Ha avuto modo di seguirli negli ultimi anni e come ha trovato il loro ritorno in tv?

Intanto mi piace quello che stanno facendo. Fanno un lavoro di ottimo livello e sono bravi nello scoprire talenti. A me piacerebbe tornare, sono amici. Ci sentiamo spesso. Mi sarebbe piaciuto portare il personaggio del padre di Damiano dei Maneskin. Ho chiesto a Giorgio (Gherarducci) se ci fosse la possibilità, gli ho detto che mi sarebbe piaciuto fare qualcosa. Purtroppo erano al completo e non è stato finora possibile.

Il teatro quanto la impegna e quanto le piace?

La televisione ti aiuta, ti dà una mano a farti seguire. Ma il teatro è il nostro lavoro. È l’essenza del nostro lavoro. Cercare di dare il meglio, proseguire il rapporto col pubblico. Io vivo per questo, farò sempre sempre. Anche se dovessero esserci 30 persone o mille. Il nostro lavoro è cercare di far ridere la gente.

Il pubblico che tipo di riscontro le dà? Le è mai capitato che qualcuno che le abbia espresso gratitudine per avergli cambiato la giornata?

Questo capita, ed è molto gratificante. C’è gente che ti guarda alla televisione, poi viene ad uno spettacolo dal vivo e ti dice “non la conoscevo sotto questo aspetto. Mi ha colpito molto”. Questo gratifica parecchio.

Da diversi anni collabora con un ragazzo sardo, Luca Fois. Come si trova con lui?

Sono 7 anni che lavoriamo insieme. Abbiamo fatto DiMartedì con Floris, abbiamo fatto Porro, Citofonare Rai2. Stiamo lavorando ad uno spettacolo nuovo che ha debuttato al Teatro Parenti di Milano e che è andato molto bene. Adesso faremo un tour invernale. Ci piacerebbe fare un programma sportivo. Anche lui si intende di calcio, io ho sempre bazzicato nel calcio e ci ho giocato. L’idea è di fare un programma così, in qualunque emittente.

C’è un nuovo Gene Gnocchi? O un comico per cui stravede?

Stravede, no. Ci sono dei comici che magari hanno un timbro che mi incuriosisce. Tipo Valerio Lundini. Ha un imprinting che si avvicina un po’ a quello che penso io della comicità: un po’ assurda, un po’ surreale.

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