Cultura

Gaia Banfi svela due nuovi brani: ascolta “Al suo riposo” e “In Luce”

Credit: Gloria Capirossi

Una fine che illumina e sublima ciò che è stato, che si fa sacra nel canto e nella visione di qualcosa che non torna più e, per questo, diventa unica e irripetibile.

“Al suo riposo” e “In luce” sono i due nuovi brani di Gaia Banfi che escono in digitale e in vinile per Trovarobato. Entrambi sono contenuti nel nuovo CD de “La Maccaia”, presto disponibile.

Scritti, composti e prodotti dalla cantautrice, arrivano dopo il suo disco-rivelazione “La Maccaia”, considerato dal pubblico e dai media uno dei migliori album italiani del 2025. Due brani che sono uno l’epilogo dell’altro ed entrambi l’epilogo del percorso iniziato con l’album uscito la scorsa primavera.

Con il suo timbro arioso al centro di un mondo in cui la canzone d’autore si intreccia a influenze elettroniche e suoni distorti, e dove la voce viene usata come strumento musicale e di produzione sonora, Gaia Banfi ci trasporta nella malinconia luminosa di due canzoni sul concetto della vita che riposa.

Una parte profondissima della mia intimità è entrata ne La Maccaia e, come scelta consapevole, ho deciso di portare questa dimensione allo scoperto. Ma cosa succede dopo che il nostro mondo, racchiuso in un album o nell’esperienza di un concerto, diventa di tutte e tutti? Qual è l’orizzonte che ho osservato, e da quale prospettiva l’ho guardato? Cosa ha visto il pubblico e che cosa vedo io? La Maccaia ha vissuto, e anche quel che sono stata io durante La Maccaia ha vissuto. Penso a chi mi ascolta e penso a quando va via. – dice Gaia Banfi. Quando tutto somiglia a un teatro vuoto, quando tutti se ne vanno e resto sola, cosa rimane?

“Al suo riposo” segue proprio il lento manifestarsi dell’amarezza che resta quando si scopre che qualcosa ha esaurito il suo corso. Una ballad non convenzionale, con una melodia e un’armonia che si sviluppano in maniera distesa e dilatata lungo tutta la sua durata, come a dare il giusto peso a ogni suono e parola. In questa cornice prende forma “In Luce”, dove la voce e il suono sporco di un organo – ottenuto con una tastiera degli anni ’70, unico strumento rimasto della vita musicale di mio padre, racconta Gaia – hanno bisogno di stare da soli per richiamare l’attenzione sul testo e sull’immagine della morte intesa come paesaggio emotivo, come visione interiore, viaggio e riposo, fino a una coda strumentale che libera i pensieri per far spazio a un rilascio positivo.


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