Trentino Alto Adige/Suedtirol

Galateo: “Serve una generazione davvero bilingue”

Dai saldi alle dinamiche tra fondovalle e città, fino al tema delicatissimo dei rapporti tra gruppi linguistici e alla proporzionale etnica: il vicepresidente della Provincia autonoma di Bolzano Marco Galateoaffronta, senza girarci attorno, alcune delle questioni più calde del momento. Al centro anche la convivenza politica con l’Svp, il ruolo delle istituzioni e una riflessione sul disagio sociale che attraversa il territorio, tra sicurezza, casa e giovani che se ne vanno.

Partiamo dalla questione dei saldi: perché non si può attuare subito una delega per la città di Bolzano in modo che si possa regolare in modo autonomo?

Prima di tutto la competenza è della Camera di Commercio e non tutte le categorie sono ugualmente rappresentate. Quelle di Bolzano, poi, non lo sono in modo adeguato. Il commerciante delle zone turistiche pensa di avere il turista e di fargli pagare il prezzo pieno finché c’è. Secondo me commette due errori: calcola solo la marginalità sul singolo prodotto, mentre tutto il sistema viene bombardato con le iniziative del resto d’Italia. Cosa succede? A mio parere che il consumatore sospende l’acquisto e lo fa a casa. Forse. I dati, infatti, ci dicono che chi è in vacanza è più portato a spendere ed è più predisposto alla spesa di beni non di prima necessità. Quindi poi, a casa sua, quel prodotto non lo compra proprio perché ormai pensa ad altro. Perdiamo così una fascia importante di commercio stimolato dall’emotività.

D’accordo ma allora perché non sganciare ancora di più Bolzano lasciando alle zone turistiche la loro peculiarità?

I commercianti delle zone turistiche pensano che se Bolzano è libera i turisti scenderanno per comprare in città. Tendenzialmente, però, i dati ci dicono che la molla emotiva per venire nel capoluogo non è quella dello shopping e quando vengono in fondovalle spendono per altro, per esempio i ristoranti. Se vado a sciare in Val Gardena non vengo a Bolzano per una giornata dedicata agli acquisti. Così, a mio parere, stiamo perdendo ulteriori fette importanti di mercato.

C’è poi un altro fattore da considerare..:.

Quale?

Gli alberghi hanno un livello sempre più elevato dell’offerta: oggi sempre più albergatori tendono a “sequestrare” il turista anche con mini shop interni (alimentare, vestiario, gioielleria). In questo caso andrebbe fatta un’analisi di mercato anche su quanto questo incida sul volume di acquisto al di fuori delle strutture. Tutto questo sommato comporta una perdita secondo me sensibile di opportunità di mercato su questi 33 milioni di turisti che arrivano in Alto Adige

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La competenza è della giunta camerale dove Bolzano è rappresentata poco e non in modo così efficace. Mi scusi ma lei fino a dove può arrivare veramente, visto che ritiene che si stiano perdendo occasioni di mercato?

Io posso arrivare a una forte sensibilizzazione sulla differenza tra fondovalle e capoluogo. La Camera di Commercio con la sua giunta camerale potrebbe già adesso deliberare una regolamentazione per il fondovalle. In ogni caso con il cambiamento della norma che ora consente l’allestimento di tre giorni prima della partenza nelle vetrine di fatto siamo arrivati a poter fare il saldo tout court tre giorni prima. Bisogna vedere se questo margine si può portare a cinque giorni. Potrebbe quasi essere risolutivo come meccanismo, almeno per Bolzano e Merano.

Con la faccenda del disagio italiano superato si è creato da solo una bella patata bollente da gestire…

Guardi, il senso era più logico che forzato. Nel 2025 la riscrittura dello Statuto di Autonomia è la prima picconata al muro con un coinvolgimento del gruppo italiano che non avevamo mai avuto in questa misura. In questo senso vedo un disagio iniziare a creparsi per come lo abbiamo sempre inteso. Sa cosa noto di preoccupante invece?

Cosa?

Che c’è una volontà precisa della scuola tedesca di chiudersi e separare i mondi da quello italiano. Persino messa nero su bianco in alcune circostanze. Il fatto che il gruppo italiano al censimento cresca dello 0,3% ha mandato in allarme il mondo tedesco. Hanno paura di sparire: ecco, quello è il disagio dei tedeschi. Lo si percepisce leggendo con attenzione anche la stampa tedesca. Io credo che dobbiamo concentrarci di più su temi di tutti come sicurezza, casa e giovani che se ne vanno. Sono convinti di trovare una migliore qualità della vita andandosene, ma non so se sia poi vero.

Potrebbero trovare realtà dove accedere a posti apicali non sia predeterminato da quote percentuali etniche…

Ho chiesto di avere una tabella per capire quanti italiani e tedeschi ci siano per fascia di impiego pubblico. Voglio capire i livelli contrattuali dei gruppi linguistici. Spero me la facciano avere entro questa consigliatura. Sarebbe un’analisi davvero interessante per ragionare su questo aspetto. Voglio capire se è vero che gli italiani hanno più impieghi basilari e i tedeschi apicali, come sento spesso dire.

Veniamo alla pietra angolare: cosa pensa della Proporzionale Etnica?

