Marche

Fusione Atenei, la proposta del rettore Quagliarini (Univpm) e quelle Università che difendono solo le poltrone. IL FONDO DEL DIRETTORE DEL CORRIERE ADRIATICO


Uno pensa: sono rettori, quindi preparati, di sicuro magnifici. Li immagini in testa al plotone che mostrano la strada con la lampada di Diogene. Invece, dopo 5 giorni di imbarazzante silenzio seguito alla proposta di fondere le 4 Università regionali in una sola – lanciata venerdì dall’ingegnere Enrico Quagliarini, neo rettore della Politecnica – i nostri eroi si sono svegliati dal letargo, e dalla grotta Guattari (quella dove l’uomo di Neanderthal riuscì a capire come accendere il fuoco) hanno fustigato la fuga in avanti dell’acerbo collega.

In sintesi: «La Crum – Coordinamento dei Rettori delle Università Marchigiane – (ma perché al femminile se coordinamento è maschile?) smentisce che vi sia qualunque ipotesi di fusione.

L’obiettivo condiviso è attrarre investimenti, mantenendo ogni Ateneo autonomo come presidio per il proprio territorio». Quando si dice la legge di Murphy al cubo: se una replica puoi farla male, la fai male 3 volte.

Primo: nessuno ha parlato di ipotesi, ma di una proposta del rettore che pesa di più – quasi il doppio degli iscritti di Macerata e il triplo di Camerino – nel ruolo da poco e quindi non infettato dal virus dello struzzo.

Secondo: l’irrilevanza dei nostri atenei è nei ranking e nelle carestie che li circondano – altro che presidi territoriali e investimenti da attrarre – senza appeal verso i diplomati delle altre regioni italiane e in crisi isterica appena una università telematica qualsiasi si mette in concorrenza con loro.

Terzo: la difesa del territorio non è la difesa di doppioni anacronistici, privilegi e poltrone – e difesa degli stipendi: sarà un caso che questa replica arriva dopo che li abbiamo pubblicati? – ma l’insieme di progetti e visioni, scegliere una galassia su cui credere e crescere, unendo gli sguardi per uscire dallo stereotipo dei mille borghi che ha stufato pure i borghi.

L’Emilia si è inventata e autocelebrata Silicon Valley dei Big Data. E noi? Affidarsi alla politica regionale è lanciare un bruscolino controvento. La politica è consenso, ha il coraggio di Don Abbondio: scinde gli atomi, figurarsi se accelera le aggregazioni. Almeno le imprese diano un segnale di fumo mentre tentano – loro sì – di fondersi. Serve un’idea fuori dai confini che garantisca alle Marche vita anche nel Tremila, magari con atenei vista Marte. Marziani, a patto di non ispirarsi al Pd.

*Direttore del Corriere Adriatico




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