Società

Gaza, chi sono gli operatori umanitari uccisi nel raid

Provenivano dal Regno Unito, dall’Australia, dalla Polonia, dalla Palestina e uno aveva doppia nazionalità americana e canadese. Sette operatori umanitari che lavoravano con la World Central Kitchen sono stati uccisi in un attacco aereo israeliano mentre, come ha spiegato l’ente di beneficenza che presta il suo aiuto per alleviare la carestia a Gaza, viaggiavano verso Deir al-Balah a bordo di due auto blindate, con il logo della World Central Kitchen, in «una zona senza scontri».

«Nonostante il coordinamento dei movimenti con l’esercito israeliano», spiega la Ong, «il convoglio è stato colpito mentre lasciava il magazzino di Deir al-Balah, dove la squadra aveva scaricato più di 100 tonnellate di aiuti alimentari umanitari portati a Gaza lungo la rotta marittima». La Ong ha già sospeso le sue operazioni nella regione: «Prenderemo decisioni sul futuro del nostro lavoro presto».

«Questo non è solo un attacco alla World Central Kitchen», ha commentato Erin Gore, Ceo della Ong. «È un attacco alle organizzazioni umanitarie che lavorano nelle situazioni più terribili, quando il cibo viene utilizzato come arma di guerra. Ciò è imperdonabile». E ancora: «Ho il cuore spezzato e sconvolto dal fatto che noi – World Central Kitchen e il mondo – abbiamo perso delle vite meravigliose, oggi, a causa di un attacco mirato da parte dell’Idf. L’amore che mettevano nel nutrire le persone, la determinazione che incarnavano nel dimostrare che l’umanità è al di sopra di ogni cosa, e l’impatto che hanno avuto su innumerevoli vite saranno ricordati e apprezzati per sempre».

L’esercito israeliano ha espresso «sincero dolore» per la morte dei sette operatori umanitari, ma non ha voluto assumersene la responsabilità. Il portavoce militare israeliano, il contrammiraglio Daniel Hagari , ha detto che saranno fatte indagini sull’incidente, e ha detto di aver parlato con il fondatore della World Central Kitchen, lo chef José Andrés, e ha espresso le sue più sentite condoglianze. «Esprimiamo anche sincero dolore alle nazioni alleate che hanno fatto e continuano a fare così tanto per assistere i bisognosi», ha affermato nella sua dichiarazione.

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Chi sono le vittime

Il premier australiano Anthony Albanese ha confermato la notizia della morte di Lalzawmi «Zomi» Frankcom, volontaria 43enne che operava ormai da cinque anni per la World Central Kitchen, con cui aveva lavorato anche a Bangkok e negli Stati Uniti. Laureata alla Swinburne University of Technology di Melbourne in scienze psicologiche, per oltre 8 anni, in passato, aveva lavorato per la Commonwealth Bank. Secondo quanto riferito alla Cnn da fonti mediche dell’ospedale Al Aqsa Martyrs (dove sono stati portati i corpi degli operatori umanitari), tra le vittime c’è anche Saif Issam Abu-Taha, un autista e traduttore palestinese. Il sindaco della città polacca di Przemyśl, Wojciech Bakun, avrebbe confermato la morte di Damian Soból, 36 anni: lavorava in cucina e sull’account Facebook di World Central Kitchen compare in un video di un mese fa, insieme allo chef Oli.




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