La Proporzionale Etnica nasceva per tutelare il gruppo tedesco ed è oggi l’ultimo appiglio per gli italiani. Va anche detto che se la togliessimo e valutassimo le competenze, chi parla due lingue avrebbe già una competenza in più, quindi non è sempre una dicotomia esatta quella tra proporzionale e competenza, anche se è certamente un tema. La sfida, a mio parere, è creare una generazione veramente bilingue e superare de facto questa complessità.

Senta, governare con l’Svp è come se l’era immaginato?

Ho sempre pensato che il vicepresidente italiano venisse visto come una voce abbastanza ininfluente e subalterna. Devo dire la verità: invece trovo grande rispetto per quello che diciamo io e il collega Christian Bianchi. Forse c’entra anche che con due WhatsApp paro con il Presidente del Consiglio. Posso farle un esempio di questa attenzione ai nostri temi?

Deve…

A inizio legislatura avevo chiesto al presidente Arno Kompatscher di investire di più in scuola e cultura italiana, tenendo questo aspetto fuori dal confronto delle trattative. Ci siamo detti di voler costruire un percorso nuovo dove agli italiani viene dato qualcosa perché ne hanno diritto naturalmente e non perché concesso.

Da assessore abbiamo trasformato questo concetto ideologico in proposte di progetto. Da quando ci sono io il bilancio di cultura e scuola è il più alto di sempre. Ci sono 120 insegnanti in più in organico e sono un grande investimento.

Nella cultura ci ha consentito di fare il fondo “Storie Italiane”, specifico e destinato alle associazioni italiane: una traccia della loro storia. Le associazioni sono aiutate a produrre pubblicazioni editoriali, video o un archivio digitale per raccontare la loro storia. C’è un bando che stiamo ripetendo anche quest’anno e le associazioni sanno che possono fare questo lavoro. Non è poco, perché la memoria collettiva crea nuova vicinanza.

Non crede che questa tendenza al compromesso possa, in realtà, compromettere la sua forza elettorale? Di diventare il “Galateo rabbonito dalla poltrona”?

Ho una certa esperienza politica. Da militante del 2001 so che il cambio da leader di opposizione a massima carica del territorio impone di fare uno switch istituzionale. Rimango un uomo del popolo che vive vicino a piazza Matteotti e sta con la gente. Poi mi rendo conto che essere al governo impone un passaggio dalla denuncia al provare a risolvere i problemi: un cambio lo devi fare per forza. La gente ci chiede di occuparci dei problemi e di risolverli.

Per il resto, in politica siamo sempre tutti temporanei. Mi preoccupa di più l’astensionismo, perché molti hanno perso fiducia. Soprattutto di due fasce.

Quali?

Il ceto molto basso, perché chi governa cambia poco e invece le cose cambiano. L’altra fetta di astensione che cresce molto è però il ceto medio. In Alto Adige chi ha un reddito di 80.000 euro viene percepito come ricco, ma finisce in realtà tagliato fuori da qualsiasi contributo e welfare. Per assurdo quella fetta vive con più preoccupazioni di una fetta che guadagna di meno.

L’esempio è pratico: nel condominio promiscuo Ipes-privato di via Milano c’è chi paga di affitto 140 euro al mese e il vicino 1.300 euro al mese. Questo non funziona. Non possiamo lavorare sul prezzo di mercato ma possiamo farlo sulle costruzioni agevolate. Una giovane coppia con 70-80.000 euro ha grandi difficoltà. Finisce che potrebbe trasferirsi.

Queste situazioni mi preoccupano tanto perché sono di fatto abbandonate al sistema. Si stanno scollando e sono anche giovani. Finisce che noi incentiviamo ad andarsene chi comincia a guadagnare, portando qui chi si appoggia a forti contribuzioni. È un disequilibrio.

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“Galateo non vede l’ora di andare a Roma”. Cosa pensa quando lo dicono?

Beh, andare a Roma è sempre molto bello e di solito incontro Giorgia Meloni quindi è vero.

Dai…

Ma sa, prima di tutto bisogna capire quando mai il partito mi ha chiesto di candidarmi alle politiche. Io sono cresciuto dentro i partiti e sono uomo di partito.

D’accordo ma ci sarà spazio anche per esprimere un suo desiderio o una sua aspirazione.

Io da ragazzo volevo fare il Presidente della Repubblica, quindi sono sempre stato ambizioso, diciamo. Sono ovviamente contento del ruolo che ricopro e delle responsabilità che ne conseguono. Al tempo stesso per me è prioritario non perdere mai il contatto con la gente.

A proposito di Meloni: in chiusura, se dovesse scegliere una sola qualità della premier quale sarebbe?

L’essere molto critica con se stessa. Quello che secondo me ne determina il successo è la costante ricerca di migliorarsi. Lei compete con se stessa e non con gli altri: penso che sia la mentalità che fa la differenza. I veri campioni competono sempre con loro stessi e non con gli altri. Il confronto con gli altri esiste ed è ovvio, ma diventa mezzo per migliorarsi e non origine o fine di ogni azione. Giorgia è rimasta attaccata sempre ai suoi valori e al suo metodo pur evolvendo. Era così, è così e sarà così. Potersi rapportare con lei significa rispondere a chi chiede massima precisione e attenzione, ma è anche uno stimolo straordinario e continuo.

✍️ Alan Conti







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