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Gaza, Al Jazeera: almeno 24 morti in raid Idf dall’alba

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Dall’alba di oggi le forze israeliane hanno ucciso almeno 24 palestinesi a Gaza, tra cui cinque bambini e cinque richiedenti aiuti:

Deturpato a Tel Aviv striscione dei familiari degli ostaggi

Uno striscione appeso su un ponte di Tel Aviv che chiedeva il rilascio degli ostaggi israeliani a Gaza è stato deturpato da graffiti che denunciano gli “assassini di sinistra degli ebrei”, lo riporta l’emittente pubblica Kan. Lo striscione, appeso su un ponte che domina il fiume Yarkon, invitava all’attivismo “finché non verrà liberato l’ultimo ostaggio”. “Le famiglie degli ostaggi hanno accolto la notizia con profondo shock. Gli ostaggi non sono uno strumento politico”, ha affermato l’Hostages and missing families forum, che rappresenta i parenti della maggior parte degli ostaggi tenuti prigionieri da Hamas a Gaza.

Guerra a Gaza, l’ondata silenziosa di disertori che allarma l’esercito israeliano

Roberto Bongiornidal nostro inviato Roberto Bongiorni

 Un soldato israeliano punta la sua arma durante un raid nel campo profughi di Balata, a est della città di Nablus, nella Cisgiordania occupata, l'11 agosto 2025

GERUSALEMME – Sono tanti. Troppi. E presto potrebbero essere ancora di più. L’immagine di un Paese spaccato, pericolosamente in bilico, si coglie anche guardando i numeri telefonici che scorrono sullo smartphone di Ishai Menuchin. Sono i soldati riservisti che si rivolgono a questo ex tenente di fanteria, 67 anni, e al suo staff, per chiedere consigli su come diventare refusenik: ovvero, coloro che sfidano l’autorità di uno degli eserciti più potenti del mondo e si rifiutano di combattere nella Striscia di Gaza, ma anche in Cisgiordania, per motivi ideologici.

La loro disobbedienza fa clamore, grida all’ingiustizia e dà voce alle sofferenze dei palestinesi. Quella di chi non risponde alla chiamata per ragioni personali è invece più silenziosa, ma molto più numerosa. È un’emorragia che rischia di compromettere le future operazioni militari.

Realizzato sogno Ahmed

Ha perso entrambe le gambe sotto i bombardamenti a Gaza – dove si trova ancora parte della sua famiglia – e, giunto in Italia attraverso un corridoio umanitario, il suo sogno era quello di vedere per la prima volta il mare. Protagonista della vicenda, un bimbo palestinese di 5 anni – Ahmed – in cura a Bologna dove seguito dai medici volontari “Sanitari per Gaza” e del gruppo “Bologna per Gaza-Volontari in rete” sta imparando di nuovo a camminare con protesi temporanee. Attraverso l’impegno del gruppo felsineo, di Alessia Arcolaci giornalista di “Vanity Fair” e “Domani”, originaria di Cervia e dell’assessora alla Pace del comune ravennate, Michela Brunelli, il desiderio del piccolo si è avverato. Il bambino e i suoi famigliari seguiti dalla giornalista e da alcuni volontari, spiegano dal Comune di Cervia in una nota, “sono stati ospiti dell’hotel Al Faro a Borgomarina e hanno trascorso le giornate nella spiaggia attrezzata del Bagno Sorriso”.


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