Economia

Gas, lo shock diventa strutturale: salgono i prezzi nel lungo periodo


La crisi in Medio Oriente non sta più influenzando solo i prezzi spot di gas ed elettricità. Sta cambiando anche le aspettative dei mercati per i prossimi anni. E questo, per un sistema energetico come quello europeo, è un passaggio cruciale. Secondo un’analisi di Pexapark, il punto di svolta arriva con gli attacchi alle infrastrutture del Gnl, in particolare nel grande hub di Ras Laffan, in Qatar. Finora le tensioni avevano colpito soprattutto i flussi – cioè il trasporto delle materie prime, a partire dal passaggio nello Stretto di Hormuz. Ora, invece, il rischio riguarda direttamente l’offerta: una parte della capacità di liquefazione potrebbe restare fuori servizio per anni.

Il segnale più chiaro arriva dalla curva forward, cioè la “mappa” dei prezzi attesi tra uno, due o cinque anni per gas ed elettricità, su cui si basano molte decisioni industriali e finanziarie. Nella prima fase del conflitto, i rialzi avevano riguardato soprattutto il breve periodo (2026-2027), mentre le scadenze più lontane restavano stabili. Oggi non è più così: gli acquisti si stanno spostando anche sui contratti 2028 e 2029, segnalando il timore di una scarsità non temporanea, ma strutturale.

Il movimento si trasmette direttamente all’elettricità. In Europa il prezzo della luce è spesso determinato dalle centrali a gas: quando il gas sale, sale anche l’elettricità. È il cosiddetto prezzo marginale, il meccanismo per cui l’impianto più costoso necessario a soddisfare la domanda fissa il prezzo per tutti. Le conseguenze riguardano anche i Ppa (Power Purchase Agreement), i contratti di lungo periodo tra produttori di energia rinnovabile e grandi consumatori. Se il mercato si aspetta prezzi più alti nei prossimi anni, il valore di questi contratti aumenta. Ma non in modo uniforme.

Nei Paesi con mercati forward liquidi, come la Germania – cioè con scambi sufficienti a garantire prezzi affidabili anche sul lungo periodo – l’effetto è più graduale. Le quotazioni lontane nel tempo si muovono meno e attenuano gli shock. Dove invece la visibilità si ferma a pochi anni, due o tre al massimo, come nel Regno Unito, l’impatto è più diretto: i prezzi di breve e medio termine vengono proiettati in avanti, amplificando i rialzi. È già visibile: nel Regno Unito il valore di riferimento di un Ppa solare a dieci anni è salito di circa il 19% dall’inizio della crisi.

Questo non si traduce però in più accordi. Al contrario, il mercato resta cauto: i compratori evitano di fissare prezzi in una fase di forte volatilità, mentre i costi delle rinnovabili aumentano, perché tutta la filiera – dai materiali al trasporto – è esposta all’energia.

C’è poi un altro effetto, più favorevole: quello sui sistemi di accumulo (Bess). Questi impianti beneficiano della volatilità, comprando energia quando costa meno e rivendendola quando i prezzi salgono. Più ampi sono gli sbalzi, maggiori sono le opportunità di ricavo. E quando cambiano le aspettative, cambiano anche gli investimenti.


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