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Gaza, un morto in attacco aereo israeliano. Neonato muore assiderato

La tregua entrata in vigore nella Striscia di Gaza il 10 ottobre continua a mostrare tutta la sua fragilità. Nelle ultime ore un attacco aereo israeliano ha colpito la parte occidentale di Gaza City, sul lato controllato da Hamas della linea del cessate il fuoco, provocando almeno un morto secondo quanto riferito dai media palestinesi. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno spiegato di aver avviato la demolizione di infrastrutture riconducibili a Hamas nelle aree della Striscia sotto controllo israeliano, un’operazione che rientrerebbe negli impegni assunti nel quadro della tregua, che prevede la distruzione di tunnel e siti operativi del gruppo islamista.

Sul piano umanitario, il quadro resta drammatico. Le Nazioni Unite segnalano che, nonostante la sospensione delle ostilità su larga scala, i livelli di malnutrizione infantile nella Striscia restano elevati. L’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, ha chiesto che le sia consentito di riprendere il lavoro di soccorso “a piena capacità” per assistere i bambini “che affrontano enormi difficoltà”, tra guerra, sfollamento e carenze alimentari. Israele continua infatti a limitare severamente l’ingresso degli aiuti umanitari, una situazione che ha portato lo scorso agosto la Classificazione integrata della sicurezza alimentare (Ipc), sostenuta dall’Onu, a confermare la presenza di una carestia in alcune aree dell’enclave.

Il freddo invernale sta aggravando ulteriormente l’emergenza. A Khan Younis, nel sud della Striscia, un neonato di appena due settimane, Muhammad Khalil Abu al-Khair, è morto per ipotermia. La notizia, diffusa dal ministero della Salute di Gaza, è stata confermata da Ramiz Alakbarov, vice coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente. “Il freddo sta diventando letale”, ha denunciato Alakbarov da Gerusalemme, sottolineando come migliaia di sfollati vivano in tende e rifugi inadeguati, a fronte delle restrizioni sugli aiuti e sui materiali essenziali.

In questo contesto di instabilità sul terreno, la diplomazia prova a tenere aperti canali di dialogo. In Aula, nel corso delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato il ruolo dell’Italia nello scenario mediorientale. L’invito a partecipare al Summit di Manama come ospiti d’onore, ha spiegato, rappresenta “un riconoscimento dell’impegno fondamentale che l’Italia ha dimostrato negli sforzi per riportare la pace a Gaza”. Un apprezzamento che, secondo Meloni, arriva dagli Stati Uniti – anche per il lavoro svolto negli anni dai Carabinieri nella formazione delle forze di sicurezza palestinesi – e da Israele, che vede in Roma “un partner affidabile” capace di richiamare “le responsabilità di Hamas nel conflitto, a partire dall’efferato attacco del 7 ottobre 2023”.

Ma il ruolo italiano, ha aggiunto la premier, è riconosciuto anche dalla leadership palestinese. Pochi giorni fa Meloni ha incontrato a Roma il presidente Abu Mazen per la seconda volta in poco più di un mese. Il leader dell’Autorità nazionale palestinese avrebbe chiesto un impegno italiano “forte e ambizioso” per accompagnare i passaggi necessari a definire il piano di pace proposto dagli Stati Uniti e sottoscritto dai principali attori regionali. “L’Italia non deve sottrarsi a questo impegno”, ha concluso Meloni, “in un momento tanto decisivo”.


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